XXI domenica del T.O/C: Il Dio delle sorprese

portastrettaDal vangelo secondo Luca (Lc 13, 13-22)
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Breve commento

Anche questa domenica il brano evangelico presenta in apertura una domanda rivolta a Gesù. Questa volta si parla di numeri: quante persone si salvano? Molte o poche? Gesù, avvertendo che si tratta di una domanda più curiosa che utile, non dà risposte che soddisfino questi interessi quantitativi, ma risponde toccando la responsabilità dei suoi uditori, sottolineando piuttosto l’aspetto qualitativo: la salvezza non si dà a buon mercato, ma richiede un impegno serio, costante e totalizzante. L’immagine che Gesù utilizza è quella di una porta stretta, dove si presenta una calca che desidera entrare, perché presume di avere tutte le carte in regola. Il protagonista della salvezza, però, è sempre il Signore. Non si tratta di un premio da conquistare a discrezione dei concorrenti, quanto piuttosto di una grazia da accogliere: è Lui che stabilisce l’apertura e la chiusura della porta. Questo, tuttavia, non accade in un modo arbitrario e velleitario da parte del Signore, ma c’è un criterio oggettivo: quello dell’amore verso di Lui e verso i fratelli. Non basta dire di conoscere il Signore o elencare le proprie opere buone. Quello che conta, davanti alla vita eterna, è l’amore che si è stati capaci di coltivare. Sempre utile a tal riguardo tener presenti le parole Gesù nel Vangelo di Matteo: “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40). San Giovanni della Croce scriveva: “Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore” (Parole di luce e amore, 57, in Opere, Edizioni OCD 2012, p. 1091). Ci fanno molto riflettere le parole di Gesù nel brano di questa domenica: pur avendo mangiato e bevuto in sua presenza e avendolo ascoltatolo parlare nelle piazze, Lui non ci conosce! Quante volte ci siamo nutriti dell’Eucaristia, mangiando non solo in sua presenza, ma nutrendoci di Lui stesso sotto le specie del Pane e del Vino consacrati! Quante volte abbiamo ascoltato belle catechesi, omelie edificanti! Eppure tutto questo da solo, senza la carità non basta! La conoscenza del Signore è quella dell’amore. Se ci saremo lasciati amare da Lui e avremo riversato questo amore sui nostri fratelli, allora saremo veramente degni di essere accolti nel suo Regno! ProcessioneL’ultima immagine del brano di questa domenica, infine, quasi in opposizione a quella della porta stretta, è quella di una “processione” di popoli e di genti che vanno alla sua mensa da ogni angolo della Terra. Luca è noto per essere l’evangelista dell’universalismo cristiano, ossia dell’apertura dell’annuncio del Vangelo a tutti i popoli. San Paolo afferma che Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1Tm 2,4). Il progetto di Dio è quello di ricondurre tutta l’umanità alla sua signoria, quindi i suoi criteri sono diversi dalle nostre valutazioni. Prepariamoci alle sorprese e ad essere spiazzati da Lui! Impariamo a non dare tutto per scontato, ma a lottare ogni giorno perché il nostro amore si purifichi e rinnovi sempre di più in Dio, così da poterlo conoscere meglio e soprattutto da essere da Lui ri-conosciuti nell’ultimo giorno.


Bene-dire (a cura di don Francesco Diano)

Una porta stretta per cui entrare
«Parlando del regno di Dio, Gesù dice: «Entrate per la porta stretta» (Mt 7,13). Forse si potrebbe ribadire la stessa cosa a proposito di una fedeltà “amorevole e amorosa”. Assai di frequente, ai nostri giorni, si sente ripetere da parecchie persone che la loro scelta di amare è quella sì di stare insieme, ma… “finché dura e finché piace”, per rispettare la reciproca libertà. Come immaginare, in questo contesto, impegni a lungo termine, adesioni che non siano selettive e parziali già in partenza, appartenenze che non siano a loro volta multiple, per avere sempre a portata di mano la scappatoia necessaria? Eppure è fondamentale riaffermare che la fedeltà, pur essendo come la “porta stretta” dell’amore, ci apre a un immenso cammino di libertà. Non stiamo parlando di una fedeltà che cade presto nelle pastoie della ripetitività e della monotonia relazionale, ma di quella “fedeltà creatrice”, ispirata, innovatrice, carica di una vitalità e di una fecondità limpide e pure come l’acqua di una sorgente di montagna. Una simile fedeltà non è solo utopia o sogno; è possibile credere che nell’amore vero non ci si ripete mai e che si possono percorrere sentieri nuovi di relazione e tracciare piste esistenziali prima mai intraviste».

(Nico DAL MOLIN, Il mistero di una scelta. Giovani e vita consacrata, Milano, Paoline, 2006, 57).

Preghiera
Signore Gesù, Figlio di Dio e Sapienza del Padre, Verbo fatto carne e splendore della gloria, tu ti sei avvicinato a noi, venendoci incontro e invitandoci alle nozze della chiesa con Dio, Padre di tutti. Che il nostro amore domandi, cerchi, raggiunga e scopra la tua sapienza e permanga sempre in ciò che ha scoperto.

Oggi desideriamo evocarti e pregarti con le parole evangeliche: «Beati gli invitati alla mensa del Signore», cioè: «Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello» (Ap 19,9), o con quelle di sant’Agostino: «Tutta la durata del tempo è come la notte, nel corso della quale la chiesa veglia, con gli occhi della fede rivolti alle Sacre Scritture come a fiaccole che risplendono nel buio, fino alla venuta del Signore».

Noi siamo ora quelle cinque vergini prudenti, che siedono a mensa con lo sposo.

Affidiamo tutti insieme, con fede e umiltà, un desiderio alla generosità del nostro Dio: che tutti noi, che viviamo nella fede e siamo nell’attesa della pace sabbatica, possiamo ritrovarci un giorno riuniti nel tuo Regno, nel banchetto eterno, e che nessuno resti fuori da quella misteriosa porta, là fuori «dove c’è pianto e stridore di denti».

Allo stesso modo, possa tu, o Signore, quando verrai, trovare la tua chiesa vigilante nella luce dello Spirito per risvegliarla anche nel corpo, che giacerà addormentato nella tomba.

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