I personaggi dell’Avvento: 1. Isaia

di don Andrea Giovita

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Michelangelo Buonarroti, Isaia (part.), Cappella Sistina, sec. XVI.

Il nome Isaia (ebraico “Yeshaia”) significa salvezza. Un’antichissima tradizione ha assegnato all’Avvento la lettura del profeta Isaia, perché in esso si trova l’eco della grande Speranza che ha confortato il popolo eletto durante i secoli duri e decisivi della sua storia. La prima domenica d’Avvento leggiamo la meditazione sulla storia d’Israele (cfr. Is 63-64). Il profeta ricorda i molteplici interventi di salvezza di Dio nel passato che l’uomo, a causa della ribellione e del peccato, ha sempre disprezzato (cfr. Is 63,7-14; 64,1-6). Atteggiamenti che hanno portato al drammatico silenzio di Dio che sembra aver dimenticato il suo popolo. Parlare di “Isaia” significa parlare di una vicenda storica che coinvolge un popolo per almeno due secoli. Alla stesura del libro hanno contribuito, almeno tre mani o tre scuole.

Il Primo Isaia (capp. 1-39) presenta la Speranza e la Fiducia in Dio (cfr. Is 2,1-5; 4,2-6; 11,1-10, 25,6-10; 26,1-6; 29,17-24; 30,19-21.23-26). Isaia ci invita a Sognare e a Sperare nella pace e nella fraternità (cfr. Is 2,4). Egli, però, non è un sognatore superficiale: sa che, affinché i sogni si facciano realtà, c’è bisogno del nostro impegno. Per questo parla della necessità di una “purificazione” e ci inviterà costantemente alla Fiducia.

Il Secondo Isaia (capp. 40-55) ha come tematica la Consolazione e la Speranza nell’azione di Dio che può creare tutto di nuovo (cfr. Is 40,1-11.25-31; 41,13-20, 48,17-19). L’oracolo della seconda domenica d’Avvento (cfr. Is 40,1-11) è un invito a contemplare e a gustare la bontà del Signore: “Consolate, consolate il mio popolo” (Is 40,1). Tutti abbiamo bisogno della consolazione. Nel linguaggio biblico, “consolare” non significa semplicemente “compatire”, ma cambiare una situazione di dolore e di morte in una condizione di speranza e di vita.

Il Terzo Isaia (capp. 56-66) contiene testi per rianimare la nostra Fiducia nel Signore, in mezzo alle difficoltà della storia, egli viene a liberare il suo popolo e a colmarlo di gioia (cfr. Is 61,1-11; 63,16-64,7). Nella terza domenica d’Avvento la voce entusiasta del profeta annuncia la liberazione, la consolazione e la pace. E’ “l’anno di misericordia del Signore” (Is 61,2), il giubileo definitivo, nel quale si ristabilisce un mondo nuovo, basato su nuovi rapporti. Cambiano i rapporti tra Dio e l’uomo. Il popolo è “come una sposa che si adorna di gioielli” (Is 61,10). Anche i rapporti tra l’umanità e il cosmo saranno trasformati, in una natura fertile e generosa e in una società giusta e credente.

Secondo Isaia sono tre le principali caratteristiche dell’opera di Dio nella storia.

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Anonimo, L’Albero di Jesse, miniatura, sec. XII.

Prendiamole come chiavi di lettura di tutto l’Avvento:

Dio fa che i sordi ascoltino le parole del libro (cfr. Is 5,12; 22,11). Una delle condanne più forti di Isaia nei confronti dei suoi contemporanei è che non riescono a vedere l’azione storica di Dio e le sue esigenze.

Dio porta la gioia ai poveri (Is 29,19). Isaia parla degli “`ebionim”, (persone socialmente deboli e indifese). L’Avvento è tempo utile per rinnovare la nostra solidarietà, con spirito di fiducia in Dio che venendo nel mondo è causa di gioia per umili e semplici.

Dio distrugge i poteri ingiusti (Is 29, 20-21). Il testo parla del “`arits”, cioè dell’uomo violento, di chi agisce con crudeltà e di “lets”, il superbo, che è causa di contese e di cattiveria. L’Avvento è il momento per rinunciare agli atteggiamenti prepotenti e ai desideri di dominio; è tempo per confidare in Dio malgrado la cattiveria del mondo, del peccato e dell’ingiustizia.

Isaia parla di libertà, di germogli, virgulti e bambini che sono l’utopia che rinasce dal rovescio della storia. Si stabilisce così un confronto: forza/debolezza. Nasce, si risveglia un’antica fede: credere nei piccoli, in Dio che si fa Bambino, sono loro i segni di profezia ad annunciare che un nuovo mondo è possibile.

 

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