1 novembre: una santità in cammino

Dal vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12)
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i f791b72b0bcf686ee48627a899ce4f04.jpgsuoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Breve commento

La solennità di Tutti i Santi ci aiuta a risintonizzarci sul fine dell’esistenza cristiana, ossia la piena comunione con Dio nell’eternità. La vita cristiana è l’esperienza di un pellegrinaggio in cui l’homo viator, dalla sua nuova nascita nel battesimo cammina verso la pienezza della vita. San Gregorio di Nazianzo scriveva: “Colui che sale non cessa mai di andare di inizio in inizio; non si è mai finito di incominciare. Mai colui che sale cessa di desiderare ciò che già conosce” (Commento al Cantico dei Cantici, 8, 6). Questa visione dinamica è alla base del concetto cristiano di santità: coloro che già hanno raggiunto la meta, sono per noi modelli, sproni ed intercessori presso il Padre, affinché ciascuno di noi possa entrare nello stesso riposo. La santità non è semplicemente questione di “nicchia”, dove accendere lumini, porre fiori, ed esercitare le nostre lodevoli devozioni, ma secondo la pagina evangelica delle Beatitudini, che abbiamo ascoltato, consiste nel confrontarsi sempre di nuovo con Cristo, prototipo di ogni Beatitudine cantata nel Discorso della Montagna. La pagina materna rappresenta la magna charta della vita cristiana, una sorta di costituzione spirituale a cui ciascun discepolo di Cristo deve guardare per incarnare la nuova Legge del Vangelo. Rileggendo ogni singola Beatitudine alla luce della vita di Gesù, si coglie come prima di tutti sia stato Lui a viverle ed incarnarle in pienezza. Al contrario delle leggi semplicemente umane, però, le Beatitudini hanno un plusvalore, quello della felicità che non conosce tramonto. A quale scopo, infatti, essere poveri, afflitti, miti, avere fame e sete di giustizia, essere misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati, insultati, se non c’è qualcosa di più grande e più bello che ci aspetta? La chiave di lettura di questo testo, allora, è proprio questo aggettivo iniziale che caratterizza come un ritornello tutte le beatitudini: Fra'_Angelico_-_Incoronazione_della_Vergine_-_Google_Art_Project.jpgMakàrioi, beati, felici, per sempre! É questa la sfida della santità: giungere al compimento di tutte le nostre attese in Lui, partecipi della felicità eterna. Questa meta, però, richiede il nostro impegno quotidiano di fedeltà al Vangelo. Papa Francesco, nell’Esortazione apostolica sulla santità, Gaudete et Exsultate, dice che per essere santi, occorre imparare a rileggere la propria esistenza e missione nella Chiesa come cammino di santità, in cui ciascuno “possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la propria vita” (n. 24). Questo percorso, naturalmente, si presenta in salita, richiedendo per noi impegno nella fedeltà e fiducia nella forza insostituibile della grazia divina, che è sempre la protagonista della nostra trasformazione. Nello stesso documento, infine, il Pontefice ribadisce con forza che “la vita cristiana è un combattimento permanente. Si richiedono forza e coraggio per resistere alle tentazioni del diavolo e annunciare il Vangelo. Questa lotta è molto bella, perché ci permette di fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita” (n. 158).


Bene-dire (a cura di don Francesco Diano)

«Cari amici, la Chiesa oggi guarda a voi con fiducia e attende che diventiate il popolo delle beatitudini”. “Beati voi, afferma il papa, se sarete come Gesù poveri in spirito, buoni e misericordiosi; se saprete cercare ciò che è giusto e retto; se sarete puri di cuore, operatori di pace, amanti e servitori dei poveri. Beati voi!”. E’ questo il cammino percorrendo il quale, dice il papa vecchio ma ancora giovane, si può conquistare la gioia, “quella vera!”, e trovare la felicità. Un cammino da percorrere ora, subito, con tutto l’entusiasmo che è tipico degli anni giovanili: “Non aspettate di avere più anni per avventurarvi sulla via della santità! La santità è sempre giovane, così come eterna è la giovinezza di Dio. Comunicate a tutti la bellezza dell’incontro con Dio che dà senso alla vostra vita. Nella ricerca della giustizia, nella promozione della pace, nell’impegno di fratellanza e di solidarietà non siate secondi a nessuno!”. “Quello che voi erediterete”, continua il papa in quelle che sono parole sempre attuali, “è un mondo che ha un disperato bisogno di un rinnovato senso di fratellanza e di solidarietà umana. È un mondo che necessita di essere toccato e guarito dalla bellezza e dalla ricchezza dell’amore di Dio. Il mondo odierno ha bisogno di testimoni di quell’amore. Ha bisogno che voi siate il sale della terra e la luce del mondo. (…) Nei momenti difficili della storia della Chiesa il dovere della santità diviene ancor più urgente. E la santità non è questione di età. La santità è vivere nello Spirito Santo”. Una scelta di vita, una scelta che dà senso, una scelta per vivere e testimoniare ciò che ogni cristiano sa: “Solo Cristo è la ‘pietra angolare’ su cui è possibile costruire saldamente l’edificio della propria esistenza. Solo Cristo, conosciuto, contemplato e amato, è l’amico fedele che non delude”.                                                                    (Giovanni Paolo II, GMG 2002, Toronto)

Preghiera

Grazie, Signore, per tutti i santi e le sante, per quelli riconosciuti dalla Chiesa e per quelli che rimangono ignoti anche se con il loro amore hanno sostenuto la vita di tanti fratelli. Grazie, Signore, per tutti i santi e le sante, per quelli che riteniamo degli eroi da venerare ed ammirare e per quelli che ci sono così vicini che non riusciamo a distinguere tutta la loro grandezza e bontà. Grazie, Signore, per tutti i santi e le sante, per quelli che appaiono in piena luce e per quelli che restano avvolti dall’oscurità perché lo straordinario che hanno compiuto è un grande fiume che si disperde nei mille rivoli della trama dei giorni. Grazie per chi ha voluto spendere la sua vita per gli altri senza chiedere nulla in cambio. Grazie per chi ha donato ogni sua energia ai più piccoli e ai più poveri, condividendo la loro penuria, le loro fatiche e le loro speranze. Grazie per chi ha diffuso attorno a sé fiducia ed ottimismo, lottando a mani nude contro il male, senza aver paura di ferirsi. Grazie per chi ci ha fatto intendere il sapore buono del Vangelo, il profumo della tenerezza, e per tutti quelli che ci hanno insegnato a guardare ogni creatura con occhi limpidi e buoni. Per Cristo, nostro Signore. Amen.

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