di don Tiziano Cantisani

Una delle esperienze più forti della nostra povera e fragile umanità è il dolore, sia quello che ci riguarda personalmente che quello dei nostri affetti. È un’esperienza che può cambiare la vita.
Tante volte capita che le ferite provocate da questo si trasformino in piaghe che infettano tutta la vita. Ci si chiude nel dolore e si è sempre più amareggiati verso tutto e tutti. C’è un autore inglese, C.S.Lewis, che descrive bene questo cambiamento. Durante le sue conferenze, parlando del dolore diceva che era necessario, che il dolore era come i colpi dello scalpello dello scultore su un blocco di pietra. I colpi che ci fanno così male servono a far uscire fuori la scultura. Quando poi la sua giovane moglie si è ammalata ed é morta ha espresso tutta la forza del suo dolore e della sua rabbia arrivando a scontrarsi fortemente anche con Dio.
La memoria della Beata Vergine Addolorata ci mostra che il dolore non può diventare una tomba, ma che ci si deve aprire all’amore e alla Vita. A lei che vede il suo Figlio innocente condannato come il peggiore dei malfattori morire in croce viene detto dal Figlio stesso “Donna ecco tuo figlio”. È una consegna, ma anche l’invito a non chiudersi nel dolore, a non vivere nel ricordo e nella rabbia di ciò che è stato, ad aprirsi nell’amore, a donarsi agli altri, a sperare in Colui che è Vita.
La Beata Vergine Maria ci insegna a vivere il dolore come occasione feconda per gettare in Dio tutta la nostra vita e fiducia ed aprirci al suo Amore che consola, lenisce, fascia le nostre ferite. È nel suo dolore che Maria è diventata Madre dell’umanità, di quell’umanità che soffre e spera.
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