Caritas Veritatis

L'amore della Verità cerca l'ozio santo (Sant'Agostino)… blog di riflessioni, pensieri e condivisioni cristiane..


VI domenica di Pasqua/A: La grande promessa di Gesù

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Commento

Siamo giunti alla VI Domenica di Pasqua e il cammino liturgico ci conduce ormai verso la Solennità dell’Ascensione del Signore. Gesù sta per lasciare i suoi e tornare al Padre. Proprio mentre si avvicina il momento del distacco, però, Egli consegna ai discepoli una promessa consolante. Nel Vangelo di oggi, tratto dal capitolo 14 di Giovanni, ci troviamo ancora all’interno del grande discorso pronunciato nel cenacolo durante l’Ultima Cena. I discepoli avvertono il peso della separazione imminente, percepiscono che qualcosa sta per concludersi, e il Signore risponde a questa inquietudine con parole che attraversano i secoli: “Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga con voi per sempre“. La parola “Paraclito” è una delle più profonde del linguaggio giovanneo. Significa Avvocato, Consolatore, Difensore. Cristo stesso è stato il primo Paraclito, venuto nel mondo in difesa dell’uomo peccatore. Ma la sua difesa non assomiglia a quella di un avvocato umano, che tenta di ottenere un’assoluzione o una riduzione della pena. Gesù compie qualcosa di infinitamente più radicale: prende su di sé la condanna dell’uomo, si sostituisce al peccatore, offre la propria vita per coloro che erano perduti. Nessun uomo farebbe questo per il proprio assistito. Solo il Figlio di Dio ha attraversato la morte per amore dell’umanità. Per questo, mentre si prepara a scomparire agli occhi dei suoi, può promettere che essi non saranno lasciati orfani. La sua assenza visibile non coinciderà con un abbandono, ma inaugurerà una forma nuova di presenza: quella dello Spirito Santo, lo Spirito del suo Amore. I Padri della Chiesa chiamavano lo Spirito Santo “il dito di Dio”, perché è Colui che continuamente rimette l’uomo in contatto con Cristo e con il Padre. Non una presenza esterna o distante, ma una presenza interiore, viva, silenziosa e operante nel cuore del credente. Tuttavia questa presenza non si impone. Gesù lega il dono dello Spirito all’amore e all’osservanza dei comandamenti: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. È facile ridurre il cristianesimo a un insieme di norme morali o di precetti esteriori, ma il Vangelo conduce più in profondità. Il comandamento nasce dall’amore. Si obbedisce davvero solo quando ci si scopre amati per primi. Santa Caterina da Siena sintetizzava questa verità con un’espressione semplice e luminosa: “Amore con amor si paga”. L’amore ricevuto da Cristo domanda una risposta d’amore. Osservare la sua Parola significa allora lasciare che la propria esistenza venga trasformata dall’amore stesso di Dio. È in questo spazio interiore che lo Spirito della verità trova dimora. Poco prima Gesù aveva detto di essere “la via, la verità e la vita”; ora promette lo Spirito della verità, Colui che mantiene il credente unito a Cristo e lo introduce nella comunione con Lui. Il mondo, però, non può ricevere questo Spirito. Nel linguaggio di Giovanni il “mondo” non coincide con il creato né semplicemente con l’umanità, ma con quella mentalità chiusa a Dio, ripiegata su se stessa, dominata dall’egoismo, dalla superbia e dall’odio. Si delineano così due modi opposti di vivere l’esistenza: secondo la carne o secondo lo Spirito. San Paolo, nella Lettera ai Galati, scrive: “Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne” (Gal 5,16). La “carne”, nel linguaggio paolino, non indica semplicemente il corpo, ma una vita vissuta senza Dio, centrata esclusivamente su di sé. Vivere secondo la carne significa vivere secondo il mondo; vivere secondo lo Spirito significa invece vivere nell’amore di Cristo. Si tratta di una scelta quotidiana, spesso faticosa, che attraversa tutta la vita del credente. Passare dalla carne allo Spirito è un cammino in salita, segnato da cadute e riprese, da sconfitte e conversioni continue. Nessuno raggiunge immediatamente la perfezione dell’amore. Eppure, ogni volta che si sceglie l’amore, anche nella fatica, il cammino si apre davanti agli occhi e diventa possibile riconoscere una presenza che prima sembrava nascosta. “Voi mi vedrete“, dice Gesù. Il mondo non riesce a vedere questa presenza perché spesso vive già immerso nella morte. Non è difficile accorgersi di quanto vuoto e quanta inquietudine abitino il cuore dell’uomo contemporaneo. Si può possedere molto, correre continuamente, riempire le giornate di impegni e distrazioni, e tuttavia portare dentro una profonda solitudine. Senza Dio il cuore umano lentamente si spegne. Senza amore, la morte entra già nell’esistenza quotidiana. I discepoli, invece, pur attraversando persecuzioni e fatiche, rimangono vivi perché non lasciano spegnere in sé l’amore ricevuto da Cristo. Qui emerge una delle grandi difficoltà del tempo presente: l’incapacità di custodire l’interiorità. Il rumore continuo che attraversa la vita contemporanea soffoca spesso la voce dello Spirito. Internet, social network, immagini, notizie, notifiche incessanti, tendono continuamente a trascinare l’uomo fuori da se stesso, impedendogli di sostare nel silenzio del cuore. Sant’Agostino, nelle Confessioni, descrive con straordinaria attualità questa dispersione interiore: “Gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, il corso dei fiumi, gli spazi dell’oceano, le orbite degli astri, e trascurano se stessi” (Confessioni, X, 8. 15). L’uomo contemporaneo rischia di conoscere tutto tranne la propria anima. Eppure è proprio nell’interiorità che Cristo continua a parlare. È lì che lo Spirito rende presente il Risorto. È lì che l’uomo scopre di non essere orfano, di essere amato senza misura e custodito dentro una presenza che la morte non può cancellare. Solo chi impara lentamente a vivere nello Spirito riesce ad affinare questa sensibilità spirituale e a riconoscere, anche nelle pieghe ordinarie della vita, la presenza silenziosa del Signore risorto.

Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)

“In comunione con Gesù, siamo sotto l’influsso dello Spirito Santo e possiamo essere creativi, agire pienamente in modo nuovo nella lotta per il Regno, la città dell’amore. In Gesù e attraverso Gesù, possiamo affrontare le forze del male e della menzogna inscritte nei cuori e nei gruppi umani, forze che schiacciano la vita, che schiacciano i deboli e gli umili. Non siamo più noi che parliamo, ma lo Spirito Santo in noi. Non siamo più noi che viviamo, ma Gesù in noi. Gesù è venuto a far nuova ogni cosa. In comunione con lui nello Spirito Santo, anche noi possiamo far nuova ogni cosa e fare cose più grandi ancora di quelle fatte da Gesù (Gv 14). In comunione con Gesù, le nostre azioni nascono dalla comunione e sono orientale verso la comunione. Anche le nostre parole sono chiamate a sgorgare dal silenzio della comunione per arrivare al silenzio dell’amore. Siamo chiamati a bere al cuore di Cristo per diventare fonti di vita per gli altri, per dare la nostra vita agli altri” (J. VANIER, Gesù, il dono dell’amore, Bologna 1994,168).

Preghiera

Signore Gesù,
nel Vangelo Tu ci dici: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”.
E noi oggi veniamo davanti a Te con il desiderio sincero di amarti davvero,
non solo con le parole, ma con la vita.

Donaci un cuore docile, capace di ascoltare la Tua voce
e di custodire ciò che Tu ci hai insegnato.
Liberaci da una fede fatta solo di emozioni o abitudini,
e rendici testimoni concreti del tuo amore,
nelle scelte quotidiane, nel perdono, nel servizio, nella verità.

Tu hai promesso che non ci avresti lasciati orfani.
E spesso, Signore, ci sentiamo proprio così:
inermi davanti alle fatiche, smarriti nelle prove,
incerti nel discernere il bene.
Ma Tu ci ripeti: “Io verrò da voi”.

Vieni, Signore Gesù, nelle nostre case,
nelle nostre ferite, nelle nostre inquietudini,
nei luoghi in cui la speranza si spegne.

Manda su di noi il tuo Spirito, il Consolatore,
Spirito di Verità che il mondo non conosce,
ma che il cuore credente può accogliere.
Illumina la nostra mente perché riconosca la tua presenza,
rafforza la nostra volontà perché non venga meno,
purifica il nostro cuore perché diventi dimora di Dio.

Fa’ che non cerchiamo la vita lontano da Te,
perché solo in Te troviamo la vera gioia.
Solo in Te comprendiamo che l’amore non è possesso,
ma dono; non è sentimento passeggero,
ma fedeltà.

Signore, Tu ci dici: “In quel giorno voi saprete che Io sono nel Padre
e voi in me e io in voi”.
Apri i nostri occhi a questo mistero grande:
che la nostra vita è chiamata a rimanere in Te,
come un tralcio nella vite, come un figlio nel cuore del Padre.

Donaci la grazia di vivere nella tua amicizia,
di camminare nella tua luce,
di riconoscerti presente nei sacramenti,
soprattutto nell’Eucaristia,
dove Tu non ci lasci soli,
ma rimani con noi come Pane di vita e promessa di risurrezione.

E fa’ che, amandoti davvero,
possiamo sperimentare ciò che Tu hai promesso:
che il Padre ci ama,
e che Tu stesso ti manifesti a noi.
Amen



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