V domenica del Tempo Ordinario/C: Fili della trama del Regno

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5, 1-11)

Petri_Fischzug_Raffael
Raffaello, Pesca miracolosa, 1515-1516, tempera su cartone, Victoria and Albert Museum, Londra.

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
 

Breve commento

Il brano di questa domenica ci conduce nel vivo del ministero pubblico di Gesù, caratterizzato dall’annuncio del Regno. Una grande folla, attratta da questa Parola, lo avvolge, come degli assettati attratti da una fonte di acqua viva. La forza di questo annuncio, però, si colloca tra le pieghe di una scena semplice di vita quotidiana sulle rive del lago di Gennésaret. Ci sono barche di pescatori, come doveva essere ogni giorno, fermi a riva a rassettare le reti. La necessità di parlare alla folla induce il Maestro a salire su una di quelle barche, per porsi più agevolmente di fronte ai suoi uditori. Non si tratta, evidentemente, soltanto di una questione di praticità e utilità: Gesù sceglie la barca di Pietro, perché diventi anch’essa strumento di annuncio del Regno. Ecco la forza del Mistero: la predicazione di Gesù si intreccia con i fili apparentemente indipendenti delle vite di altri, coinvolgendole nella dinamica di questo annuncio. Egli rimane il protagonista indiscusso, ma non vuole agire da solo: interpella sempre di nuovo la libertà di persone che ama e sceglie, perché mettano la loro vita e le loro cose a servizio del Regno. Dopo la predicazione, Gesù si rivolge direttamente a Pietro: lo invita a prendere il largo e a gettare nuovamente le reti per la pesca. Deve essere stata una bella provocazione per uno come Pietro, accogliere suggerimenti sul suo mestiere! Al di là delle competenze marinaresche di Gesù, Pietro lo ha già sentito parlare, cogliendone il fascino dell’annuncio e della persona, per questo getta le reti, sulla sua Parola. Quante volte anche noi siamo posti di fronte al dilemma: devo ragionare secondo la logica umana di costi-benefici, oppure devo fidarmi della Parola del Signore? Pietro si è lasciato andare, si è messo in gioco, abbandonando la sicurezza del fondale basso, per andare verso la navigazione in alto mare. Lì, la potenza della Parola, ha offerto il segno: una pesca così abbondante, quasi da rompere le reti! Uno stupore e un’abbondanza – quelli che porta il Signore – che non possono rimanere chiusi in chi li riceve, ma che conducono sempre alla condivisione. La reazione di Pietro, di fronte al segno, è tipica di chi ha il cuore aperto: avvertire tutta la propria indegnità ed inadeguatezza di fronte al Mistero, sentirsi piccoli e peccatori. Dopo l’incontro e il riconoscimento, c’è la rassicurazione di0609cp07.jpg Gesù e la missione. Soltanto chi non conosce il seguito della vicenda di Pietro, discepolo passionale, ma anche fragile nel momento della prova, sente questa parola del Vangelo lontana da sé. Lasciarsi afferrare da Cristo, invece, significa fidarsi di Lui, nella chiara certezza che non saremo risparmiati da difficoltà, prove e cadute, che mai però potranno scalfire lo stupore e la gioia dello stare con Lui e di sentirsi, ciascuno secondo il proprio stato, fili della trama del Regno che viene. Scriveva Mons. Mariano Magrassi, benedettino, arcivescovo di Bari: “«Signore, mi doni tutto, accetto con riconoscenza quello che mi doni, ma se mi togli tutto, mi rimani sempre Tu, Tu mi basti, tu mi basti». Vivere solo di Cristo è vivere tutto il resto solo a causa di Cristo: questo è essere cristiani” (M. Magrassi, Afferrati da Cristo, Noci, 1994, p. 59).

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