Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,51-85)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Commento
Nelle domeniche che seguono la Pentecoste, la liturgia ci conduce a

contemplare due grandi misteri della fede cristiana: la Santissima Trinità e il Santissimo Corpo e Sangue del Signore. Dopo aver celebrato il dono dello Spirito Santo, la Chiesa continua a fissare il suo sguardo sul cuore stesso della vita cristiana: il mistero di Dio e il mistero della sua presenza in mezzo a noi. Se viviamo immersi nell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, viviamo anche dell’Eucaristia e nell’Eucaristia. Essa non è semplicemente uno degli aspetti della vita ecclesiale: ne è il centro vitale, la sorgente e il culmine. Per questo la solennità del Corpus Domini ci invita a riscoprire il valore immenso della fede della Chiesa nell’Eucaristia. Essa è il vero tesoro che possediamo in questo mondo; è la realtà più preziosa che custodiamo e celebriamo. È certamente importante costruire opere di carità, promuovere la giustizia, sostenere iniziative educative e sociali. Tuttavia, il cuore da cui tutto nasce e verso cui tutto converge rimane sempre l’Eucaristia. In questo augustissimo Sacramento non ci viene soltanto ricordato ciò che Gesù ha detto o compiuto: è Lui stesso, vivo e vero, che continua a donarsi al suo popolo. La fede cattolica professa che, nella consacrazione, il pane e il vino diventano realmente il Corpo e il Sangue di Cristo. Non si tratta di un simbolo o di una semplice memoria, ma della presenza reale del Signore risorto che rimane in mezzo a noi. Per questo, lungo i secoli, la Chiesa ha custodito con venerazione questo mistero e ha visto anche nei miracoli eucaristici una conferma straordinaria della fede ricevuta dagli Apostoli. L’Eucaristia è il cuore della Chiesa. In essa diventiamo contemporanei dell’unico sacrificio di Cristo sul Calvario; riceviamo i frutti della sua redenzione e veniamo trasformati dal suo amore. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù si presenta come il Pane della Vita. Egli porta a compimento il segno della manna nel deserto e offre all’umanità un nutrimento che dona la vita eterna. Chi si nutre di Lui non rimane nella morte, ma partecipa già ora della vita nuova che sgorga dalla sua Pasqua. L’Eucaristia è il pane del cammino, il cibus viatorum, il nutrimento dei pellegrini. E, a differenza di ogni altro cibo, che viene assimilato da chi lo mangia, nell’Eucaristia avviene qualcosa di unico: siamo noi a essere assimilati a Cristo. Ricevendolo con fede, veniamo progressivamente trasformati in Lui; la nostra vita assume sempre più i suoi sentimenti, il suo modo di amare, di servire e di donarsi. Per questo i santi hanno sempre riconosciuto nell’Eucaristia il segreto della loro santità. Essa è il pegno della nostra immortalità, il sacramento che ci rende partecipi della vita risorta del Signore e ci prepara alla comunione piena con Lui nel Regno. La solennità del Corpus Domini è dunque un invito a rinnovare la nostra fede nella presenza reale di Gesù e a verificare il modo in cui ci accostiamo alla Santa Comunione. Quante volte riceviamo un dono così grande senza la necessaria consapevolezza, senza il raccoglimento e la preparazione interiore che esso richiede? Il Signore continua a offrirsi a noi con infinita umiltà; a noi spetta il compito di accoglierlo con cuore aperto, purificato dal pentimento e illuminato dalla fede. L’adorazione e la processione eucaristica che tradizionalmente accompagnano questa festa manifestano esteriormente ciò che la Chiesa crede interiormente: Cristo è realmente presente in mezzo al suo popolo e continua a camminare con esso nella storia. Quanto più ci lasciamo trasformare dalla sua presenza, tanto più diventiamo segni vivi della sua carità nel mondo. L’Eucaristia non ci allontana dalle necessità dei fratelli; al contrario, ci rende capaci di riconoscere Cristo nei poveri, nei sofferenti, negli ultimi. Chi si nutre del Corpo di Cristo è chiamato a diventare, a sua volta, presenza di Cristo per gli altri. Che questa solennità ravvivi in noi lo stupore davanti al dono dell’Eucaristia e il desiderio di essere, nel mondo di oggi, autentici tabernacoli viventi della presenza del Signore, portando ovunque la luce della fede, la forza della speranza e la concretezza della carità.

Bene-dire (a cura di Mons. Francesco Diano)
Perché c’è tanta fame nel mondo? Perché tantissimi bambini devono morire di fame, mentre altri sono soffocati dall’abbondanza? Perché il povero Lazzaro deve continuare ad aspettarsi invano le briciole del ricco gaudente, senza poter varcare la soglia della sua casa? Certamente non perché la terra non sia in grado di produrre pane per tutti. Nei Paesi dell’Occidente si offrono indennizzi per la distruzione dei frutti della terra, allo scopo di sostenere il livello dei prezzi, mentre altrove c’è chi patisce la fame. La mente umana sembra più abile nell’escogitare sempre nuovi mezzi di distruzione, invece che nuove strade per la vita. È più ingegnosa nel far arrivare in ogni angolo del mondo le armi per la guerra, piuttosto che portarvi il pane. Perché accade tutto questo? Perché le nostre anime sono malnutrite, i nostri cuori sono accecati e induriti. Il mondo è nel disordine perché il nostro cuore è nel disordine, perché gli manca l’amore, perciò non sa indicare alla ragione le vie della giustizia. Riflettendo su tutto questo, comprendiamo le parole con cui Gesù obietta a Satana, che lo invita a trasformare le pietre in pane: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). Perché ci sia pane per tutti, deve prima essere nutrito il cuore dell’uomo. Perché ci sia giustizia tra gli uomini, deve prima germogliare la giustizia nei cuori, ma essa non si sviluppa senza Dio e senza il nutrimento vitale della sua Parola. Questa Parola si è fatta carne, è diventata persona umana, affinché noi potessimo accoglierla e farla nostro nutrimento. Poiché l’uomo è troppo piccolo, incapace di raggiungere Dio, Dio stesso si è fatto piccolo per noi, così che possiamo ricevere amore dal suo amore e il mondo diventi il suo regno. Questo significa la festa del Corpus Domini. Il Signore che si è fatto carne, il Signore che è diventato pane, noi lo portiamo per le vie delle nostre città e dei nostri paesi. Lo immergiamo nella quotidianità della nostra vita, le nostre strade diventano le sue strade. Egli non deve restare rinchiuso nei tabernacoli discosto da noi, ma in mezzo a noi, nella vita d’ogni giorno. Deve camminare dove noi camminiamo, deve vivere dove noi viviamo. Il nostro mondo, le nostre esistenze devono diventare il suo tempio. Il Corpus Domini ci fa capire cosa significa fare la comunione: ospitarlo, riceverlo con tutto il nostro essere. Non si può mangiare il corpo del Signore come un qualsiasi pezzo di pane. Occorre aprirsi a lui con tutta la propria vita, con tutto il cuore: «Ecco, io sto alla porta e busso», dice il Signore nell’Apocalisse. «Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io entrerò da lui, cenerò con lui e lui con me» (3,20). Il Corpus Domini vuole rendere percepibile questo bussare del Signore anche alla nostra sordità inferiore. Egli bussa forte alla porta della nostra vita d’ogni giorno e dice: «Aprimi! Fammi entrare! Comincia a vivere di me!». Questo non può valere soltanto un attimo, come di sfuggita, durante la santa Messa, e poi di nuovo come prima. È un’esperienza che attraversa tutti i tempi e tutti i luoghi. «Aprimi!», dice il Signore. «Come io mi sono aperto per te. Aprimi il mondo, perché io possa entrarvi, e possa così rischiarare la tua mente intorpidita, vincere la durezza del tuo cuore. Fammi entrare! Io per te mi sono lasciato squarciare il cuore». Il Signore dice questo a ciascuno di noi, lo dice alla nostra comunità nel suo insieme: fatemi entrare nella vostra vita, nel vostro mondo. Vivete di me, per essere veramente vivi. Ma vivere significa anche e sempre: donare ad altri. II Corpus Domini è un invito rivolto a noi dal Signore, ma è anche un grido che noi indirizziamo a lui. Tutta la festa è una grande preghiera: facci dono di Te! Dá a noi il vero pane! Arriviamo così a comprendere meglio il Padre nostro, la preghiera per eccellenza. La quarta invocazione, quella per il pane, funge come da collegamento fra le tre invocazioni che riguardano il regno di Dio e le ultime tre che riguardano le nostre necessità. Che cosa chiediamo? Naturalmente il pane per oggi. È la preghiera dei discepoli, che non hanno capitali da parte, ma vivono della quotidiana bontà del Signore: perciò si mantengono in dialogo costante con lui, volgono a lui il loro sguardo, confidano soltanto in lui. E la preghiera di chi non vuole accumulare ricchezze, di chi non cerca una sicurezza mondana, ma si accontenta del necessario per avere tempo da dedicare alle cose veramente importanti. È la preghiera dei semplici, degli umili, di coloro che amano e vivono la povertà nello Spirito Santo. Ma nella domanda del pane c’è un’altra profondità, il termine greco epioúsios, che noi traduciamo con “quotidiano”, non compare da nessun’altra parte, ma è tipico ed esclusivo del Padre nostro. Per quanto gli esperti discutano ancora sul suo significato, molto probabilmente vuole anche dire: dacci il pane di domani, cioè il pane del mondo a venire. In realtà, soltanto l’Eucaristia può essere la risposta a ciò che questa misteriosa parola, epioúsios, vuole indicare: il pane del mondo futuro, che già oggi ci è dato, affinché già oggi il mondo futuro abbia inizio in mezzo a noi. Alla luce di quest’invocazione, la preghiera perché venga il regno di Dio e perché la terra diventi come il cielo assume grande concretezza: con l’Eucaristia il cielo viene sulla terra, il domani di Dio si compie già oggi e introduce nel mondo di oggi il mondo di domani. Ma qui è come sintetizzata anche la richiesta di essere liberati da tutti i mali, dai nostri debiti, dal pericolo della tentazione: dammi questo pane, perché il mio cuore si mantenga vigile, perché possa resistere al male, perché sappia distinguere il bene e il male, perché impari a perdonare e sia forte nella tentazione. Soltanto allora il nostro mondo comincerà a essere veramente umano: se il mondo futuro diventa già in qualche misura l’oggi, se il mondo comincia già oggi a diventare divino. Con la richiesta del pane andiamo incontro al domani di Dio, alla trasformazione del mondo. Nell’Eucaristia ci viene incontro il domani di Dio, il suo Regno già oggi comincia tra di noi. E non dimentichiamo, infine, che tutte le invocazioni del Padre nostro sono espresse col “noi”: nessuno può dire “Padre mio” se non Cristo, il Figlio. Perciò noi, se davvero vogliamo pregare nel modo giusto, dobbiamo farlo con gli altri e per gli altri, uscendo da noi stessi, aprendoci. Tutto questo è significato da quel “camminare insieme col Signore” che è, per così dire il segno distintivo della festa del Corpus Domini. Dopo che Gesù ebbe terminato il suo discorso eucaristico nella sinagoga di Cafarnao, molti discepoli lo abbandonarono: era qualcosa di troppo impegnativo, di troppo misterioso. Le loro attese erano più che altro rivolte a una liberazione politica, tutto il resto sapeva ben poco di concretezza. Non è forse così anche oggi? Quante persone, nel corso degli ultimi cent’anni, se ne sono andate perché a loro avviso Gesù non era abbastanza “pratico”. Quello che poi, da parte loro, sono riusciti a realizzare è sotto gli occhi di tutti. E se il Signore oggi ci domandasse: «Volete andarvene anche voi?». In questa festa del Corpus Domini, insieme con Simon Pietro, noi con tutto il cuore vogliamo rispondergli: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna, e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,68ss.), (J. RATZINGER [Benedetto XVI], Imparare ad amare. Il cammino di una famiglia cristiana, Milano, Cinisello Balsamo/Città del Vaticano, San Paolo/Libreria Editrice Vaticana, 2007, 106-109).
Preghiera
Signore Gesù, Pane vivo disceso dal cielo, nel mistero dell’Eucaristia continui a donarti a noi come nutrimento per il cammino e pegno di vita eterna. Ti rendiamo grazie perché non ci hai lasciati soli, ma hai voluto rimanere in mezzo a noi sotto i segni umili del pane e del vino, per essere la nostra forza nelle prove, la nostra consolazione nelle fatiche e la sorgente inesauribile della tua grazia. Fa’ che accostandoci alla tua mensa non ci abituiamo mai alla grandezza del tuo dono, ma sappiamo riconoscere con stupore e fede la tua presenza reale e salvifica. Tu che hai detto: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna», sostienici nel nostro pellegrinaggio terreno, rafforza la comunione tra noi, guarisci le nostre divisioni e rendici capaci di vivere quella carità che nasce dall’incontro con Te. L’Eucaristia che adoriamo e celebriamo ci trasformi sempre più nel tuo Corpo, perché possiamo essere nel mondo segno del tuo amore, strumenti di pace, testimoni del Vangelo e servitori dei fratelli più poveri e bisognosi. Maria, Donna eucaristica, accompagnaci nel cammino della fede e insegnaci ad accogliere il tuo Figlio con lo stesso amore con cui tu lo hai portato nel grembo. A Te, Gesù, Pane di vita eterna, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen
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