Maria Addolorata: discepola, martire, madre

di Rocco De Pietro

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Crocifissione (part.), Santa Maria Antiqua, Roma, sec. VIII

Subito dopo la Festa dell’Esaltazione della Croce, che per noi cristiani è albero della Vita, trono e gloria di Cristo, la Chiesa fa memoria della Beata Vergine Addolorata. Per provare a tratteggiare la grandiosità di questa memoria liturgica dedicata alla Madonna Addolorata, occorre tentare una risalita verticale verso questo mistero, partendo da un dato puramente umano, tangibile, alla portata della nostra quotidianità. La morte di un figlio è una tragedia incommensurabile che segna l’esistenza dei genitori e soprattutto della mamma, nel cui grembo l’essere vivente si forma e dal quale dischiude gli occhi al mondo. La Legge stessa, poi, riserva un comando specifico di onorare il padre e la madre e nei Salmi ricorre più volte il riferimento al grembo materno. Il legame materno è sostanziale nella natura umana e la Scrittura ce lo ricorda più volte. Sopravvivere ad un figlio è la cosa più innaturale che possa accadere, un qualcosa di talmente atroce, tanto inaccettato che anche la lingua italiana, come altre lingue, è priva di un termine specifico per descrivere la mamma (un genitore) che ha perso un figlio, diversamente dagli altri casi dolorosi delle vicende umane, come la vedova/o o l’orfano/a. Nello scenario linguistico di alcuni Paesi europei si dibatte sull’introduzione nella lingua ufficiale di un termine che tradotto in italiano sarebbe qualcosa come “defigliata”. Mentre in letteratura troviamo qualche raro caso dell’utilizzo del termine orbo, secondo l’accezione del termine privo di qualcosa: orba del figlio. Difficile dunque, come dimostra questa stessa carenza linguistica, compenetrarci appieno nel dolore delle mamme che hanno perso un figlio! Da qui risaliamo per tentare di raggiungere, con gli occhi della fede, la significativa portata del grande dolore della Beata Vergine Maria venerata sotto il titolo di Addolorata. Stabat Mater dolorosa ai piedi della croce. Dolorosa, addolorata, angustiata, straziata, in lacrime, col la spada che anche a lei trafiggeva il cuore, come aveva profetizzato Simeone, ma nonostante ciò, non disperata. Maria ai piedi della croce, vedeva il Figlio, tormentato dai flagelli, esalare lo spirito, come ci ricorda Iacopone da Todi, ma non è caduta nella disperazione. Non è disperata Maria ai piedi della Croce, guardando il Figlio morto per amore perché risuonano ancora nei suoi orecchi le parole “non temere Maria” (Lc 1, 30) dell’angelo Gabriele al momento dell’Annunciazione, momento nel quale Maria dice un “si” totalizzante (Cfr. Lc 1,38), abbandonandosi con fiducia al progetto di Dio che, nella Croce trova il suo compimento, che da patibolo ignominioso per gli uomini, suggella la vittoria di Dio. Maria è martire nello spirito, sin dall’infanzia del Figlio col quale condividerà intimamente – nel naturale legame passionale che lega una madre ad un figlio –  entusiasmi e momenti oscuri, accoglienza e persecuzione, speranze e delusioni, e sotto la Croce avviene il momento culminante del suo martirio. In quel momento, profondamente unita al Figlio, Ella ha confermato il suo ruolo cruciale nella storia della salvezza, ricevendo la maternità dell’intera umanità e della Chiesa, come in una summa di cristologia, mariologia ed ecclesiologia. Maria, dunque, ai piedi della Croce è discepola, martire e madre, simbolo di fiducia totale in Dio. La memoria della B.V. Maria Addolorata, sia dunque momento riflessione per un rinnovato, totale abbandono al progetto che Dio ha su ognuno di noi, sia momento di apertura alla speranza, andando bel oltre la visione di Maria Addolorata come ricapitolazione di tutte mamme afflitte e sconsolate, soprattutto di quelle che hanno perso un figlio.

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A. Brando, Pietà (part.), Chiesa dell’Addolorata, Maratea, sec. XIX

Per comprendere ciò, meditiamo sulle parole del Papa emerito Benedetto XVI: “La Vergine Maria, che credette alla Parola del Signore, non perse la sua fede in Dio quando vide il suo Figlio respinto, oltraggiato e messo in croce. Rimase piuttosto accanto a Gesù, soffrendo e pregando, fino alla fine. E vide l’alba radiosa della sua Risurrezione”. (Angelus, 13 settembre 2009) e così “le lacrime versate ai piedi della Croce si sono trasformate in un sorriso che nulla ormai spegnerà” (Omelia del 14 settembre 2008). Ed ancora, con San Bernardo, riflettiamo che se Cristo è morto per noi per amore, operando in Lui un amore superiore ad ogni altro amore, nella Madre operò un amore al quale, dopo quello del Figlio, nessun altro amore può essere paragonato (cfr. San Bernardo, Discorsi nella domenica fra l’ottava dell’Assunzione). Rivolgiamo il nostro pensiero a Maria Addolorata, Madre di Gesù morto per amore e Madre nostra, in tutti i momenti difficili della nostra vita, perché anche noi abbiamo parte a quel “non temere” di Gabriele rivolto a Maria e come Maria restiamo saldi nelle promesse di Cristo. Ci piace concludere, infine, con le parole oranti del Vescovo Don Tonino Bello: “Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo esempio a non lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a portare il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l’anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo della mano di Dio. E se ci sfiora la tentazione di farla finita perché non ce la facciamo più, mettiti accanto a noi. Siediti sui nostri sconsolati marciapiedi. Ripetici parole di speranza” (tratto da Maria donna dei nostri giorni, ed. San Paolo).

 

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