Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Commento

Gesù prosegue il suo discorso rivolto ai discepoli nel cammino verso Gerusalemme, utilizzando immagini forti in questo brano evangelico. Le sue parole ci fanno comprendere che la vita cristiana, configurata su di Lui, è radicalità. Non c’è spazio per sdolcinature, emotivismi o estetismi nella vita cristiana. Egli è venuto nel mondo a portare il fuoco, che rischiara, riscalda e purifica. La luce del fuoco permette di vedere nella verità, riscalda l’indifferenza con l’amore, elimina le scorie dell’impurità, lasciando sopravvivere soltanto la purezza del metallo più duro. L’oro, come i metalli preziosi, si purificano al fuoco. Così accade anche nella vita dei discepoli che si lasciano “incendiare” dalla presenza di Cristo. Guardando nella nostra vita, possiamo vedere questa luce di verità che viene da Lui? Possiamo sentire il calore della carità che ci arde nel cuore e ci spinge ad andare verso i fratelli? Allo specchio della sua purezza, siamo capaci di lasciarci purificare per conservare solo ciò che è prezioso e ha valore? La potenza di Cristo Vivente nella nostra vita deriva dal mistero della sua Pasqua: è questo il senso del “battesimo” di cui Gesù parla. Non si sta riferendo al sacramento, ma al senso etimologico della parola, che significa “immersione”, nel senso di ingresso nella profondità della morte e della risurrezione. Lì si trova il compimento dell’identità e della missione di Gesù, come anche il senso e la chiave di lettura della nostra vita. La rilevanza del cristianesimo non passa attraverso i successi e le acclamazioni umane, ma nella “via nuova” che Cristo ha aperto per tutti noi con la sua Pasqua. Questa consapevolezza, che diventa per ciascuno di noi la scelta di seguirlo fino in fondo su quella strada – la via del Calvario verso la Pasqua – genera “divisione”, perché ci impone di stare da una parte. Questo legame nuovo con Gesù supera persino i legami familiari. Essere discepoli di Gesù in questo mondo e in questa società non può prescindere da questa radicale appartenenza a Lui. Ma proprio in questa appartenenza si scopre una libertà nuova, più profonda, che il mondo non può dare: seguire Gesù non toglie nulla, ma dona tutto. Egli non toglie nulla di ciò che è vero, buono, umano: al contrario, dona la pienezza. È in questo cammino, spesso esigente, che si sperimenta la gioia vera, che nasce dall’essere in comunione con Lui, liberi nel cuore e pieni di senso. Questa è la forza della vita cristiana: non una vita di rinunce sterili o di sacrifici vuoti, ma una vita che si fa piena nel suo seguito di Cristo. È la pienezza che nasce dalla croce, che ci fa liberi e ci trasforma interiormente. Ogni divisione che il Vangelo porta, in realtà, è una liberazione: ci invita a distaccarci da ciò che non ha più valore per poter vivere con ciò che è davvero eterno e autentico. In questa luce, le difficoltà che incontriamo nel cammino di fede non sono ostacoli, ma occasioni di purificazione e di crescita. La sequela di Cristo è una continua immersione nella sua morte e risurrezione, che ci purifica e ci fa risplendere della Sua luce. Quindi, la domanda da porsi è: siamo pronti a seguire il Signore su questa via di radicalità? Siamo disposti a lasciarci purificare dal fuoco della sua verità e ad abbracciare quella libertà che solo Cristo può dare? La risposta, se siamo sinceri, è dentro di noi, ed è la forza che ci permette di perseverare nel cammino verso la Pasqua.
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