Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 2,1-12)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Commento

Il brano del Vangelo di questa domenica introduce la prima parte del Vangelo di San Giovanni, il cosiddetto “libro dei segni”, che si compone dei capitoli 2-12. In questa prima parte, l’Evangelista presenta alcuni segni profetici di Gesù, attraverso i quali il Messia prepara il suo passaggio pasquale, che sarà il contenuto della seconda parte del Vangelo, “il libro della gloria” (capp. 13-21). Il contesto di questo episodio è molto significativo: si tratta di una festa di matrimonio. Non essendoci una descrizione degli sposi, si può parlare di matrimoni privati: la sposa non è menzionata; lo sposo viene menzionato solo alla fine, quando il maestro di tavola lo loda per aver mantenuto il buon vino fino alla fine. La “madre e suo figlio” sono i veri protagonisti delle nozze. Sembrano, in verità, “gli sposi” di questo evento. Gesù è invitato a questa festa di nozze e gradualmente si rivela come il vero Sposo dell’umanità: non solo è uno degli invitati, ma è il protagonista principale della storia. Volutamente, prima di presentare Gesù e i suoi discepoli, Giovanni testimonia la presenza di Maria. Questa presenza mariana è registrata solo due volte nel vangelo di Giovanni: a Cana, dove accade il primo dei segni di Gesù, e sotto la croce (Gv19,26-27), dove si compie la missione del Figlio, con la sua elevazione per la nostra salvezza. Maria è presente in maniera costante e discreta lungo tutta la storia della salvezza. Ella, da perfetta discepola e madre, riconosce il disagio degli sposi e degli ospiti e intercede presso il Figlio, perché ristabilisca la gioia della festa. La risposta di Gesù, che a una lettura superficiale può sembrare un po’ ruvida e scortese nei confronti della Madre, sottolinea invece che solo “nell’ora” di Pasqua potrà restituire all’umanità la gioia vera, piena e definitiva, che è priva dello spirito della festa, a causa del peccato e della distanza da Dio. Allo stesso tempo, il Maestro dà un segno della sua identità e Maria ne è consapevole. L’espressione usata nei confronti della Madre, quella di “donna”, non è una mancanza di amore e di rispetto per sua Madre, ma è un richiamo ad Eva, la sposa di Genesi. Maria è la Nuova Eva, la perfetta discepola e la rappresentazione di tutto Israele, ma anche di tutta l’umanità. Maria ripete le parole poste sulla bocca del popolo, che decide di aderire all’Alleanza, e contenute nel libro dell’Esodo: “Ciò che il Signore ha detto, lo faremo” (Es 19, 8). Subito dopo si dice che c’erano sei pesanti giare di pietra per la purificazione rituale degli ebrei. Questo numero non è casuale, ma indica un certo stato incompleto: non è sette, ma sei; manca qualcosa. È un piccolo dettaglio, molto significativo. I contenitori erano sempre pieni, soprattutto durante una festa. Eccoli, invece,vuoti! Come è possibile? L’osservanza delle leggi della purezza, simboleggiate dai sei vasi, ha esaurito tutte le sue possibilità. L’antica legge ha svolto il suo compito di preparazione delle persone a potersi unire nella grazia e nella giustificazione davanti a Dio. Ora però, le giare della vecchia alleanza sono vuote! Essa non è più in grado di generare nuova vita. Solo Cristo può portare questa novità. Qual è la novità che Egli porta ogni giorno nella mia vita? In che modo la sua presenza trasforma la nostra vita? Siamo capaci di ricevere questa novità, oppure siamo ancora legati alle logiche dell’uomo vecchio? Gesù offre le istruzioni per il rinnovamento: è necessario che i vasi vengano riempiti d’acqua fino all’orlo. Ciascuno di noi ha da offrire qualcosa per essere trasformato dal Signore: l’uomo deve realizzare ciò di cui è capace, offrendo ciò che ha, per quanto possibile, ma sarà Gesù, che dona in eccedenza, a trasformare l’acqua dell’umanità nel vino della divinità. Si passa così dall’Antico al Nuovo Testamento, dal primato dello sforzo umano di purificazione, sempre insufficiente, a quello della grazia divina, che non fa che restituire a ciascuno la gioia della celebrazione. Chi vive questa esperienza, sperimentando che la propria umanità da sola non ha la capacità di salvarsi, ma che ha bisogno di un di più, saprà riconoscere questo “di più” in Cristo e crederà in Lui. Abbiamo anche noi questa consapevolezza? La vita cristiana è in gioco in questa doppia sfida: siamo chiamati a fare tutto il possibile per rispondere all’amore di Dio, ma abbiamo anche la certezza che la sua grazia è sempre più grande, così sappiamo che la sua grazia ci basta. Scrive sant’Ignazio di Loyola a questo proposito: « Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo che in realtà tutto dipende da Dio » (cfr Pedro de Ribadeneira, Vida de San Ignacio de Loyola). Dopo aver riempito le anfore, Gesù chiede che si prenda un campione del loro contenuto da portare al maestro di tavola. Chi è questo maestro? È colui che ha il compito di dirigere la festa, un annunciatore, un testimone. Egli non sa da dove viene il vino nuovo, ma i camerieri sì. Il maestro della tavola, il rappresentante dell’Antico Testamento, riconosce pubblicamente che il Nuovo è migliore! Egli ha il ruolo di scoprire il segnale. È come una sentinella, che deve dare l’annuncio di qualcosa che sta accadendo. È assimilabile alla figura della sentinella nel libro del profeta Isaia: “Qualcuno mi grida da Seir: «Guardia, che ore è la notte? Sentinella, che ore sono di notte? La sentinella risponde: “Viene il mattino, ma anche la notte; se vuoi chiedere, chiedi, ma torna ancora» (Is 21,11-12). Noi, come i profeti, siamo chiamati a riconoscere con attenzione i segni del passaggio del Signore nella nostra vita e in quella degli altri, testimoniando la sua presenza nella nostra vita. Chiediamoci: sono attento a riconoscere questi passaggi del Signore? Quanta grazia ho sprecato nella mia distrazione e superficialità? Dove prima c’era l’acqua per i riti di purificazione dei Giudei, ora c’è il vino della festa. Un vino abbondante e di ottima qualità. Più di seicento litri, quasi alla fine della festa! Qual è il significato di questa abbondanza? Che ne è stato fatto del vino avanzato? Ancora oggi, il nuovo popolo di Dio, la Chiesa, sta bevendo questo vino! Papa Francesco, commentando questo episodio evangelico ha affermato: “Sì, il Signore continua a riservare quel buon vino alla nostra salvezza, così come continua a sgorgare dal costato trafitto del Signore. La conclusione del racconto suona come una frase: «Così, a Cana di Galilea, Gesù iniziò i suoi segni. Ed egli rivelò la sua gloria, ei suoi discepoli credettero in lui» (v. 11). Le nozze di Cana sono molto più del semplice racconto del primo miracolo di Gesù. Come in uno scrigno, custodisce il segreto della sua persona e lo scopo della sua venuta: lo Sposo tanto atteso dà inizio alle nozze che si svolgono nel mistero pasquale. In questo matrimonio, Gesù lega a sé i suoi discepoli con una nuova e definitiva Alleanza. A Cana i discepoli di Gesù diventano la sua famiglia e a Cana nasce la fede della Chiesa. Tutti noi siamo invitati a quel matrimonio, perché il vino nuovo non mancherà più” (Francesco, Udienza generale, 8 giugno 2016).

Un pensiero su “II domenica del T.O./C: Il vino che non mancherà più

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