Il Triduo Pasquale

di don Samuel Corniola

L’espressione Triduo pasquale, non anteriore al 1930, è utilizzata dal Messale Romano per indicare un tempo che va dalla Missa in cœna Domini del giovedì santo alla domenica di Pasqua inclusa. Questi giorni,commemorando il mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo, risplendono come vertice di tutto l’anno liturgico; tuttavia cometriduo2ogni altra celebrazione, anche questi giorni nel soffermarsi su un aspetto particolare del mistero di Cristo lo proclamano nella sua interezza. Nel computo dei giorni del Triduo la celebrazione vespertina del giovedì santo entra quasi come un prologo. In questa liturgia la Chiesa fa memoria dell’istituzione dell’Eucaristia, del sacerdozio ministeriale e del comando dell’amore fraterno. Momenti fondamentali di questa celebrazione sono: la presentazione degli oli sacramentali benedetti dal vescovo nella Messa crismale; la liturgia della Parola (Es 12,1-8.11-14; 1 Cor 11,23-26; Gv 13,1-15); la lavanda dei piedi (facoltativa); la liturgia eucaristica; la reposizione del Ss. mo Sacramento in un altare convenientemente ornato; la spoliazione dell’altare fatta in silenzio al termine della Messa. Nella notte è consigliato ai fedeli sostare per qualche tempo in adorazione presso l’altare della reposizione. Potremmo sintetizzare l’essenza del mistero della Missa in cœna Domini con il sostantivo traditio nella sua doppia accezione: in senso passivo è il Signore a essere consegnato da Giuda nelle mani dei carnefici; in senso attivo è Gesù stesso che si consegna al Padre per la salvezza del mondo e, come segno d’amore, si consegna agli uomini nell’Eucaristia. 

Venerdì e sabato sono giorni in cui per antichissima tradizione non si celebra l’Eucaristia. È errato dire – come ancora molto spesso si sente – che questi sono giorni aliturgici; bisognerebbe chiamarli giorni aneucaristici: infatti il popolo cristiano, anche se non si riunisce per l’Eucaristica, celebra la Liturgia delle Ore e vive intensi momenti di pietà polare (Via CrucisVia Matris; Commento alle sette parole di Gesù in Croce; etc…). La Sacrosanctum Concilium invita a vivere queste giornate digiunando in attesa della Pasqua (cf. 110).

Il venerdì santo si fa memoria della passione e morte del Signore. La comunità cristiana si riunisce non per una celebrazione funebre, ma per la Pascha crucifixionis: il Crocifisso ha già vinto! La struttura rituale prevede la liturgia della Parola (Is 52, 13 – 53, 12; Eb 4, 14-16. 5, 7-9; Gv 18, 1–19, 42) conclusa da una lunga preghiera universale; l’adorazione della Croce; la distribuzione delle specie eucaristiche consacrate il giorno precedente.

Il sabato santo è il giorno in cui la Chiesa tace perché il suo Sposo divino le è stato tolto: segno eloquente di questa assenza è il tabernacolo vuoto. Nel silenzio di questo giorno si ricorda la discesa di Cristo agli inferi dove porta salvezza anche ai morti; inoltre insieme con Maria e i discepoli si attende l’alba della domenica di Pasqua. 

La Veglia pasquale, chiamata da Agostino “madre di tutte le veglie”, è la prima celebrazione della domenica di Pasqua; questo aver messo in relazione la Veglia pasquale con la domenica di Pasqua è una novità del Messale romano del 1970, il Messale edito dopo la riforma liturgica del Vaticano II, ponendo tutto sotto il comune titolo di Dominica Paschæ in Resurrectione Domini. Caratteristica è l’essere per sua natura una celebrazione notturna: questa notte è però una notte illuminata, una notte vinta dalla luce del Crocifisso-Risorto. L’articolazione della veglia si struttura in quattro parti. La prima è la liturgia della luce che ha inizio all’esterno della chiesa con la preparazione e l’accensione del cero pasquale e, dopo una processione in cui per tretriduo1 volte si presenta Cristo come luce del mondo, si conclude in presbiterio con l’antico canto dell’Exsultet. La seconda parte è una lunga liturgia della Parola (9 letture) che ripercorre tutta l’historia salutis e mostra, in ultimo, nella risurrezione di Cristo la chiave di volta della storia umana, certa speranza di tutta la Chiesa. La terza è la liturgia battesimale: la vita di Cristo diventa la via del cristiano; in questa sezione tutta l’assemblea è chiamata a rinnovare le promesse battesimali. Ultima parte è la liturgia eucaristica, approdo di tutto il percorso quaresimale, segno concreto della rinnovata alleanza tra Dio e il suo popolo. La domenica di Pasqua insieme chiude il Triduo santo e apre al Tempo pasquale, tempo in cui, rischiarati dalla luce del cero pasquale, come in “un solo giorno di festa” (NGALC, 22), si celebra la Pasqua del Signore.

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