di don Antonio Donadio

«Assomigliare a te, condividere le tue opere, è questa la gioia più grande per il cuore che ti ama. Assomigliare, imitare è un bisogno violento dell’amore; è uno dei gradi di quell’unione cui mira di natura sua l’amore. La somiglianza è la misura dell’amore». (Fratello Carlo di Gesù)

          Sono queste parole di Fratel Carlo di Gesù – meglio conosciuto come Charles de Foucauld – che più delle altre, mi hanno accompagnato in questo adventus, in questa attesa dell’eterno veniente. Le ho ripetute, riascoltate ogni qual volta il mio sguardo cercava di posarsi, libero da ogni pregiudizio – come la curiosità di un bambino – sul presepio. Può apparire un atteggiamento troppo sdolcinato, eccessivamente sentimentale, eppure, senza vergogna, posso dire che fa bene al cuore. Fermarsi a guardare la grotta, con tutto il movimento che la riempie e la circonda, fa battere il cuore, riscalda l’anima. Alcuni dicono che non si può ridurre tutto ad emozione, vero! Altri invece sostengono che questo dinamismo dell’anima può già essere considerato preghiera. Non lo so. Non so se è infantilismo o contemplazione, una cosa è certa, aiuta, prepara lo spirito ad accogliere Qualcuno, e questo è sicuramente un primo passo verso la contemplazione.

          “Assomigliare, imitare come bisogno violento dell’amore”, non c’è intuizione più acuta per descrivere il Natale. Guardare per assomigliare, conoscere per imitare, in una solo parola: amare. Come la sposa del Cantico dei Cantici, che, ossessionata dalla ricerca dell’amato, corre e chiede senza alcun pudore: «Mi alzerò e farò il giro della città per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amore dell’anima mia. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. […] “Avete visto l’amore dell’anima mia?”. […] Trovai l’amore dell’anima mia. Lo strinsi forte e non lo lascerò, finché non l’abbia condotto nella casa di mia madre, nella stanza di colei che mi ha concepito. Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, per le gazzelle o per le cerve dei campi: non destate, non scuotete dal sonno l’amore, finché non lo desideri» (Ct 3,2-5).

          Troppo concentrati su altro, abbiamo finito per accantonare, o forse dimenticare completamente, l’alfabeto dell’amore, la mistica del quotidiano, l’estasi del cuore. Un cristianesimo troppo freddo, ossessionato da progetti perfetti e quasi sempre fallimentari, da incontri e parole troppo noiosi, perché incapaci di parlare all’anima assetata solo di Dio: perché solo Dio basta. Lunghi anni a cercare la tecnica più sofisticata nel disperato tentativo di garantirci una presenza influente nella società, finendo in questo modo per dimenticare il perché del nostro esserci. Convinti di annunciare, abbiamo estromesso dalle nostre strutture l’oggetto del nostro annuncio, un eterno sottinteso mai nominato, un Gesù abbandonato proprio dai suoi: «Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,10-11).

          Ci hanno riempito la testa con lo spettro di un Natale “diverso”, un Natale non pieno, zoppicante. Speriamo! Ho risposto. Speriamo che sia un Natale diverso, perché francamente è l’unica cosa che ci serve, di altro possiamo farne tranquillamente a meno. Altri benpensanti, anche tra le fila dei pastori, cercando di controbattere, hanno risposto che sarà il solito Natale, lo stesso. Rassegnazione mortale di un anima arida, frase fatta vuota di spirito, bronzo che risuona e cembalo che tintinna, priva di ogni stupore, perché priva di Caritas – Amore, priva di Dio (Cf. 1Cor 13,1). Cercando di creare le condizioni per un Natale perfetto, abbiamo dimenticato il Beneamato che viene. Abbiamo confuso la “pienezza dei tempi” con qualcosa da costruire artificialmente, come se tutto dipendesse da noi, sostituendo la provvidenza con la tecnica, abbiamo inaugurato l’aridità infeconda dei cuori.

          Il Cristo non ha bisogno di trovare una “pienezza” pronta, perché è Lui la “pienezza dei tempi”, non devi crearla tu, ti viene incontro con il silenzio rispettoso della rugiada che feconda e fa esplodere la potenza nascosta del seme. Come è stato due millenni fa, per una coppia di giovani sposi, poveri di ogni cosa, fuorché la disponibilità a farsi terreno buono, dimora dello Spirito, tempio vivente del Dio vivente. Una donna incinta per opera dello Spirito e un giovane amante-custode obbediente. Un imperatore, un censimento e una città destinata ad essere la dimora del principe della Pace. Niente di straordinario, niente di particolarmente interessante, perché Dio è così, non ama le folle e i riflettori, non fa differenza tra il giorno e la notte, perché per Lui “la notte è chiara come il giorno e le tenebre sono come luce” (Cf. Sal 138,12); “Quanno nascette Ninno a Betlemme. Era notte, parea miezojuorno” (S. Alfonso Maria de’ Liguori).

          Si accontenta anche di un rifiuto, di non avere posto nell’alloggio, gli basta una mangiatoia, dei pastori vigilanti e degli uomini desiderosi di perpetuare nei secoli, nonostante tutto, la verità della sua incarnazione. Lui, nonostante tutto, viene, accade, si fida, si affida e ti sfida. Prendere o lasciare, con Lui o contro di Lui. Accettarlo o rifiutarlo così com’è, non come vorresti, ma com’è. A te non è chiesto nemmeno di amare prima, viene Lui ad insegnarti l’amore. Non ti è chiesto di essere pronto, le condizioni le crea Lui. Non ti è chiesto niente, solo un briciolo di disponibilità a fare come ti dice, e non come pensi. A fare come fa l’amore, ama e basta, semplicemente, con naturalezza… ama. Anche a costo di perdere tutto, fiducioso che quella perdita è il segreto della pienezza, la chiave della gioia, il luogo della vita vera ed eterna.

          Lui cerca solo amanti ossessionati dal voler essere come Lui, dal volergli assomigliare in tutto, nella tenerezza di Betlemme e nella crudeltà del Golgota, nell’amicizia di Betania e nella sofferenza del Getsemani, in tutto… perché solo Lui è il tutto: «Quando si ama, si imita, quando si ama, si guarda il Beneamato e si fa come fa lui; quando si ama, si trova tanta bellezza in tutti gli atti del Beneamato, in tutti i suoi gesti, in tutti i suoi passi, in tutti i suoi modi di essere, che si imita, si segue tutto, ci si conforma a tutto. È una cosa istintiva, quasi necessaria» (Fratello Carlo di Gesù).

Buon Natale. Maranatha.

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