Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». 

Commento

Con il digiuno di questa giornata, arricchito dal gesto simbolico dell’imposizione delle ceneri sul nostro capo, iniziamo solennemente il tempo della Quaresima, uno dei cosiddetti “tempi forti” dell’anno liturgico. Quest’anno, accogliendo l’invito del Santo Padre Papa Francesco ad offrire il digiuno e le preghiere di oggi per implorare il dono della pace in Ucraina, ci sentiamo ancora più fortemente coinvolti in questo esercizio spirituale molto caro a noi cristiani, a cui si uniscono anche tanti fratelli e sorelle di buona volontà. Gesù ci ricorda nel Vangelo che alcune specie di demoni non si scacciano se non “con la preghiera e il digiuno” (Mt 17,21). Il flagello della guerra, che è una vera festa per il maligno, perché semina odio, morte e distruzione, non si può scacciare se non così. La Parola di Dio, che è uno degli alimenti principali del tempo di Quaresima, ci aiuta nella liturgia odierna a riflettere attentamente sulla qualità della nostra preghiera e del nostro digiuno. La preghiera cristiana non può mai essere un semplice esercizio di consolazione psicologica, ma è invece un dialogo profondo con il Padre, da realizzare in piena fiducia e totale confidenza nella sua presenza e nella sua opera di salvezza. Ogni tendenza ad esteriorizzare troppo la vita di preghiera, a renderla oggetto di ammirazione e di ostentazione, è contrario all’insegnamento vero di Gesù. Il luogo della vera preghiera è la camera, non da intendersi nel senso materiale del termine, quanto in quello spirituale, da intendersi come la cella più intima della nostra vita, ossia il cuore. Il tempo di Quaresima, dunque, come occasione propizia e feconda per migliorare la qualità della nostra preghiera, ci invita a coltivare maggiormente questo dialogo intimo, personale, profondo e nascosto con il Padre. È li solo che possiamo veramente trovare noi stessi, conoscendo la nostra piccolezza davanti a Lui e il bisogno di essere salvati. Papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima 2022 ci ricorda: “Abbiamo bisogno di pregare perché abbiamo bisogno di Dio. Quella di bastare a noi stessi è una pericolosa illusione. […] Nessuno si salva da solo, perché siamo tutti nella stessa barca tra le tempeste della storia; ma soprattutto nessuno si salva senza Dio, perché solo il mistero pasquale di Gesù Cristo dà la vittoria sulle oscure acque della morte. La fede non ci esime dalle tribolazioni della vita, ma permette di attraversarle uniti a Dio in Cristo” (n. 2). Accanto al miglioramento della qualità della nostra preghiera, siamo anche condotti a dare il giusto valore all’altra tipica opera quaresimale, quella del digiuno. Esso – secondo la prospettiva cristiana – non è mai una dieta, o soltanto un esercizio di ascesi, di forza di volontà, di rinuncia, quanto una vera esperienza di condivisione. Esso ha certamente la finalità di condurci a rinunciare per riscoprire l’essenziale che c’è in noi, perché privarsi del cibo, del divertimento, del rumore, di ciò che piace, porta a valorizzare ciò che nella nostra vita è prioritario, guarendo il rapporto con il nostro corpo e riequilibrandoci nel primato dello Spirito. Tutto questo, però, non è completo, se manca dell’esperienza della carità: se il cristiano rinuncia, lo fa sempre per condividere e per donare. I bei “fioretti” della Quaresima, infatti, se non sono coronati da una vera crescita nell’amore verso i fratelli, ossia da un’autentica carità, restano totalmente vani. San Paolo è chiaro su questo: “E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe” (1Cor 13,3). Dalla preghiera e dal digiuno scaturisce infine l’elemosina, che secondo l’etimologia greca della parola, è “esercizio di misericordia”. Per vivere questa misericordia, non basta dunque lavarsi la coscienza gettando qualche monetina nel cestino delle offerte la domenica in chiesa, o farne cadere distrattamente qualcuna nella mano del povero che incontriamo per strada soltanto per togliercelo di mezzo, o addirittura fare qualche bonifico bancario a istituzioni umanitarie per sentirci a posto. Essa, invece, richiede una vera conversione nel nostro modo di approcciare gli altri, guardarli e accoglierli con lo stesso sguardo di Gesù, esserci per loro, prima che dare loro qualcosa di materiale. A tal proposito, nel Messaggio già citato, il Papa ci ricorda: “Se è vero che tutta la nostra vita è tempo per seminare il bene, approfittiamo in modo particolare di questa Quaresima per prenderci cura di chi ci è vicino, per farci prossimi a quei fratelli e sorelle che sono feriti sulla strada della vita (cfr Lc 10,25-37). La Quaresima è tempo propizio per cercare, e non evitare, chi è nel bisogno; per chiamare, e non ignorare, chi desidera ascolto e una buona parola; per visitare, e non abbandonare, chi soffre la solitudine. Mettiamo in pratica l’appello a operare il bene verso tutti, prendendoci il tempo per amare i più piccoli e indifesi, gli abbandonati e disprezzati, chi è discriminato ed emarginato” (ibidem).

Un pensiero su “Mercoledì delle Ceneri 2022: al cuore della vita cristiana

  1. “La Quaresima è tempo propizio per cercare, e non evitare, chi è nel bisogno; per chiamare, e non ignorare, chi desidera ascolto e una buona parola; per visitare, e non abbandonare, chi soffre la solitudine.”
    Grazie don Luciano per queste parole che mi da tanto da riflettere!
    Dio Vi benedica sempre!

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