Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,11b-17)
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Commento

Nella solennità del Santissimo Corpo e Sangue del Signore, la liturgia della Chiesa ci propone quest’anno la meditazione sul brano della moltiplicazione dei pani e dei pesci, secondo la versione dell’Evangelista Luca. Nel meditare questo passo evangelico, siamo invitati anzitutto a riflettere sulla centralità dell’Eucaristia nella nostra vita. Essa è un dono immenso, che la Chiesa ha ricevuto da Cristo e che viene celebrato ogni giorno, in ogni angolo della Terra: dalla sontuosa Basilica di San Pietro fino al più povero altare costruito sotto un albero nei villaggi più remoti dell’Africa o dell’Asia. Ovunque, con lo stesso valore, la stessa presenza, la stessa intensità. Il Codice di Diritto Canonico definisce l’Eucaristia “augustissimo sacramento”, poiché in essa “lo stesso Cristo Signore è presente, viene offerto ed è assunto, e mediante la quale continuamente vive e cresce la Chiesa” (Can. 897). Il Sacrificio eucaristico è il memoriale della morte e risurrezione del Signore, che rende presente nei secoli il Sacrificio della Croce. È il più grande di tutti i sacramenti, culmine e fonte di tutta la vita cristiana. All’inizio del brano evangelico, san Luca ci presenta Gesù che parla alle folle del Regno e guarisce quanti avevano bisogno. Anche l’Eucaristia è annuncio del Regno e gesto di guarigione. È un dono che ci permette una partecipazione anticipata alla vita eterna: assaggio del Regno, pregustazione della comunione piena con Dio, che si compirà quando Egli sarà tutto in tutti. Essa è, come insegna Gesù nel Vangelo di Giovanni, pegno di risurrezione: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Accanto a questa dimensione escatologica, l’Eucaristia possiede anche un potere terapeutico, come ricorda Papa Francesco: “L’Eucaristia è farmaco efficace contro le chiusure. Il Pane di vita, infatti, risana le rigidità e le trasforma in docilità. […] Ci dona il coraggio di uscire da noi stessi e di chinarci con amore verso le fragilità altrui, come fa Dio con noi” (Angelus, 6 giugno 2021). Il miracolo narrato da Luca si svolge sul far della sera, come l’incontro del Risorto con i discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24). I Dodici, stanchi dopo una lunga giornata, vorrebbero congedare la folla. Ma Gesù li sorprende, chiedendo loro di occuparsi del nutrimento di tutti. È un richiamo alla responsabilità ecclesiale: è la Chiesa che deve nutrire i fedeli, non per capacità proprie, ma per il dono ricevuto. Il pane che distribuisce non è suo, ma viene dal cielo. La Chiesa celebra l’Eucaristia, ma è anche generata da essa. Come dice la tradizione: “la Chiesa fa l’Eucaristia e l’Eucaristia fa la Chiesa”. Non è mai un gesto privato o intimista, ma evento profondamente comunitario. Gesù fa sedere i cinquemila in gruppi: per essere nutriti da Cristo, bisogna stare insieme. Nel cuore del racconto emerge il gesto eucaristico per eccellenza: Gesù prende, benedice, spezza e dà. È Lui il protagonista. Anche quando si serve dei discepoli, è sempre Lui che opera. E questo dono è inesauribile: ce n’è per tutti, tutti mangiano a sazietà, e ne avanza. Il miracolo è sovrabbondanza d’amore. Nella solennità odierna, come non contemplare con stupore il dono della presenza reale di Cristo sotto le specie del pane e del vino consacrati? Cristo ha scelto di farsi presente in modo vivo, reale e sostanziale – come afferma il Concilio di Trento – per continuare a riversare su di noi il suo amore, giorno dopo giorno. Ci attende, ci chiama, ci accoglie nei Tabernacoli del mondo, dove possiamo sostare alla sua presenza, anche solo per un momento di silenzio, adorazione o supplica. Come ci ricorda Sant’Alfonso Maria de Liguori nella sua celebre preghiera di visita al Santissimo Sacramento, Gesù è lì, nei nostri altari, per amore nostro, pronto ad ascoltarci, consolarci, trasformarci.
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