Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1, 29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Commento
Il Vangelo della seconda domenica del Tempo Ordinario ci presenta Giovanni Battista, quando nel momento di massima visibilità del suo ministero, compie il gesto più radicale: distoglie lo sguardo da sé per fissarlo definitivamente su Gesù. Non trattiene i discepoli, non costruisce un movimento alternativo, non difende il proprio spazio, ma indicando, scompare: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Il Battista non offre una definizione astratta di Gesù, ma una confessione che nasce dallo sguardo contemplativo. È uno sguardo che riconosce e interpreta alla luce dello Spirito. Giovanni vede in Gesù l’Agnello pasquale, il Servo sofferente, colui che prende su di sé il peccato del mondo non con la forza, ma con l’obbedienza e il dono della vita senza riserve. In questo gesto del Battista è racchiuso il senso più autentico di ogni ministero nella Chiesa: essere segno, non fine; mediazione, non possesso, voce che annuncia la Parola. L’arte sacra ci aiuta a entrare più in profondità in questo mistero. Nella monumentale Crocifissione del Polittico di Isenheim, dipinta da Matthias Grünewald tra il 1512 e il 1516, accanto alla croce, alla destra di Cristo, compare la figura di Giovanni Battista. Il pittore compie una scelta deliberata: non una ricostruzione storica, ma una lettura teologica. Giovanni è raffigurato con un dito sproporzionatamente grande, puntato verso il Crocifisso. È un dettaglio che colpisce e quasi disturba, ma proprio per questo rivela il cuore della sua missione: tutta la sua esistenza è diventata un gesto che indica Cristo. Sullo sfondo della sua figura compare la scritta: Illum oportet crescere, me autem minui — “Lui deve crescere, io invece diminuire”. Anche sulla croce, anche nel fallimento apparente, anche nello scandalo della debolezza, Giovanni continua a dire: è Lui l’Agnello di Dio, Che toglie il peccato del mondo. Il Vangelo di oggi riprende la stessa dinamica: Giovanni rende testimonianza non a partire da sé, ma dall’esperienza dello Spirito. La vera autorità del Battista nasce dalla fedeltà a ciò che ha visto e ascoltato, mai dal consenso altrui o dalla popolarità mondana. Egli non si appropria della rivelazione, ma la consegna, per questo diventa credibile. Quanta strada abbiamo ancora da fare, per interpretare il nostro apostolato in questa chiave di svuotamento. Spesso il desiderio di successo, di riconoscimento, di autoaffermazione si insinua anche nella vita delle nostre comunità ecclesiali, piene di protagonismi. Rischiamo di sedurre — cioè di attirare a noi — invece di condurre, di portare a Cristo. Metterci alla scuola del Battista, e ancor più a quella di Cristo Agnello , significa accettare ruoli di secondo piano, scegliere la logica del nascondimento, della testimonianza e non l’ansia da like, e ricordare che il vero Protagonista è sempre un Altro. Se non portiamo i fratelli a Lui, ma soltanto a noi stessi, siamo fuori strada. E invece di essere strumenti del Regno, finiamo — magari in buona fede — per diventare ostacoli alla sua venuta. In questa domenica, il Battista ci insegna l’arte più difficile e più feconda della vita cristiana e della testimonianza ecclesiale: “sparire perché rimanga Cristo”, come ci ha ricordato Papa Leone XIV nella prima omelia il 9 maggio 2025. Si tratta di dover diminuire perché l’Agnello sia riconosciuto, restare come un dito puntato verso di Lui. Tutto il resto, anche ciò che sembra grande, è destinato a passare.

Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)
Ma che cosa significa testimoniare? Che cosa dobbiamo testimoniare? Poiché la testimonianza è di Cristo, ciò che la tua vita deve esprimere è il riferimento a Lui, l’orientamento costante e fedele a Lui. L’ideale della testimonianza non è semplice “coerenza” con certi principi, se questa richiama solo alla tua bravura personale, alla tua correttezza, alla tua onestà. Questi valori, e molti altri, sono validi parzialmente, ma sono veri fino in fondo e possono essere vissuti davvero solo nel riferimento ad un Altro. Solo allora correttezza e bravura diventano testimonianza di Cristo, e tu sei non soltanto una “brava persona” ma anche un vero “testimone”. Ciò è importante anche per un altro aspetto: l’inevitabile presenza del male nella nostra vita, un male che è incoerenza e controtestimonianza. Anche qui l’ideale è rendere presente un altro, che è più grande del nostro male, ed è origine del nostro bene, e continuamente ci perdona e ci rinnova. Se aspettassimo ad essere pienamente coerenti per testimoniare, non cominceremmo mai. Il cuore della testimonianza cristiana è, dunque, la Persona di Cristo: Lo annunciamo, perché una Persona ed una storia si indicano e si raccontano; Lo annunciamo, perché sia chiaro che è Lui il centro e l’origine di quanto cerchiamo di vivere. Lo annunciamo, perché possa affascinare altri come ha affascinato noi (A. Maggiolini, Regola di vita cristiana per i giovani)
Preghiera
Signore Gesù, Agnello di Dio, che vieni incontro a noi lungo le strade della storia, donaci occhi capaci di riconoscerti e un cuore pronto a lasciarsi raggiungere dalla tua presenza. Tu togli il peccato del mondo, non con la forza, ma con il dono di te stesso; insegnaci a fidarci di un amore che salva facendosi umile, mite, offerto. Come Giovanni, anche noi spesso non ti conosciamo davvero, eppure tu ti lasci incontrare, ti fai riconoscere nello Spirito che scende e rimane, che non passa, ma dimora. Donaci, Signore, uno sguardo che sappia contemplare la tua opera silenziosa nella nostra vita, una fede che non trattenga per sé la luce ricevuta, ma diventi testimonianza semplice e vera. Battezzaci nel tuo Spirito Santo, perché ciò che è fragile in noi sia rinnovato, ciò che è chiuso si apra, ciò che è ferito trovi guarigione. Fa’ che, come Giovanni, anche noi possiamo dire con la vita: io ho visto, io credo, io testimonio che tu sei il Figlio di Dio, il Signore che viene e rimane per sempre con noi. Amen
Lascia un commento