Il Beato Domenico Lentini (1770-1828), sacerdote di Lauria (PZ), piccolo centro del sud della Basilicata, all’una di notte del 25 febbraio 1828, all’età di 58 anni, concluse la sua vita terrena “sazio di giorni” (Gen 25,10). Questa espressione, utilizzata nella Scrittura per descrivere la morte dell’anziano patriarca Abramo, ben si addice al dies natalis – la nascita al cielo – del Beato Domenico Lentini. Ogni santo muore esattamente come è vissuto e la sua vita non si misura in quantità, ma in intensità. E come per molti altri santi, la vita di questo umile sacerdote lucano, innamorato di Cristo e dei poveri, fu veramente ricca. Come sappiamo dalla sua biografia, egli visse un ministero instancabile e pieno, non sottraendosi alla fatica e a qualunque avversità interna ed esterna, pur di annunciare Cristo agli uomini del suo tempo. Lui stesso, scrivendo al Pro-Vicario Generale di Policastro, aveva chiaramente espresso questa sua consapevolezza: “Spero che tutto voglia essere di gloria a Dio e a salute delle anime, per le quali nec mori timeo, nec laborari recuso [non temo di morire e non mi tiro indietro dal faticare]” (D. LENTINI, Lettera al Pro-Vicario Generale, in G. REALE, Domenico Lentini santo di paese, Reggio Calabria, 1977, 103). Già nei primi giorni del freddo mese di febbraio del 1828, il Lentini sentiva interiormente la prossimità del suo viaggio verso l’eternità e l’incontro definitivo con il “suo Tutto”, tanto da averne parlato con alcuni suoi penitenti e con suo nipote sacerdote don Venanzio Lentini. Durante il tempo delle Quarantore, mentre era in preghiera davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto nella chiesa parrocchiale di San Nicola, il sacerdote avvertì il suo primo grave malore, dopo il quale fu costretto a letto in preda a febbre alta e deliri. I medici diagnosticarono una meningite acuta e prescrissero i rimedi del tempo: bagni nell’acqua gelida del torrente Cafaro e “salassi” (flebotomie: prelievi di grandi quantità di sangue, che secondo la medicina dell’epoca erano ritenuti altamente salutari). Questi interventi, però, invece di migliorare lo stato di salute di don Domenico, lo peggiorarono, indebolendolo ulteriormente. Mentre veniva sottoposto a queste cure, egli accettò la volontà di Dio, ponendosi in stretta unione con la Passione di Gesù e fu sentito spesso ripetere la giaculatoria “Gesù nell’Orto, Gesù nell’Orto”, proprio a revocare le sofferenze del Figlio di Dio nel Getsemani prima del Calvario. Ancora cosciente, il Beato per prepararsi alla morte chiese per sé la confessione e l’unzione degli infermi, quei sacramenti che lui stesso aveva più volte amministrato ai suoi fratelli con ferma fede e grande pietà. Come narrano i testimoni dell’epoca, la tribolazione più grande fu per lui l’essere privato del Santo Viatico, ossia la Comunione prima di morire, aiuto e accompagnamento per il passaggio da questo mondo al Padre. Prima di entrare nel grande silenzio, le sue ultime parole ai presenti furono come il suo testamento spirituale: “Mantenetevi uniti a Dio”. Dopo di che il suo sguardo estatico fu visto muovere esclusivamente tra il Crocifisso affisso sulla parete di fronte al suo letto e il soffitto, come per fissare l’infinito del cielo, in cui entrò in quella notte di febbraio del 1828. Come è testimoniato dai numerosi prodigi narrati e verbalizzati dai suoi contemporanei, conservati negli archivi della Curia Vescovile di Policastro, anche nelle circostanze collegate alla sua morte, Dio operò grandi cose nel suo servo Domenico Lentini. È acclarato che nei giorni tra la sua morte e sepoltura, avvenuta in una delle mura della chiesa di San Nicola in Lauria il 3 marzo 1828, all’accorrere di persone che lo avevano amato, specialmente poveri e sofferenti le cui lacrime aveva spesso asciugato, il corpo del Beato si mantenne nel colorito usuale, flessibile, caldo e con un misterioso profumo di rosa. Ricordando la sua morte, che fu per lui l’inizio dell’eternità, possiamo far eco alle sue consolanti parole, invito anche per noi alla santità e certezza della sua intercessione per noi presso il Padre: “Non sia mai il cessare di correre per la santa via di Dio, finché da noi non si giunga al possedimento dell’eterna gloria del bel Paradiso…che io di vero cuore per tutti voi ho sempre desiderato, e desidero, né cesserò di pregare Iddio” (D. LENTINI, Predica sulla Resurrezione).

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