Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,1-9)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Commento

Con il brano evangelico di questa domenica siamo invitati ad entrare in quella parte del Vangelo di Matteo che presenta una certa concentrazione di parabole. Gesù vuole insegnare i misteri del regno e lo fa con un metodo particolare. Per parabola (dal greco para-ballein, ossia gettare accanto, presso…) si intende l’avvicinamento di due realtà, di cui una è in relazione con l’altra, per indurre l’ascoltatore/lettore ad intraprendere un viaggio per conoscere Dio e se stesso. Il racconto parabolico è come una nube in cui si ha una Presenza, ma essa rimane velata nel Mistero. Quando il lettore vi entra, deve incamminarsi nella ricerca profonda della fede. La parabola che ci viene donata questa domenica ci invita a riflettere sull’atteggiamento di Dio che come un seminatore dell’arida Palestina getta il seme con abbondanza, perché il terreno è sassoso, a volte arido, ma altamente fertile. Egli con generosità getta questo principio vitale senza curarsi troppo di selezionare il posto giusto, perché poi l’aratro passerà a smuovere la terra, come era costume in quelle terre. A seconda della situazione del terreno dove cade, questo seme assume un comportamento differente. In certi casi non germoglierà affatto, in altri casi germoglierà subito, ma senza consistenza, in altri casi soffocherà a causa dei rovi, in altri però porterà un frutto abbondante. Allo stesso modo accade con il seme della Parola: a volte essa non trova alcuno spazio nei cuori degli uomini, altre volte invece attecchisce rapidamente, ma per la mancanza di profondità non si radica e si perde con la stessa velocità con cui è sembrata attecchire, proprio come i facili entusiasmi degli uomini. Altre volte arriva in cuori che sono infestati da altre cose che ne rapiscono gli interessi e viene soffocata dagli stessi. Di fondo, però, c’è un ottimismo: esistono sempre cuori capaci di accogliere, far attecchire e produrre frutto, sebbene in gradi e quantità differenti. È così che agisce il mistero della Parola: è una forza vitale e divina, essa viene seminata con abbondanza, senza riserve, a prescindere dai risultati. Nonostante le resistenze, le inconsistenze e le distrazioni di tanti uomini, essa trova sempre cuori che l’accolgono, si convertono e la lasciano germogliare con frutti abbondanti. È così che agisce Dio: Egli non si tira mai indietro, non fa calcoli sui risultati, ma si dona a tutti senza riserve. Non si lascia frenare dall’ansia dei risultati, come spesso facciamo noi uomini, perché sa che alla fine il frutto ci sarà e sarà abbondante, dato che la forza vitale della Parola che crea e trasforma non può mai venir meno. Questa luce sul mistero di Dio ci riempie di consolazione: mentre realisticamente riconosciamo gli ostacoli e le difficoltà che dipendono dal limite umano, siamo invitati a guardare all’atteggiamento del Padre, che senza riserve ci dona il suo Amore, che è più forte della morte, imitandone l’atteggiamento con i nostri fratelli.
Bene-dire (a cura di don Francesco Diano)
La fecondità della nostra piccola vita, una volta riconosciuta e vissuta come la vita di colui che è Amato, va oltre qualunque cosa si possa immaginare. Uno dei più grandi atti di fede è credere che i pochi anni che viviamo su questa terra sono come un piccolo seme piantato in un suolo molto fertile. Perché questo seme porti frutto, deve morire. Noi spesso vediamo o sentiamo solo l’aspetto finale della morte, ma il raccolto sarà abbondante anche se noi non ne siamo i mietitori (Henri J.M. NOUWEN, Sentirsi amati, Brescia, Queriniana, 2005, 101)
Preghiera
Perché la tua parola, o Signore, non cada ai bordi del cammino
e Satana la sradichi dai nostri cuori,
noi ti preghiamo.
Perché la tua parola, o Signore, non cada sul suolo indurito
e l’incostanza ci vinca alla prima tentazione,
noi ti preghiamo.
Perché la tua parola, o Signore, non cada in mezzo alle
spine e gli affanni e le ricchezze ci seducano,
noi ti preghiamo.
Perché la tua parola, o Signore, cada in un cuore che sa ascoltare
e produca in noi frutti abbondanti,
noi ti preghiamo.
Perché la tua parola, o Signore, cada in un cuore che sa conservare e meditare
e ci renda esecutori obbedienti della tua volontà, noi ti preghiamo.
Amen.
(COMUNITA’ ECUMENICA DI BOSE, Davanti a Dio, Torino, Gribaudi, 1977)
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