Dal Vangelo Secondo Marco (Mc 16,1-7)

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salòme comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».   

Commento

Sant’Agostino definisce la Veglia Pasquale «la madre di tutte le veglie». Dopo lo strepito e il dolore del Venerdì Santo, il silenzio eloquente del Sabato di attesa e preghiera, in cui abbiamo adorato il Cristo crocifisso deposto dalla croce, sepolto, la notte splende in un modo nuovo. All’inizio, con il rito della luce, con forza e fede si proclama Lumen Christi, “Cristo è la Luce del mondo”, Colui che vince le tenebre del peccato e della morte!

Dopo il lucernario con la benedizione del fuoco e l’accensione del cero pasquale, la seconda parte della Veglia propone la ricchezza dei brani biblici sulla Pasqua. Commentarli tutti sarebbe impossibile, ma ciascuno è invitato a soffermarsi su quello che più lo colpisce. Lo sfondo con cui ascoltare questi brani, però, è sempre Cristo, il vero compimento di ogni profezia e Scrittura. Nel Venerdì Santo, abbiamo riflettuto sul senso della morte del cristiano, una morte che può comprendersi solo alla luce della morte di Cristo, in cui Dio non si è accontentato di dirci qualcosa, ma ha voluto attraversare questa “porta” misteriosa, per farci da apripista. Nella notte santa siamo invitati a contemplare il punto di arrivo di questo cammino, il passaggio (Pesah), l’ingresso definitivo nella Vita. Dobbiamo richiamare alla mente quanto dice Paolo nella 1Cor: “se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1Cor 15, 14). Ci crediamo veramente? Su cosa si fonda la nostra fede? È questo lo specifico del cristianesimo: noi adoriamo e crediamo in Cristo, lo stesso Crocifisso, che per la potenza del Padre è Risorto.

La celebrazione annuale della Pasqua non può essere vissuta con abitudine e superficialità. Ciascuno di noi deve chiedersi sempre di nuovo questo: quale ricaduta ha questo evento straordinario nella mia vita? Faccio esperienza di questa vita nuova in me? Se le mie miserie, le mie infedeltà, le mie sconfitte, le vivo insieme a Lui, a somiglianza della sua morte, così la mia vita, nel mistero della sua Risurrezione, si trasfigurerà e andrà in una direzione nuova. Tutto in questa veglia parla di novità: il fuoco nuovo, il canto nuovo (alleluia), l’acqua nuova del battesimo e la nuova Eucaristia, celebrata dopo due giorni di attesa. La mia vita, a somiglianza di questi segni liturgici rinnovati, sarà veramente nuova? Siamo noi, come il fuoco, a dover divenire luce per gli altri, a rischiarare le tenebre che ci circondano, con la limpidezza, lo splendore e il calore della nostra testimonianza; siamo noi, come il canto, a dover allietare di nuova armonia le relazioni umane nelle quali siamo inseriti, portandoci l’amore di Cristo; siamo noi, come l’acqua nuova, a dover purificare e dissetare, riscoprendo la bellezza del nostro battesimo; siamo noi, come il Pane Eucaristico, a dover divenire dono gratuito e disinteressato per i fratelli. Vivere pienamente la Pasqua significa anzitutto riscoprire la propria dignità battesimale. Lì, nel nostro battesimo, una volta per tutte Cristo ha sposato la nostra vita: siamo stati sepolti con Lui per risorgere con Lui. Troppo spesso, però, noi siamo tentati di tornare alle tenebre, quasi che la Luce ci abbagli o sembri toglierci lo spazio della nostra libertà. Sant’Agostino afferma: “ora siccome da questo siamo stati liberati col battesimo, come passando attraverso il Mar Rosso, rosso cioè per il sangue santificante del Signore crocifisso, non voltiamoci più indietro con il cuore verso l’Egitto, ma attraverso le varie tentazioni del deserto, con la sua guida e protezione, camminiamo verso il regno” (Discorso 223/E, 2).

Un ultimo sguardo va al brano evangelico della Veglia Pasquale: non si tratta evidentemente della descrizione dettagliata di quanto avvenuto nel sepolcro. L’evento della Risurrezione è qualcosa di assolutamente trascendente e inspiegabile. Nessun uomo può comprenderlo! I dettagli di come la divinità del Verbo Incarnato insieme alla sua anima umana siano tornate nel corpo del Figlio per glorificarlo, resta un inspiegabile dato di fede. Non possiamo conoscerne le modalità, è Mistero! Il Vangelo, però, ce ne mostra gli effetti e ne attesta la verità. Un ruolo centrale, nella narrativa del racconto pasquale, è rivestito dalle donne. Piene di pietà e di amore, si recano al sepolcro per omaggiare il corpo del Signore. Sono loro le prime a vedere la pietra divelta. Ad esse, secondo il diritto ebraico, non era attribuita alcuna credibilità in un processo. La loro testimonianza non poteva avere valore. Perché dunque Cristo ha deciso di affidare proprio a loro, la prima testimonianza umana della sua resurrezione? San Paolo è sempre illuminante: “quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti” (1Cor 1, 27). La scelta di Cristo, di essere testimoniato prima dalle donne, ci dice molto sul modo di fare di Dio. Il movimento della novità di cui abbiamo parlato a proposito del fuoco, del canto, dell’acqua e dell’Eucaristia, si presenta anche in questo annuncio. Non è un caso che sia proprio un giovane, un fanciullo, segno della vita nuova del Cristo Risorto, a comunicare la bella notizia alle donne. Ciò che veramente rinnova e ringiovanisce, infatti, è la vita nuova di Cristo, il cui annuncio passa attraverso la debolezza dell’umanità, per manifestare tutta la potenza di Dio. Da 2000 anni, la comunità dei discepoli, partendo da quelle povere donne, non fa che annunciare all’umanità di ogni tempo, luogo, epoca, razza e lingua, che “Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto” (Mc 16,6). Non un altro, ma proprio Lui, colui che abbiamo visto miseramente spirare sulla Croce ignominiosa, ora è vivo. Ha vinto la morte! Da quell’invito iniziale, con la potenza dello Spirito Santo, la Chiesa vive di questo annuncio e non si ferma nella sua missione, finché l’ultimo uomo nato in questo mondo, non sia stato raggiunto da questa luce e da questa gioia infinita.

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