Caritas Veritatis

L'amore della Verità cerca l'ozio santo (Sant'Agostino)… blog di riflessioni, pensieri e condivisioni cristiane..


IV domenica di Pasqua/A: La Voce tra le voci

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10, 1-10)

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Commento

Nel cuore dell’inverno, mentre Israele celebra la dedicazione del tempio e fa memoria della fedeltà di Dio, Gesù pronuncia parole che dischiudono un orizzonte nuovo. Là dove il popolo riconosceva un luogo santo, egli indica se stesso. Là dove si custodiva una presenza, egli si rivela come la vera e unica Presenza. Quando si definisce “porta”, non offre semplicemente un’immagine, ma rivela la sua identità più profonda. Cristo non conduce a Dio come un maestro tra i tanti: è Egli stesso il passaggio, la soglia vivente attraverso cui l’uomo entra nella comunione con il Padre. La sua umanità e divinità sono la via nuova e definitiva: non più un tempio di pietra, ma un corpo donato, una relazione da accogliere. Entrare per questa porta significa lasciarsi introdurre alla larghezza dell’amore divino. È il passaggio dalla religiosità alla comunione, dalla separazione alla familiarità. Gesù, tuttavia, non si ferma qui: Colui che è porta è anche pastore. Non uno qualsiasi, ma colui che conosce le sue pecore e le chiama per nome. Dio agisce proprio così: non si limita a salvare, ma chiama; non guida a distanza, ma conosce intimamente, perché entra in relazione. Le pecore, da parte loro, ascoltano e distinguono la voce di chi le ama. In mezzo alla molteplicità delle voci che attraversano l’esistenza, il discepolo impara lentamente a riconoscere quella del Pastore. Non perché sia la più forte, ma perché è la più vera, quella che raggiunge il cuore e illumina le domande più profonde. Accanto a questa voce, però, risuonano altre parole: quelle dei ladri e dei briganti. Sono le voci di tutto ciò che si insinua nel cuore dell’uomo promettendo pienezza, ma generando divisione; che illude di offrire libertà, ma conduce alla schiavitù; che seduce con il “tutto e subito”, ma lascia vuoto nel profondo. Il mondo contemporaneo, pur proclamandosi spazio di libertà, conosce forme sottili e pervasive di oppressione: il dominio del possesso, la ricerca esasperata di visibilità, la riduzione della verità a opinione, dell’amore a emozione, della vita a consumo. Sono voci che non riconoscono il volto, non chiamano per nome, non custodiscono la vita, ma la disperdono. Cristo, al contrario, non prende nulla per sé, ma si dona senza riserve. Egli, il Crocifisso-Risorto, non invade, non costringe, non illude: attira, riempie, genera vita in abbondanza. Questa abbondanza non è una questione di quantità, ma la qualità dell’esistenza: è la vita riconciliata, redenta, abitata da Dio, che fiorisce anche nella prova, perché radicata in una comunione che non viene meno. Alla luce di questa parola, la domanda si fa inevitabile e decisiva: quale voce abita il nostro cuore? Quale parola orienta in profondità i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre decisioni? Quando è la voce di Cristo a guidarci — spesso silenziosa, ma sempre decisiva — la direzione della nostra vita cambia, e tutto acquista un senso nuovo.

Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)

“Ritengo che uno dei motivi per cui molti di noi non assimilano realmente questo messaggio di incondizionato amore divino, sia che ci soffermiamo eccessivamente su noi e sui nostri errori. Ci domandiamo senza sosta: chi sono perché il Signore mi ami? E invece dovremmo chiederci: chi sei mio Dio, per amarmi così tanto? Il Signore sa ed accetta il fatto che gli uomini sbaglino, perché tale è la condizione umana, ma dentro di noi c’è qualcosa che, come Simon Pietro, continua a protestare: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore. Sono certo che non mi vuoi Vicino” (cfr. Lc 5,8). La Parola di Dio ci ricorda che Dio ha inviato suo Figlio nel mondo non per condannare ma per amarci sottraendoci all’egoismo e dandoci la pienezza della vita (cfr. Gv 3,16-17). La Parola di Dio ci assicura che Gesù viene come ambasciatore del Padre, come Medico Divino, proprio perché siamo distrutti, contorti e malati. Gesù viene come Buon Pastore proprio perché gli esseri umani si perdono; viene a cercarci perché ci vuole con lui, perché vuole stringerci fra le sue braccia e festeggiare la gioia di averci trovato e di averci nuovamente accanto a lui” (J. POWELL, Perché ho paura di essere pienamente me stesso, Milano, Gribaudi, 2002, 52-53).

Preghiera

Signore Gesù Cristo,
Pastore buono e vero,
oggi la tua Parola ci conduce nel mistero del tuo amore:
tu non sei un estraneo, non sei un mercenario,
ma Colui che entra dalla porta
e conosce le sue pecore una per una.

Tu ci chiami per nome, Signore,
e la tua voce raggiunge il cuore,
anche quando siamo confusi, stanchi, feriti,
anche quando ci siamo smarriti tra mille rumori e abbiamo imparato ad ascoltare troppe voci
che non vengono da Te.

Fa’ che riconosciamo la tua voce,
che non ci lasciamo sedurre da chi promette salvezze facili
e invece ruba la speranza, spegne la fede, divide i fratelli.

Tu sei la Porta, Signore:
la soglia della vita vera,
il passaggio che conduce alla libertà,
la via che apre alla comunione con il Padre.
Donaci di entrare per Te,
di non cercare scorciatoie che illudono
e di non costruire recinti che imprigionano.

Tu sei venuto perché abbiamo la vita
e l’abbiamo in abbondanza:
non una vita fatta di apparenze,
ma una vita piena di grazia, di pace, di senso,
una vita che non muore,
perché radicata nel tuo amore.

O Buon Pastore,
guarda oggi la tua Chiesa:
rendila un gregge unito, docile alla tua Parola,
capace di camminare nella verità
senza paura e senza chiusure.

In questa Domenica dedicata a Te,
ti affidiamo tutte le vocazioni.
Suscita nel cuore dei giovani il desiderio di seguirti,
donando la loro vita senza riserve.
Chiama ancora, Signore:
chiama al sacerdozio, alla vita consacrata,
alla missione, al matrimonio cristiano,
al servizio umile e quotidiano del Vangelo.

Dona alla tua Chiesa pastori secondo il tuo cuore:
uomini capaci di ascoltare,
di amare senza possedere,
di guidare senza dominare,
di servire senza cercare sé stessi.

E dona a ciascuno di noi un cuore disponibile,
perché ogni battezzato sappia rispondere alla propria chiamata,
con fedeltà, con gioia, con coraggio.

Signore Gesù, Buon Pastore,
conducici ai pascoli della vita eterna.
Fa’ che restiamo con Te,
che camminiamo dietro di Te,
che viviamo in Te.

Perché solo in Te
il nostro cuore trova casa,
e la nostra vita trova pienezza.
Amen.



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