Santissimo Corpo e Sangue di Cristo/C

moltipl.jpgDal vangelo secondo Luca (Lc 9,11b-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Breve commento

La Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, sebbene nel contenuto teologico e spirituale affondi le proprie radici nel Mistero del Giovedì Santo, presenta un’origine storica ben definita. Essa risale al XIII secolo ed è legata alla vicenda spirituale della Beata Giuliana di Retìne, priora nel Monastero di Monte Cornelio nella cittadina belga, che nel 1208 ebbe la visione mistica di una candida luna con un lato in ombra. Essa era immagine della Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del Santissimo Sacramento. Il direttore spirituale della mistica, il canonico Giovanni di Lausanne, col giudizio positivo di numerosi teologi, presentò al Vescovo di Liegi la richiesta di introdurre una festa diocesana in onore del Corpo del Signore. Il via libera arrivò nel 1246, quando la data della festa venne fissata per il giovedì dopo la Trinità. L’estensione della solennità alla Chiesa universale, invece, si ebbe nel 1264 ad opera di papa Urbano IV. Il motivo che spinse il Pontefice a fissare questa ricorrenza, fu il celebre miracolo eucaristico accaduto l’anno precedente a Bolsena. Un sacerdote boemo di passaggio nel suo pellegrinaggio verso Roma, mentre celebrava l’Eucaristia, ebbe forti dubbi sulla presenza reale di Cristo sotto le specie del Sacramento e nell’atto di spezzare l’Ostia consacrata, alcune gocce di sangue macchiarono il corporale utilizzato per la celebrazione fino a lasciare traccia anche sulle pietre dell’altare. Sia il corporale (conservato nel Duomo di Orvieto), sia le pietre dell’altare, presentano ancora i segni di quel prodigioso evento. San Tommaso d’Aquino, cantando il Mistero Eucaristico, nell’Inno composto per volontà di papa Urbano IV, afferma: “Verbum caro, panem verum verbo carnem efficit: fitque sanguis Christi merum, et si sensus deficit, ad firmandum cor sincerum sola fides sufficit” [Il Verbo fatto carne cambia con la sua parola il pane vero nella sua carne e il vino nel suo sangue, e se i sensi vengono meno, la fede basta per rassicurare un cuore sincero]. La potenza dello Spirito opera sempre di nuovo questo grande miracolo, ogni volta che la Chiesa Sposa celebra l’Eucaristia. Soffermarsi suluea-6corpuschristi senso di questa Solennità, partendo dal brano evangelico che la liturgia ci offre, vuol dire tornare a riflettere sul tesoro di grazia che il Signore – prima di compiere la sua offerta definitiva sulla Croce – ha lasciato alla sua Chiesa. Non c’è azione, preghiera ed evento più grande, per la Chiesa pellegrina nella storia, che l’Eucaristia. In Essa, Gesù non ci ha lasciato “qualcosa di sè”, ma proprio Sè Stesso e chiede ai suoi ministri di ogni epoca e latitudine di perpetuare questo grande dono. La Chiesa di ogni tempo, dunque, non è chiamata soltanto a dare il pane materiale agli uomini, ma soprattutto il Vero Pane, che è il Corpo di Cristo. Dal Corpo di Cristo Eucaristico i discepoli, entrando nella comunione di vita con il Signore, attingono sempre di nuovo la forza per camminare verso la vera Vita, quella eterna. Nel racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci, che ad una lettura immediata può far pensare all’attenzione materiale verso chi è affamato o nel bisogno, aspetto sicuramente da non sottovalutare, si coglie però – attraverso la scelta di verbi che ricordano i gesti di Gesù nell’Ultima Cena – il suo desiderio profondo: quello di offrire all’umanità un Cibo che non passa e non si esaurisce. Ogni gesto di carità e di servizio al prossimo, pure eroico e straordinario, non può mai prescindere – nella visione cristiana ed evangelica, come si può vedere dalla testimonianza concreta di tanti santi – dal legame profondo con l’Eucaristia, sacramento dell’Amore. Celebrare la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo con processioni, candele, infiorate e canti, significa riscoprire e rinnovare la fede nella presenza viva, vera, reale e sostanziale del Figlio di Dio sotto i veli del Pane e del Vino consacrati, con il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità. Immergersi umilmente e sinceramente in questo Mistero d’Amore, significa già cambiare il mondo.


Bene-dire (a cura di don Francesco Diano)

La prima comunione
Benedetto XVI presiede nel pomeriggio di sabato 15 ottobre 2005, in piazza San Pietro, lo speciale incontro di catechesi con i bambini di prima comunione, al quale partecipano oltre 150.000 persone tra fanciulli, genitori, catechisti e sacerdoti. Dopo la proclamazione della Liturgia della Parola, il Santo Padre risponde alle domande rivoltegli da sette bambini. Questi sono alcuni brani del testo del “dialogo” tra il Papa e i piccoli.

Andrea: «Caro Papa, quale ricordo hai del giorno della tua prima comunione?».

Innanzitutto vorrei dire grazie per questa festa della fede che mi offrite, per la vostra presenza e la vostra gioia. Ringrazio e saluto per l’abbraccio che ho avuto da alcuni di voi, un abbraccio che simbolicamente vale per voi tutti, naturalmente. Quanto alla domanda, mi ricordo bene del giorno della mia prima comunione. Era una bella domenica di marzo del 1936, quindi 69 anni fa. Era un giorno di sole, la chiesa molto bella, la musica, erano tante le belle cose delle quali mi ricordo. Eravamo una trentina di ragazzi e di ragazze del nostro piccolo paese, di non più di 500 abitanti. Ma nel centro dei miei ricordi gioiosi e belli sta questo pensiero – la stessa cosa è già stata detta dal vostro portavoce – che ho capito che Gesù è entrato nel mio cuore, ha fatto visita proprio a me. E con Gesù Dio stesso è con me. E che questo è un dono di amore che realmente vale più di tutto il resto che può essere dato dalla vita; e così sono stato realmente pieno di una grande gioia perché Gesù era venuto da me. E ho capito che adesso cominciava una nuova tappa della mia vita, avevo 9 anni, e che adesso era importante rimanere fedele a questo incontro, a questa Comunione. Ho promesso al Signore, per quanto potevo: «Io vorrei essere sempre con te» e l’ho pregato: «Ma sii soprattutto tu con me». E così sono andato avanti nella mia vita. Grazie a Dio, il Signore mi ha sempre preso per la mano, mi ha guidato anche in situazioni difficili. E così questa gioia della prima comunione era un inizio di un cammino fatto insieme. Spero che, anche per tutti voi, la prima comunione che avete ricevuto in quest’Anno dell’Eucaristia sia l’inizio di un’amicizia per tutta la vita con Gesù. Inizio di un cammino insieme perché andando con Gesù andiamo bene e la vita diventa buona. 

Andrea: «La mia catechista, preparandomi al giorno della mia prima comunione, mi ha detto che Gesù è presente nell’Eucaristia. Ma come? Io non lo vedo!».

Sì, non lo vediamo, ma ci sono tante cose che non vediamo e che esistono e sono essenziali. Per esempio, non vediamo la nostra ragione, tuttavia abbiamo la ragione. Non vediamo la nostra intelligenza e l’abbiamo. Non vediamo, in una parola, la nostra anima e tuttavia esiste e ne vediamo gli effetti, perché possiamo parlare, pensare, decidere, ecc… Così pure non vediamo, per esempio, la corrente elettrica, e tuttavia vediamo che esiste, vediamo questo microfono come funziona; vediamo le luci. In una parola, proprio le cose più profonde, che sostengono realmente la vita e il mondo, non le vediamo, ma possiamo vedere, sentire gli effetti. L’elettricità, la corrente non le vediamo, ma la luce la vediamo. E così via. E così anche il Signore risorto non lo vediamo con i nostri occhi, ma vediamo che dove è Gesù, gli uomini cambiano, diventano migliori. Si crea una maggiore capacità di pace, di riconciliazione, ecc… Quindi, non vediamo il Signore stesso, ma vediamo gli effetti: così possiamo capire che Gesù è presente. Come ho detto, proprio le cose invisibili sono le più profonde e importanti. Andiamo dunque incontro a questo Signore invisibile, ma forte, che ci aiuta a vivere bene.

Alessandro: «A cosa serve andare alla santa Messa e ricevere la comunione per la vita di tutti i giorni?».

Serve per trovare il centro della vita. Noi la viviamo in mezzo a tante cose. E le persone che non vanno in chiesa non sanno che a loro manca proprio Gesù. Sentono però che manca qualcosa nella loro vita. Se Dio resta assente nella mia vita, se Gesù è assente dalla mia vita, mi manca una guida, mi manca un’amicizia essenziale, mi manca anche una gioia che è importante per la vita. La forza anche di crescere come uomo, di superare i miei vizi e di maturare umanamente. Quindi, non vediamo subito l’effetto dell’essere con Gesù quando andiamo alla comunione; lo si vede col tempo. Come anche, nel corso delle settimane, degli anni, si sente sempre più l’assenza di Dio, l’assenza di Gesù. È una lacuna fondamentale e distruttiva. Potrei adesso facilmente parlare dei Paesi dove l’ateismo ha governato per anni; come ne sono risultate distrutte le anime, e anche la terra; e così possiamo vedere che è importante, anzi, direi, fondamentale, nutrirsi di Gesù nella comunione. È Lui che ci da la luce, ci offre la guida per la nostra vita, una guida della quale abbiamo bisogno.

Anna: «Caro Papa, ci puoi spiegare cosa voleva dire Gesù quando ha detto alla gente che lo seguiva: “lo sono il pane della vita?».

Allora, dobbiamo forse innanzitutto chiarire che cos’è il pane. Noi abbiamo oggi una cucina raffinata e ricca di diversissimi cibi, ma nelle situazioni più semplici il pane è il fondamento della nutrizione e se Gesù si chiama il pane della vita, il pane è, diciamo, la sigla, un’abbreviazione per tutto il nutrimento. E come abbiamo bisogno di nutrirci corporalmente per vivere, così anche lo spirito, l’anima in noi, la volontà, ha bisogno di nutrirsi. Noi, come persone umane, non abbiamo solo un corpo, ma anche un’anima; siamo persone pensanti con una volontà, un’intelligenza, e dobbiamo nutrire anche lo spirito, l’anima, perché possa maturare, perché possa realmente arrivare alla sua pienezza. E, quindi, se Gesù dice: «Io sono il pane della vita», vuol dire che Gesù stesso è questo nutrimento della nostra anima, dell’uomo interiore del quale abbiamo bisogno, perché anche l’anima deve nutrirsi. E non bastano le cose tecniche, pur tanto importanti. Abbiamo bisogno proprio di questa amicizia di Dio, che ci aiuta a prendere le decisioni giuste. Abbiamo bisogno di maturare umanamente. Con altre parole. Gesù ci nutre così che diventiamo realmente persone mature e la nostra vita diventa buona.                            

Adriano: «Santo Padre, ci hanno detto che oggi faremo l’adorazione eucaristica. Che cosa è? Come si fa? Ce lo puoi spiegare? Grazie».

Allora, che cos’è l’adorazione, come si fa, lo vedremo subito, perché tutto è ben preparato: faremo delle preghiere, dei canti, la genuflessione e siamo così davanti a Gesù. Ma, naturalmente, la tua domanda esige una risposta più profonda: non solo come fare, ma che cosa è l’adorazione. Io direi: adorazione è riconoscere che Gesù è mio Signore, che Gesù mi mostra la via da prendere, mi fa capire che vivo bene soltanto se conosco la strada indicata da Lui, solo se seguo la via che Lui mi mostra. Quindi, adorare è dire: «Gesù, io sono tuo e ti seguo nella mia vita, non vorrei mai perdere questa amicizia, questa comunione con te». Potrei anche dire che l’adorazione nella sua essenza è un abbraccio con Gesù, nel quale gli dico: «Io sono tuo e, ti prego, sii anche tu sempre con me».

(J. RATZINGER [Benedetto XVI], Imparare ad amare. Il cammino di una famiglia cristiana, Milano/Cinisello Balsamo/Città del Vaticano, San Paolo/Libreria Editrice Vaticana, 2007, 91-96).

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua dei costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Fra le tue piaghe ascondimi.
Non permettere ch’io mi separi da te.
Dal nemico maligno difendimi.
Nell’ora della morte chiamami.
E comanda che io venga a te.
Affinché ti lodi con i tuoi santi nei secoli eterni.
Così sia.

(Preghiera di S. Ignazio di Loyola)

 

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