pastori2Dal vangelo secondo Luca (Lc 2, 16-21)
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Breve commento

Che significa dire che Maria è la Madre di Dio? Lo sappiamo chiaramente! Maria è la Madre di Gesù, come ci raccontano i Vangeli e la fede della Chiesa da secoli. Ciò che per noi oggi è chiaro, tuttavia, causò non pochi dibattiti nella Chiesa antica. Senza voler entrare in spiegazioni troppo tecniche di teologia patristica e dogmatica, possiamo soltanto ricordare che nel V secolo, due scuole teologiche dibatterono fortemente sulla figura di Gesù. Al concilio di Nicea del 325 d.C. si era chiarito che Gesù è vero Dio e vero uomo, volendo rispondere all’eresia di Ario, che vedeva nel Figlio di Dio, la più bella e importante delle creature, ma non il Verbo di Dio Incarnato. Dopo questo primo solenne chiarimento della fede in Cristo, però, il dibattito continuò. In che relazione stanno in Gesù l’umanità e la divinità? La scuola teologica di Antiochia, che era per una esegesi più letterale della Scrittura, sottolineava maggiormente la distinzione fra le due nature (quella umana e quella divina), mentre la scuola di Alessandria, con un metodo esegetico più spirituale e allegorico, si soffermava maggiormente sulla profonda unione fra le due nature, facendo ricorso ad immagini. In generale, si trattava di due prospettive descrittive che non mettevano in crisi in sè stessa la verità della vera umanità e vera divinità di Gesù. Tuttavia, la predicazione di Nestorio, patriarca di Costantinopoli, appartenente alla scuola antiochena, raggiunse un’eccesso: egli arrivò ad affermare che la distinzione fra natura umana e natura divina era in Gesù come la coesistenza di due persone diverse in Lui. L’immediata conseguenza di questa affermazione, dunque, fu che 300px-Kazan_moscowMaria, si potesse definire solo come “Madre di Cristo” (Christotòkos) e non invece “Madre di Dio” (Theotòkos). Il grande dibattito sul titolo mariano, che toccava profondamente l’esatta fede in Cristo, si risolse soltanto il 22 giugno del 431, quando il Concilio di Efeso chiarì la retta fede della Chiesa dichiarando solennemente che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, in un’unica persona, in cui le due nature sono unite inseparabilmente. Tutto quello che si dice di una natura, dunque, per quest’unione cosiddetta “ipostatica”, si può predicare dell’altra. La conseguenza, dunque, è immediata: essendo Maria Madre di Cristo (secondo quanto si afferma della natura umana), può essere contestualmente definita Madre di Dio. Dice il Concilio: “Madre di Dio […] non certo perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla santa Vergine, ma, poiché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne” (Concilio di Efeso, Seconda lettera di Cirillo di Alessandria a Nestorio). Celebrare la divina maternità di Maria, nel giorno dell’ottava di Natale, ci aiuta a contemplare la vera fede in Cristo. La tentazione di deteriorare questa fede in Lui può farsi presente anche per i cristiani di oggi, specialmente a causa della cultura dominante. A molti, oggi, risulta più facile dire che Gesù è stato un grande uomo, un ottimo modello di solidarietà, di bontà, di altruismo. Su questo si trovano d’accordo anche i non credenti o gli uomini di altro credo religioso. La discriminante, però, è data dalla retta fede in Lui: se crediamo che egli è veramente Dio e uomo, fattosi carne per salvarci dal male, dal peccato e dalla morte, allora ci rendiamo conto che Egli è nostro Salvatore e Redentore! Non solo è venuto ad insegnarci qualcosa di bello e di buono come un qualsiasi buon pensatore o filosofo, ma è venuto a donarci la vita nuova dei Figli di Dio. Come ci ricorda San Giovanni nel cap. 1 del suo Vangelo: “Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,10-13). Ritornare al cuore della nostra fede in Gesù Dio e Uomo, proprio nel primo giorno dell’anno civile, ci aiuta a dare un senso vero al tempo, alla vita e alla storia, che appartengono a Lui. San Luca nel brano evangelico della Solennità, ci ha ricordato che Maria custodiva le parole e gli eventi del Figlio, meditandoli, ossia “mettendoli insieme”, cogliendone la loro portata simbolica (symballousa) nel suo cuore. Così anche noi, come Lei, la perfetta discepola e divina madre, possiamo imparare a riconoscere nella semplicità delle cose di ogni giorno il meraviglioso disegno di Dio che si dischiude nella storia, conducendoci per mano, passo dopo passo nel pellegrinaggio terreno della vita, dal tempo verso l’eternità. Con l’antico inno del Te Deum, che dalla Basilica di San Pietro fino a tutte le chiese cattoliche dell’Orbe terrarum al termine dell’anno solare, possiamo allora cantare al Signore: “Per singulos dies, benedicimus Te et laudamus nomen tuum in saeculum et in saeculum saeculi” (Ogni giorno Ti benediciamo e lodiamo il tuo nome nel mondo e in eterno).

Sotto lo sguardo della Madre, la Chiesa ci fa anche celebrare oggi la LIII Giornata Mondiale della Pace. In un mondo lacerato da odio, da scontri tra popoli e da guerre, il Vangelo ci invita a far eco al dono messianico della vera pace. Il Santo Padre offre a tutta la Chiesa un messaggio intitolato “La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica” (leggi il testo completo).


Bene-dire (a cura di don Francesco Diano)

Due segni fanno prevalere la speranza sulla tristezza dei presagi. II primo è il volto del Padre. Il Signore ci aiuterà. Imploriamolo con la preghiera. Se egli farà «brillare il suo volto su di noi» (Nm 6, 25), non avremo bisogno di scomodare gli oroscopi per pronosticare un futuro gonfio di promesse. Tutto questo significa che dobbiamo camminare alla luce del suo volto e, riscoperta la tenerezza della sua paternità, impegnarci una buona volta nell’osservanza della sua legge. E il secondo è il grembo della Madre. Tutti i nostri buoni propositi prenderanno carne e sangue se saranno gestiti nel grembo di Maria. È il luogo teologico fondamentale, dove i grandi progetti di salvezza si fanno evento. II figlio della pace ha trovato dimora in quel grembo duemila anni fa. Oggi è solo in quel grembo che avrà concepimento e gestazione la pace dei figli. Per cui la festa di Maria madre di Dio, mentre ricorda le altezze di gloria a cui la creatura umana è stata chiamata, ci esorta anche a sentirci così teneramente figli di lei, da riscoprire in quell’unico grembo le ragioni ultime del nostro impegno di fratellanza e di pace
(Don Tonino Bello, Avvento. Natale. Oltre il futuro, Padova, Messaggero, 2007, 85-90).

Madre della Chiesa, e Madre nostra Maria,
raccogliamo nelle nostre mani
quanto un popolo è capace di offrirti;
l’innocenza dei bambini,
la generosità e l’entusiasmo dei giovani,
la sofferenza dei malati,
gli affetti più veri coltivati nelle famiglie,
la fatica dei lavoratori,
le angustie dei disoccupati,
la solitudine degli anziani,
l’angoscia di chi ricerca il senso vero dell’esistenza,
il pentimento sincero di chi si è smarrito nel peccato,
i propositi e le speranze
di chi scopre l’amore del Padre,
la fedeltà e la dedizione
di chi spende le proprie energie nell’apostolato
e nelle opere di misericordia.
E Tu, o Vergine Santa, fa’ di noi
altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo.
Vogliamo che la nostra carità sia autentica,
così da ricondurre alla fede gli increduli,
conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti.
Concedi, o Maria, alla comunità civile
di progredire nella solidarietà,
di operare con vivo senso della giustizia,
di crescere sempre nella fraternità.
Aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza
fino alle realtà eterne del Cielo.
Vergine Santissima, noi ci affidiamo a Te
e Ti invochiamo, perché ottenga alla Chiesa
di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo,
per far risplendere davanti al mondo
il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo.
(Giovanni Paolo II)

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