Sant’Agostino: un’antichità sempre attuale

Antonello_da_Messina_009.jpgLa memoria liturgica di Sant’Agostino, per il nostro blog “Caritas veritatis” che prende il nome proprio da un’espressione tratta dal suo De Civitate Dei (XIX, 19), rappresenta- permettetemi l’espressione – quasi la “festa patronale”. Questo gigante della santità, della spiritualità e della dottrina si propone con un’identità profonda e attuale, anche a molti secoli di distanza dalla sua vita (354-430). Oggi, riprendendo il brano di un libro a lui dedicato, vorrei tornare con voi a riflettere sul momento decisivo della sua vita cristiana, ossia l’incontro unico e trasformante con la Verità, prima di ricevere il Battesimo a Milano per le mani di Sant’Ambrogio.

“Mentre Agostino viveva un periodo di riposo in campagna, un alto funzionario imperiale, tale Ponticiano, venne a fargli visita. Vedendo sullo scrittoio dell’Ipponate il libro delle lettere di Paolo, si congratulò con l’amico, pur ignorando completamente il suo grande travaglio spirituale. Iniziarono a dialogare di argomenti spirituali e Ponticiano accennò allo sviluppo del monachesimo iniziato da Antonio nel deserto d’Egitto e che si era diffuso in tutto il Mediterraneo, giungendo anche nella città di Milano. Agostino e il suo amico Alipio, ignorando completamente questo aspetto della vita cristiana, furono molto affascinati da questo ideale. Continuando il dialogo, Ponticiano raccontò una sua esperienza vissuta a Treviri. Due soldati della guardia imperiale, passeggiando per la città, erano entrati in una capanna poverissima. Qui per puro caso si imbatterono nel testo della Vita di Antonio, scritta da Sant’Atanasio. Incuriositi iniziarono a leggere e pian piano si sentirono trasformati nel loro intimo, tanto da lasciare la vita militare e i favori della vita imperiale, per dedicarsi completamente alla vita di Dio. Ponticiano, poi, aggiunse un dettaglio ulteriore: anche le loro fidanzate contemporaneamente decisero di consacrarsi a Dio. Commentando questo episodio Sant’Agostino scrive: «si alzano gli ignoranti e rapiscono il cielo e io, con le mie dottrine senza cuore, ecco come mi rivolto nella carne e nel sangue» (Confessiones VIII, 8,19). Questo particolare fece crollare le ultime difese. Prima egli pensava che la castità e il celibato fossero qualcosa per uomini superiori, che dall’alto delle loro speculazioni disprezzavano la carne e il mondo; ora vede che gli ultimi arrivati, rozzi e ignoranti, senza alcuna preparazione culturale, in una serata sanno apprezzare ciò che egli ha sempre desiderato, ma non ha avuto il coraggio di fare. Dopo il racconto di Ponticiano, Agostino si rifugiò nel giardino per sfogarsi in lacrime. Iniziò in lui un fortissimo combattimento spirituale, nel quale la sua debole volontà si scontrò con la dirompenza di questo nuovo ideale della perfetta continenza. Pregando e piangendo, con il cuore pieno di profondissima contrizione, l’Ipponate udì una voce fanciullesca che, canterellando, gli ripetè: «Prendi, leggi!» (VIII, 12,29). Venendogli alla mente che anche Antonio si era convertito ascoltando un brano del Vangelo nella chiesa di Alessandria d’Egitto, Agostino prese il volume delle lettere di Paolo, aprì e lesse il primo versetto che gli cadde sotto gli occhi: «non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo, e non lasciatevi prendere dai desideri della carne» (Rm 13,13-14). Questa lettura gli bastò, non ebbe bisogno di leggere oltre, perchè subito una luce entrò nel suo cuore e si dissiparono le tenebre del dubbio. A questo punto la vita di Sant’Agostino cambiò radicalmente. Nell’agosto del 386, egli compì la sua scelta definitiva di ritorno alla Chiesa cattolica, vivendo una vita completamente dedita alla Verità, nella perfetta continenza. Lasciò l’insegnamento e con sua madre, il figlio e alcuni amici intimi, si ritirò in Brianza, nella campagna di Cassiciaco, presso la villa rustica dell’amico Verecondo. In questo ritiro, Agostino trascorse il suo tempo discorrendo di filosofia, componendo opere filosofiche e soprattutto impegnandosi seriamente nel cammino spirituale e di preghiera. Qui apprezzò e visse quell’ideale di Chiesa contemplativa, l’ozio santo (otium sanctum), fatto di vita comune, di preghiera e di studio, tutto animato dall’amore per la verità (caritas veritatis)” (L. Labanca, Da figlio perduto a padre di molti: l’avventura di Sant’Agostino nella Chiesa, Lagonegro, Zaccara, 2017, 54-57).

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