Credo in un solo Dio, creatore .. di tutte le cose visibili e invisibili”, recitiamo nella nostra professione di fede. Mentre è facile intuire cosa si intenda per cose visibili, meno lo è per le cose invisibili. Tra queste realtà che sfuggono alla dimensione sensibile, ma non per questo sono meno reali, ci sono quegli spiriti puri, intelligenti e volenti, che sono gli angeli. Angelo, parola derivante dal greco “anghelos”, ossia “annunciatore”, come ci ricorda San Gregorio Magno, indica più che il nome, la funzione di queste creature misteriose e meravigliose, che è appunto quella di annunciare la volontà di Dio e portare la sua Parola al mondo (cfr. Omelia 34, 8). Il Vangelo di questa festa, attraverso le parole di Gesù, “vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo” (Gv 1,51), ci introduce nella dimensione celeste della comunione dei santi, quella degli spiriti puri, posti totalmente al servizio di Dio e del suo Regno. Se pensiamo a queste figure, ci rendiamo conto come anche quando siamo soli, in realtà non lo siamo, perché secondo gli imperscrutabili disegni divini la loro presenza ci accompagna in modo misterioso e provvidenziale. Essi ci pongono in contatto con Dio, vegliando sulla nostra vita e accompagnandoci alla méta, per farci un giorno loro compagni nell’eternità beata. Il racconto del libro dell’Apocalisse ci aiuta anche a comprendere come questo cammino non sia privo di ostacoli, in quanto accanto all’esercito degli angeli che aderiscono alla volontà di Dio, vi è un’altra turpe masnada di angeli ribelli, lontani da Dio e che cercano, con le loro tentazioni e fatue macchinazioni, di attirare gli uomini nel loro medesimo baratro (cfr. Ap 12, 7-12). Nel mondo dello spirito, dunque, si consuma una silenziosa e violenta battaglia fra Dio e il male, fra chi aderisce alla sua volontà e chi vi si ribella. Se è certo che Cristo ha già vinto con la sua Pasqua, schiacciando una volta per sempre il potere di satana, dall’altra parte – per il mistero della libertà umana -, fino alla fine dei nostri giorni rimane aperta questa lotta invisibile nei singoli cuori umani. In ogni coscienza umana, infatti, che è un vero campo di battaglia tra lo Spirito Santo e lo spirito del male, si consuma ogni giorno la lotta spirituale fra la libera adesione al volere divino e l’eventuale suo rifiuto. Scriveva Dostoevskij: “Il diavolo combatte con Dio e il campo di battaglia è il cuore dell’uomo” (I fratelli Karamazov). Dio, però, non ci abbandona a noi stessi in questo combattimento. Michele, il capo delle milizie celesti, è il supremo comandante della battaglia, dal momento che ricorda all’umanità – secondo il significato del suo nome “chi è come Dio?” – che nessun altro, nonostante la sua illusoria forza e pomposa ostentazione, potrà mai sostituirsi al Padre Celeste. Gabriele, “fortezza di Dio”, che interviene nei momenti più importanti della storia della salvezza, come l’annuncio della nascita del Battista a Zaccaria e dell’Incarnazione del Verbo a Maria, è sempre pronto a rivelare la Parola salvifica di Dio al mondo, dando forza e vigore alla battaglia spirituale. Raffaele, “medicina di Dio”, come con Tobi nel libro di Tobia, è sempre pronto a curare in nome di Dio le sofferenze e le ferite causate da questa tenzone, per aiutare l’umanità a rialzarsi e proseguire il cammino verso la Patria con il suo accompagnamento e custodia. Senza temere gli strepiti di questo combattimento invisibile contro la tentazione e il peccato, oggi in modo particolare, facciamo risuonare con fede nei nostri cuori le parole del salmista: “L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia” (Sal 34, 8-9)

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