L’odierna ricorrenza del 13 maggio, memoria delle apparizioni della Vergine a Fatima mater ecclesiaenel 1917, sembra fornire un’utile occasione per offrire ai lettori un breve approfondimento sul rapporto fra Maria e la Chiesa nel pensiero del grande Sant’Agostino, Vescovo e Dottore della Chiesa (354-430). Trovandoci nel tempo di Pasqua, considerato nella liturgia come “il tempo della Chiesa”, siamo invitati a guardare un po’ più da vicino al rapporto fra Maria e la Chiesa. Non si tratta di un tema astratto e generico, ma piuttosto del cuore stesso della vera devozione mariana, nella prospettiva di un’esatta comprensione del ruolo della Madre di Gesù nella storia della salvezza e nella vita della comunità credente. Sebbene nella produzione del Vescovo di Ippona non ci sia un trattato monografico sul tema, in numerose pagine della sua vasta produzione il grande teologo ha sottolineato a più riprese la relazione esistente fra la maternità di Maria e la maternità della Chiesa, nonostante in generale si registri una certa discrezione nel trattare della Vergine di Nazaret. I riferimenti più abbondanti si possono reperire nelle omelie natalizie, nelle quali, meditando sul mistero dell’Incarnazione, l’Ipponate celebra in qualche modo anche la festa di Maria. In nessuna delle sue opere, inoltre, egli ha mai patrocinato una particolare devozione alla Madre di Dio, non essendo ancora maturi i tempi di una vera devozione mariana, che sarebbe sorta soltanto dopo il Concilio di Efeso (431), in seguito alle definizioni dogmatiche sulla persona di Cristo e la solenne proclamazione della Vergine come Theotokos, Madre di Dio. Dalle fonti storiche coeve ad Agostino appare evidente come non ci fossero ancora feste specificamente mariane in nord Africa al tempo del nostro santo.

Il rapporto Maria-Chiesa in Sant’Agostino si sviluppa essenzialmente secondo due linee: secondo la prospettiva della maternità di Maria sulla Chiesa e secondo la tipologia, ossia l’esemplarità personale (in riferimento al suo essere) e morale (in riferimento alle sue virtù e alle azioni) della Madre di Dio nei riguardi della Chiesa. La chiave di lettura per comprendere l’insegnamento di Sant’Agostino sulla Vergine Maria parte da un presupposto di fondo: Ella è una creatura che fa parte della Chiesa di Cristo. Essendo membro della Chiesa, tuttavia, in base alla relazione esclusiva di maternità che ha con il Figlio, Maria  «é parte della Chiesa, membro santo, membro eminentissimo (supereminens), ma tuttavia membro di tutto il corpo» (Discorso 72/A,7). Definendo allora la relazione tra la Vergine Maria e la Chiesa, Agostino con queste espressioni vuole sostenere che la Chiesa è la comunità dei credenti, è il tutto; Maria appartiene alla Chiesa, al Corpo maria e agostinoMistico. Di conseguenza la Madonna è una parte, sebbene sia un membro altissimo di tutto il corpo (cfr. A. ERAMO, Mariologia del Vaticano II vista in Sant’Agostino, Roma 1973, p. 85). A questo punto ci si pone una domanda: dato il posto eminente occupato da Maria nella Chiesa, è opportuno che sia propriamente definita anche «Madre della Chiesa»? Certamente si! La proclamazione ufficiale di questo titolo mariano si ebbe da parte di San Paolo VI il 21 novembre 1964, in occasione della chiusura della III sessione del Concilio Vaticano II, quando il Pontefice affidó il genere umano al Cuore Immacolato di Maria, secondo le richieste della Vergine nelle apparizioni di Fatima. Nonostante il titolo di Mater Ecclesiae non si trovi espresso in modo esplicito all’interno della Costituzione dogmatica Lumen Gentium, nella parte relativa alla Beata Vergine Maria il concetto nella sua sostanza è ben presente nel testo conciliare e, a sua volta, riprende testualmente un’espressione agostiniana: «È invece chiaramente madre delle sue membra, che siamo noi, nel senso che ha cooperato mediante l’amore a generare alla Chiesa dei fedeli, che formano le membra di quel capo» (Sulla santa verginità, 6,6). Paolo VI, facendo eco a questi pensieri di Agostino e del Vaticano II, afferma che, essendo Madre di Cristo Capo, Maria «è anche Madre del suo Corpo, la Chiesa, quindi anche dei fedeli e dei pastori tutti, cioè della Chiesa stessa» (Allocuzione in conclusione della III sessione del Concilio Vaticano II). Il rapporto tra la maternità di Maria e la Chiesa, pertanto, è conseguenza diretta del pensiero teologico agostiniano sulla Chiesa «Corpo mistico», vero cavallo di battaglia della produzione del Dottore africano. Capiamo bene, in questo senso, i toni con i quali Agostino si rivolge ai suoi fedeli, nel sottolineare l’appartenenza a Maria e alla Chiesa: «E poi in che modo non avreste niente a che fare con il parto di Maria se siete membra di Cristo? Maria ha partorito il vostro capo, la Chiesa ha partorito voi» (Discorso 192,2).

Maria, tuttavia, come si accennava in precedenza, non solo è Madre della Chiesa, ma anche suo tipo e figura perfetta, in un senso morale, come modello di comportamento e di virtù per la Chiesa universale, ma ancora di più in un senso ontologico, ossia relativamente alla sua essenza più intima, come «rappresentazione viva, eminente e concreta di una realtà invisibile con la quale vi è intima congiunzione» (A. ERAMO, op. cit., p. 107). Questi temi, abbondantemente presenti nel cap. VIII della Lumen Gentium, che rimane il fondamento indiscusso di una sana riflessione teologica, spirituale e devozionale su Maria, si fondano per lo più su intuizioni agostiniane. Il testo più importante è probabilmente ancora una volta il Discorso 72/A, nel quale leggiamo: «Nella stessa (Chiesa), Maria, come sua figura la precedette» (Discorso 72/A, 7). Sia Maria, che la Chiesa, sono madri e generano Cristo, l’una nella carne, l’altra nel cuore dei fedeli. Entrambe generano poi nell’unità, Maria l’unico Cristo, la Chiesa l’unico popolo di Dio, da molte nazioni. Aggiunge Sant’Agostino: «Anche la Chiesa è madre e vergine: madre per le viscere di carità, vergine per l’integrità della fede e della pietà. Partorisce popoli, ma sono membra di uno solo, di cui essa è corpo e sposa. Anche in questo è paragonabile alla Vergine perché, pur partorendone molti, è madre di unità» (Discorso 192,2). Maria e la Chiesa, poi, sono in un rapporto stretto anche in base al tema della verginità: «(La Chiesa) è vergine e partorisce; imita Maria, che ha partorito il Signore. Così anche la Chiesa partorisce ed è vergine» (Discorso 213,7).  Allo stesso riguardo, Sant’Agostino presenta il riferimento alle tre virtù teologali (fede, speranza e carità), affermando: «La stessa Chiesa è sposa di Cristo, che per l’integrità della fede, della speranza e della carità, non solo nelle sante vergini, ma anche nelle vedove e nei fedeli coniugati, è tutta vergine» (Sulla dignità dello stato vedovile, 10, 13).

Attingendo alle fresche fonti del pensiero cristiano antico e in modo particolare alla mater ecclesiae2lezione di Sant’Agostino, può crescere in noi un vero e profondo amore per Maria, ma attraverso di Lei per Cristo e per la Chiesa. Conoscendo il ruolo della Madre nella storia della salvezza in relazione al Figlio e alla comunità credente, come anche nella nostra vita personale di fede e di preghiera, possiamo riscoprire la bellezza dell’esistenza cristiana, che non è mai configurabile come qualcosa di intimistico e autoreferenziale, ma è sempre esperienza di reale compagnia e comunione nel nuovo Popolo di Dio. La Chiesa, nella quale siamo immersi esistenzialmente dal giorno del nostro battesimo, proprio come Maria, è Madre, rivestendo un ruolo generativo ed educativo per la nostra fede, tanto che qualche volta ne avvertiamo fortemente il senso di alterità, come ogni figlio sente l’alterità della propria madre, specialmente quando è costretta a dirgli qualche “no”. I no delle madri, tuttavia, non sono mai pronunciati per ferire o far soffrire, ma servono a risvegliare dall’assopimento e dall’illusione. Allo stesso modo, la Chiesa Madre invita i suoi figli credenti al confronto, che a volte si fa scontro, con la concretezza di una comunità fatta di persone fragili e peccatrici, ma che – per volontà del suo Fondatore – è allo stesso tempo “santa”, perché abitata stabilmente dalla grazia dello Spirito Santo per tutto il corso della storia e fino alla fine dei tempi.

Don Luciano Labanca

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