Caritas Veritatis

L'amore della Verità cerca l'ozio santo (Sant'Agostino)… blog di riflessioni, pensieri e condivisioni cristiane..


I domenica di Avvento/A: abitare il tempo con un cuore desto

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Commento

L’Avvento apre l’anno liturgico con una candela accesa nel buio: un segno minimo, eppure densissimo di fede. La liturgia ci introduce in un tempo che non si misura in quantità di cose, ma in qualità di sguardo. Nell’antichità l’ingresso di un sovrano in una città era un evento che ri-orientava la vita di tutti: sulle monete si poteva leggere Adventus Augusti, la venuta di colui che incarnava il destino dell’impero. Quando Augusto riceveva questo titolo, la storia sembrava trovare un suo centro definitivo; e quando Nerone attraversava le strade greche, il linguaggio era lo stesso: l’arrivo del re configurava l’attesa dei popoli. Ma la fede cristiana custodisce un’altra prospettiva: il vero Adventus è quello di Cristo, che viene dal futuro verso di noi, per raccogliere la storia nella sua pienezza. L’Avvento non è uno spazio di sospensione, ma un tempo di preparazione, di discernimento, di intensificazione dell’anima. La fretta che segna le nostre giornate non si combatte con lentezze forzate, ma con un ritorno al cuore. Perché ciò che ci chiede il Vangelo non è un accumulo di sforzi emotivi o religiosi, ma una fedeltà semplice, quotidiana, abituale. L’immagine dei giorni di Noè ci descrive un’umanità sorpresa perché distratta, non perché debole: si può naufragare nella superficialità molto più facilmente che nella mancanza di mezzi. L’arca salvò chi manteneva gli occhi aperti, chi viveva con l’orecchio rivolto al cielo anche mentre costruiva con le mani nella terra. Essere pronti alla Parusia significa avere una vita già accordata al Signore, una vita in cui non c’è bisogno di improvvisare una conversione dell’ultimo minuto, perché l’amore non ha mai smesso di tessere il suo dialogo con Dio. L’Avvento diventa così la grammatica del cristiano: un tempo in cui impariamo che attendere il Signore non è un atto intermittente, ma un modo stabile di stare al mondo. Betlemme, che presto contempleremo nel Natale, è icona del compimento: Dio che viene a dimorare nel tempo dell’uomo, perché l’uomo impari a dimorare nel tempo di Dio. E il segreto di ogni vigilia è tutto qui: custodire la Presenza nella nostra giornata, fare spazio, restare desti, non per timore ma per desiderio, non per ansia ma per amore. Perché quando Egli verrà, il cuore che ha esercitato l’attesa potrà semplicemente dire: “Ti riconosco, Ti aspettavo”. E sarà la festa verso cui tende l’intera vita cristiana, l’incontro che non spezza la storia ma la compie, la luce che non tramonta perché apre l’eterno.

Impegno di avvento

In questa settimana cercherò di trovare un momento di ascolto della Parola per intensificare la mia attesa vigilante.

Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)

Non amo attendere nelle file. Non amo attendere il mio turno. Non amo attendere il treno. Non amo attendere prima di giudicare. Non amo attendere il momento opportuno. Non amo attendere un giorno ancora. Non amo attendere perché non ho tempo e non vivo che nell’istante. D’altronde tu lo sai bene, tutto è fatto per evitarmi l’attesa: gli abbonamenti ai mezzi di trasporto e i self-service, le vendite a credito e i distributori automatici, le foto a sviluppo istantaneo, i telex e i terminali dei computer, la televisione e i radiogiornali. Non ho bisogno di attendere le notizie: sono loro a precedermi.
Ma tu Dio tu hai scelto di farti attendere il tempo di tutto un Avvento. Perché tu hai fatto dell’attesa lo spazio della conversione, il faccia a faccia con ciò che è nascosto, l’usura che non si usura. L’attesa, soltanto l’attesa, l’attesa dell’attesa, l’intimità con l’attesa che è in noi, perché solo l’attesa desta l’attenzione e solo l’attenzione è capace di amare (J. Debruynne, Ecoute, Seigneur, ma prière, Collectif, Paris, 1988).

Preghiera

Signore Gesù, che ci hai affidato la tua casa, la Chiesa e tutti i nostri fratelli, perché ci prendiamo cura gli uni degli altri in attesa del tuo ritorno, non lasciarci cadere le braccia per la stanchezza e per il sonno.
«State attenti, vigilate», è il tuo comando: come chi passa la notte in campagna è attento a tutti i rumori della notte perché possono essere forieri di qualcosa di inatteso, così fa’ che noi teniamo l’occhio attento e l’orecchio teso per scorgere dove tu sei all’opera e dove ci chiami a collaborare con te. Amen.



Una replica a “I domenica di Avvento/A: abitare il tempo con un cuore desto”

  1. “L’Avvento non è uno spazio di sospensione, ma un tempo di preparazione, di discernimento, di intensificazione dell’anima… L’Avvento diventa così la grammatica del cristiano: un tempo in cui impariamo che attendere il Signore non è un atto intermittente, ma un modo stabile di stare al mondo. ..E il segreto di ogni vigilia è tutto qui: custodire la Presenza nella nostra giornata, fare spazio, restare desti, non per timore ma per desiderio, non per ansia ma per amore.”

    Grazie don Luciano per averci revelato il segreto di ogni vigilia: custodire la Sua Presenza

    Samy

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