Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1, 7-11)

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Commento

La Festa del Battesimo di Gesù, con la quale si conclude il tempo di Natale, oltre ad essere la “porta” cronologica al Tempo Ordinario, quello in cui la Chiesa ci fa guardare con maggiore enfasi al ministero pubblico di Gesù, ne rappresenta anche il passaggio teologico. Dalla vita familiare e nascosta, fatta di crescita silenziosa, lavoro, formazione, studio, Gesù, attraverso questo segno profetico del battesimo, entra nella seconda fase della sua esistenza, quella dell’annuncio del Regno. Di cosa si tratta esattamente? Come si deve intendere il battesimo di Gesù? Questo evento della vita di Gesù, secondo la felice intuizione di San Giovanni Paolo II, è uno dei misteri “luminosi” del santo Rosario, perché “mentre Cristo scende, quale innocente che si fa ‘peccato’ per noi, nell’acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto per noi, mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende” (Rosarium Virginis Mariae, n. 21).

Giovanni il Battista ha un ruolo centrale in questo evento, che rappresenta in qualche modo anche il compimento del suo ministero. Dopo aver preparato la via a Gesù, preparandogli un popolo ben disposto con l’invito alla conversione e questo segno penitenziale che era il suo battesimo, ora come testimone privilegiato, deve aprire la missione del Figlio. Giovanni, come in tutta la sua vita, anche al Giordano ha il compito di annunciare la sua identità. Egli è l’atteso, “il più forte”, la vera attesa di Israele e dell’umanità. Il Battista è consapevole che la sua missione è solo un bagliore della vera luce di Cristo, che non battezzerà semplicemente con l’acqua come segno di conversione e di purificazione, ma condurrà il popolo alla pienezza della vita dello Spirito, dando un’esistenza nuova e trasfigurata, mediante la sua presenza.

Gesù aveva veramente bisogno di farsi battezzare? Vero Dio e vero uomo, Egli non aveva peccati di cui pentirsi e di cui farsi perdonare, ma la condiscendenza del Padre lo pone come compagno dei peccatori, perché essi stessi possano giovare della sua presenza. Sarà la sua morte e resurrezione, qualche anno dopo, il vero battesimo di Gesù. Lui stesso lo ha detto: “C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sarà compiuto!” (Lc 12, 49).

L’evento del Giordano, allora, si presenta come un segno profetico della Pasqua, come accadimento rivelativo della sua sorte futura. Gesù si fa compagno della schiera innumerevole di peccatori che si accostano al segno di purificazione di Giovanni, per farci comprendere che la sua venuta nel mondo e il suo ministero saranno finalizzati a dare la vita nuova al mondo. Scrive San Massimo di Torino: “Il Signore Gesù venne al battesimo e volle che il suo corpo santo fosse lavato dall’acqua. Ma qualcuno potrebbe chiedere perché egli che è santo volle essere battezzato. Ascolta perché: Cristo non volle essere battezzato per essere santificato dalle acque, ma per santificarle lui stesso sì che, mentre ne veniva purificato, fosse lui a purificare quelle acque che toccava […] Cristo dunque si offre al battesimo precedendoci, perché i popoli cristiani gli tengano dietro con fiducia” (Discorso 100 sull’Epifania). Questo atteggiamento di Gesù di condiscendenza e vicinanza ai peccatori ha molto da dire anche a noi che, pur essendo peccatori e non avendo alcun merito per noi stessi, spesso ci atteggiamo a giudici dei nostri fratelli, sentendoci autorizzati a dire e giudicare tutto e tutti, con la supponenza di essere superiori e perfetti. San Paolo ci ricorda: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio” (2Cor 5,21). Se il Figlio di Dio si è abbassato così, facendosi peccato per noi, chi siamo noi –veramente peccatori – per ritenerci al di sopra degli altri?

Il Battesimo, infine, come evento teofanico, cioè di rivelazione della Trinità, sancisce l’apertura del cielo, il ripristino della comunicazione tra Dio e l’uomo che Gesù è venuto a realizzare con la sua venuta nel mondo e con il suo mistero pasquale. Mentre manifesta questa sua vicinanza all’umanità fragile e peccatrice, Egli, come Figlio prediletto è in questa comunione-comunicazione con il Padre e lo Spirito, perché la stessa umanità – in Lui – possa diventarne partecipe. Il mistero del Natale, allora, giunge al suo compimento: Dio si fa uomo, assumendo su di sé tutta la condizione fragile e mortale, perché l’uomo diventi Dio, ossia entri in contatto con il divino, partecipando della sua natura. Questo miracolo è già avvenuto per noi nel nostro battesimo, quando immersi nella morte e resurrezione di Gesù, siamo stati resi partecipi come figli nel Figlio della sua stessa natura. Passando al Tempo Ordinario, dopo le festività natalizie, siamo invitati a riscoprire sempre di nuovo nella nostra quotidianità, questa iniezione di luce che abbiamo ricevuto all’inizio della nostra vita cristiana e che dobbiamo imparare a vivere ogni giorno, come creature fragili, peccatrici, ma redente e inserite in un progetto di santità e di eternità.

Bene-dire (a cura di don Francesco Diano)

«Un tentativo di rendermi conto dell’amore di Dio è stato per me la meditazione sul battesimo di Gesù (Lc 3,21s.). Gesù si cala nel Giordano, nell’acqua che è carica della colpa dei molti che si sono fatti battezzare nel fiume da Giovanni. Mentre entra in acqua, il cielo si apre sopra di lui. E Dio gli dice: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto».
Nella meditazione ho sperimentato la realtà di questo amore quando ho sovrapposto consapevolmente la frase «Tu se il mio figlio prediletto» alla paura, all’oscurità, al fallimento, alla mediocrità, alla menzogna esistenziale in me. Ho tentato di calarmi nell’acqua del mio inconscio, nel regno delle tenebre in cui ho rimosso tutto quanto fugge alla luce del sole, ciò che non mi va di guardare alla luce del giorno. Per me è una bella immagine del battesimo di Gesù il fatto che il cielo sopra di lui si sia aperto proprio quando egli si è calato nelle profondità del Giordano. Il cielo vuole aprirsi anche sugli abissi della mia anima. Ma devo avere il coraggio di calarmi in tali abissi, per percepire là in fondo, con un suono nuovo, le parole: «Tu sei il mio figlio prediletto»; «Tu sei la mia figlia prediletta». Solo quando ho sovrapposto alla mia esistenza concreta la frase secondo cui sono il figlio prediletto, essa mi ha toccato nell’intimo, donandomi la pace interiore. Ogni parlare che si fa dell’amore di Dio ci lascia indifferenti se non giunge alle esperienze della nostra vita quotidiana.
Gesù si cala nei flutti della colpa, nell’inconscio, nella pulsionalità, negli elementi della terra, come lo rappresentano sempre le icone. Calandosi in essi, prega tanto intensamente che il cielo si apre sopra di lui, che quanto è essenziale prorompe e la luce di Dio risplende sopra di lui. È un profondo desiderio anche mio quello di saper pregare in modo tale che il cielo si apra sopra di me, che l’amore di Dio rifulga nelle profondo del mio inconscio, negli abissi della mia colpa. E anelo a saper pregare anche per gli altri, in modo tale che il cielo si apra sopra di loro. Pregare significa aprire il cielo sopra le persone, in modo che sia loro consentito di sentire il rapporto con Dio come la loro unica salvezza.
Gesù sente dal cielo aperto la voce di Dio che è rivolta a lui: «Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto» (Mc 1,11). Questo è anche il mio anelito più profondo, l’essere il figlio prediletto di Dio, non essere rispettato, ammirato e amato solo dagli esseri umani, bensì da Dio, la causa prima di ogni esistenza, il creatore del mondo».

(A. GRÜN, Apri il tuo cuore all’amore, Queriniana, Brescia, 2005, 20-23).

Preghiera
O Padre, che nel battesimo del Giordano
con l’autorità della tua voce
e la discesa dello Spirito
ci hai presentato solennemente
il Signore Gesù come l’Unigenito che tu ami,
dona a chi,
rigenerato dall’acqua e dallo Spirito,
è diventato tuo figlio
di vivere senza smarrimenti
secondo il tuo disegno di amore.
Amen

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