Caritas Veritatis

L'amore della Verità cerca l'ozio santo (Sant'Agostino)… blog di riflessioni, pensieri e condivisioni cristiane..


XXIX domenica del T.O./A: La moneta di Dio

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,15-22)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Commento

In questa pagina evangelica siamo messi a confronto con il dibattito tra Gesù e i farisei, in una singolare alleanza con gli erodiani. Per comprendere il senso di questa provocazione rivolta a Gesù circa il pagamento della tassa all’imperatore, dobbiamo ricordare che, a partire dal 6 d.C., quando la Giudea passò sotto l’amministrazione diretta di Roma, la popolazione fu sottoposta al pagamento di un tributo imperiale. La questione aveva anche una forte rilevanza religiosa e politica, poiché il pagamento del tributo rappresentava un segno concreto del dominio romano. La domanda rivolta a Gesù è profondamente insidiosa: se avesse risposto di non pagare la tassa, lo avrebbero potuto accusare di essere un ribelle e un avversario del potere romano; allo stesso modo, se avesse semplicemente risposto di sì, sarebbe potuto apparire come un sostenitore del potere costituito. Il Maestro, però, approfitta della circostanza per insegnare qualcosa di più profondo, che diventi un criterio di giudizio per tutti noi. Si fa consegnare una moneta, sulla quale si trova l’effigie dell’imperatore. È a lui, come detentore del potere civile, che si deve restituire quanto gli spetta. Ogni uomo, quindi anche l’uomo di fede, è chiamato a compiere i propri doveri umani. Tuttavia, come esiste una moneta che reca l’immagine di un uomo, così, ed è questo l’insegnamento luminosissimo della tradizione dei Padri della Chiesa, esiste anche un’altra «moneta» che reca l’immagine di Dio: è la moneta dell’umanità, creata a immagine e somiglianza di Dio. Questa «moneta» deve essere restituita a Colui che l’ha creata, a Dio, Signore dell’universo, dell’umanità e della storia! Questa sapienza di Cristo sottolinea con chiarezza che il primato appartiene a Dio: è Lui che dobbiamo adorare e onorare al di sopra di tutto, per virtù di giustizia e di religione. Tuttavia, questo non sottrae gli uomini al dovere di adempiere le proprie responsabilità e di praticare la giustizia anche nell’ordine umano. Questo insegnamento di Gesù circa il primato di Dio e il rispetto dell’ordine temporale è entrato a far parte del tesoro della dottrina sociale della Chiesa, che ci ricorda come la missione religiosa della Chiesa e la vita della società non siano in opposizione, ma possano incontrarsi e collaborare al servizio della persona umana. Il Concilio Vaticano II ci ricorda con estrema attualità: «La missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è d’ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che le ha prefisso è d’ordine religioso. Eppure proprio da questa missione religiosa scaturiscono compiti, luce e forze, che possono contribuire a costruire e a consolidare la comunità degli uomini secondo la legge divina. Così pure, dove fosse necessario, a seconda delle circostanze di tempo e di luogo, anch’essa può, anzi deve suscitare opere destinate al servizio di tutti, ma specialmente dei bisognosi, come, per esempio, opere di misericordia e altre simili» (GS 42). In altre parole, dall’equilibrio tra i doveri umani, che fanno di noi buoni cittadini, scaturisce anche la bontà della nostra vita cristiana. Quando esiste una sana cooperatio, una sana collaborazione tra la sfera umana e quella divina, tra il potere civile e la vita della Chiesa, si possono evitare sia i rischi dei regimi che opprimono la libertà di coscienza, minando il primato di Dio, sia quelli delle teocrazie che impongono la religione attraverso il potere politico, compromettendo la legittima autonomia delle realtà temporali. Come ricorda anche il Concilio Vaticano II, la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome ciascuna nel proprio campo, pur essendo entrambe, a diverso titolo, al servizio della vocazione personale e sociale dell’uomo (cfr. GS 76). Abbiamo molto da imparare da questo insegnamento di Gesù, che risulta assolutamente attuale anche per noi. Esso diventa un eccellente criterio di giudizio sulle decisioni da prendere: da una parte, il rispetto del primato di Dio e della coscienza; dall’altra, il rispetto dell’autonomia delle realtà temporali, che devono essere strutturate e organizzate con giustizia, equità, trasparenza e responsabilità. Oggi, celebrando la 100a Giornata Missionaria Mondiale , questa pagina evangelica ci invita a riconoscere il primato di Dio, mentre ci invita anche a testimoniare il suo amore nel mondo. Se la moneta reca l’immagine di Cesare, ogni essere umano reca in sé l’immagine di Dio. Restituire a Dio ciò che è suo significa riconoscere la dignità di ogni persona, rispettarne la coscienza e contribuire alla costruzione di una società nella quale la giustizia e la fraternità possano trovare concreta realizzazione. È questa anche la nostra responsabilità missionaria: annunciare il Vangelo non soltanto con le parole, ma con le scelte quotidiane, con il servizio ai fratelli e con l’impegno per il bene comune. Chiediamo al Signore di rinnovare in noi la consapevolezza di essere battezzati e inviati, perché, riconoscendo il primato di Dio e adempiendo con responsabilità i nostri doveri nella società, possiamo essere autentici testimoni del Vangelo e strumenti della sua pace.

Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)

«Esiste un grande regno che è in noi e che si chiama coscienza. In questa coscienza c’è un giudice, un giudice infallibile, severo, inesorabile. Egli osserva ogni nostro atto, pesa ogni nostro pensiero, giudica ogni nostro sentimento. Voi potete ingannare il mondo intero, potete nascondere le vostre colpe agli occhi degli uomini, potete persino sfuggire alle leggi e ai tribunali della terra, ma non potrete mai sfuggire a questo giudice invisibile che risiede nel vostro petto. Nessun potere umano, nessuna autorità, nessun re o imperatore ha il diritto di violare questo santuario intimo. È qui che l’uomo s’inchina soltanto davanti a ciò che è giusto, è qui che egli rende conto non a Cesare, ma a Dio.» (Hugo V., I miserabili, trad. it. di A. Lugli, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1983, p. 248).

Preghiera

Signore Gesù,
ti ringraziamo perché non ti lasci imbrigliare
dalle nostre trappole e dalle logiche del potere.
Insegnaci a essere cittadini responsabili della terra,
onesti nel nostro agire e custodi del bene comune.
Ma prima di tutto, Signore,
custodisci tu la nostra coscienza.
Fa’ che non svendiamo mai a nessun “Cesare” di questo mondo
il santuario intimo del nostro cuore,
la nostra libertà profonda e la nostra dignità di figli.
Lì dove il mondo vuole stampare le sue effigi di possesso e di giudizio,
ricordaci che portare la tua immagine è la nostra sola ricchezza.
Aiutaci a renderti ogni giorno ciò che ti appartiene:
la nostra vita, la nostra speranza e la nostra capacità di amare.
Amen.



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