Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40)
In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Commento
Viviamo in un tempo in cui tutto reclama la nostra attenzione e poche cose riescono davvero a trattenerla. Passiamo rapidamente da un pensiero all’altro, da una notizia a un messaggio, da un impegno a quello successivo. Siamo raggiungibili da tutti, eppure non sempre capaci di essere veramente presenti. In questa continua rincorsa, rischiamo di attraversare le relazioni con superficialità, senza concedere alle persone il tempo e l’attenzione che meritano. La domanda rivolta a Gesù da un dottore della Legge risuona allora con particolare forza: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?” (Mt 22,36). La risposta del Signore riconduce tutto all’essenziale: amare Dio e amare il prossimo. Due comandamenti nei quali si raccoglie il senso della Legge e dei Profeti, perché l’amore è il centro capace di dare unità alla vita, orientando pensieri, scelte e comportamenti. Il problema del nostro tempo è anche questo: essere continuamente decentrati, dispersi in mille direzioni, senza un centro che restituisca alle cose il loro giusto peso. Quando tutto sembra urgente, diventa difficile riconoscere ciò che è veramente importante. L’amore, invece, ci insegna a fermarci, a guardare, ad ascoltare. Ci restituisce alla presenza e ci sottrae alla tentazione di passare oltre. Amare significa accorgersi dell’altro, riconoscere che la sua vita merita attenzione e che nessuna relazione autentica può essere ridotta a una parentesi fra mille occupazioni. Benedetto XVI, nell’enciclica Deus caritas est, scriveva: “L’amore cresce attraverso l’amore” (n. 18). In queste parole è racchiusa una verità decisiva: l’amore non rimane vivo se non viene continuamente donato. Si approfondisce nell’incontro, matura nella cura dell’altro e si traduce in gesti concreti. Non basta dichiarare affetto, né presumere di conoscere chi ci sta accanto. Occorre imparare a esserci, dedicare tempo, ascoltare senza fretta e riconoscere ciò che l’altro vive, anche quando non coincide con le nostre attese. Papa Leone XIV, nella Dilexi te, ne mette in luce la forza trasformante: “L’amore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici” (n. 120). L’amore autentico non si lascia imprigionare nelle simpatie, nelle appartenenze o nelle distanze che separano gli esseri umani. Esso cambia il nostro modo di guardare, perché ci permette di riconoscere nell’altro una persona da incontrare, anche quando è diversa da noi o ci mette in difficoltà. L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla. Non è dunque un sentimento da provare occasionalmente, ma una scelta che può trasformare la quotidianità e aprire strade là dove sembravano esistere soltanto muri. Gesù ci indica così la strada per ritrovare l’unità della vita. Amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come sé stessi significa riconoscere nell’amore il criterio fondamentale con cui abitare il mondo. In una società che rischia di consumare tutto rapidamente, persino gli incontri e gli affetti, il Vangelo ci invita a riscoprire la profondità dei legami, la pazienza dell’ascolto e il coraggio di superare le divisioni. Forse abbiamo bisogno proprio di questo: ritrovare un centro che ci impedisca di vivere dispersi, restituendo alle nostre giornate una direzione e alle nostre relazioni la profondità che meritano. In fin dei conti, infatti, non sarà la quantità delle cose fatte a rivelare la verità della nostra vita, ma la capacità di amare che avremo saputo custodire e tradurre in gesti concreti.
Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)
Ogni grande amore comporta il rischio di farci perdere di vista quella che amerei definire la polifonia della vita. Mi spiego. Dio e la sua eternità vogliono essere amati da noi pienamente. Ma quest’amore non deve ne nuocere a un amore terreno ne indebolirlo; deve essere in qualche modo il cantus fìrmus attorno al quale cantano le altre voci della vita. L’amore terreno è uno di quei temi in contrappunto che, pur avendo la loro piena indipendenza, si ricollegano comunque al cantus fìrmus. Là dove il cantus fìrmus è chiaro e distinto, il contrappunto può esprimersi con la maggior potenza possibile. I due sono inseparabili e tuttavia distinti, per usare il linguaggio del concilio di Calcedonia, come la natura umana e la natura divina del Cristo. La polifonia musicale è così vicina a noi e così importante per noi forse proprio per il fatto di essere l’immagine musicale di questo dato cristologico, e quindi anche della nostra vita cristiana? (BONHOEFFER D., Resistenza e resa. Lettere e appunti dal carcere).
Preghiera
Signore Gesù,
Maestro e guida del nostro cammino,
davanti alle domande e alle incertezze del nostro tempo
ci ripresenti l’essenziale:
amare il Padre con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente,
e amare il prossimo come noi stessi.
Insegnaci a non vivere l’amore come un isolato assolo,
ma come una stupenda polifonia.
Tu ci hai pensati e creati diversi,
ciascuno con la propria voce, il proprio timbro e la propria storia.
Dona a ciascuno di noi la grazia di fare la propria parte:
di intonare la nota del perdono dove c’è il conflitto, di offrire l’armonia della consolazione dove abita la solitudine, di sostenere il canto della speranza quando la voce degli ultimi si fa fievole.
Insegna alla nostra vita ad ascoltare la voce del Padre,
perché solo sintonizzandoci sul Suo amore
possiamo intrecciare la nostra voce a quella dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.
Fa’ che la nostra comunità non cerchi l’uniformità,
ma la ricchezza dell’accordo;
che ogni gesto di cura, ogni parola buona e ogni atto di giustizia
diventino note di un unico, grande inno d’amore che sale verso di Te.
Amen.
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