Sacramentario-1020-circa-BM-RouenDal libro del profeta Isaia (Is 9, 1-6)

Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,1-14)

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Commento

Nell’annuncio che si proclama solennemente la Notte di Natale, la Chiesa ci fa cantare: “Quando in tutto il mondo regnava la pace, Gesù Cristo, Dio eterno e Figlio dell’eterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua venuta, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomo: Natale di nostro Signore Gesù Cristo secondo la natura umana” (Dalla Kalenda natalizia). Con le parole solenni di questo inno, che per certi versi è speculare all’Exsultet che si canta nella notte di Pasqua, annunciamo la Nascita di Gesù. La radice profonda di questo evento è nel cuore della Trinità, che vuole santificare il mondo con la venuta del Figlio. Il motivo di questo grande dono, che ha cambiato le sorti dell’umanità, rendendola luogo privilegiato della manifestazione del divino, è soltanto un atto di misericordia, ossia di amore totale e gratuito per noi. Perché Dio ha deciso di farsi uomo? Per amore, solo per amore! L’inno ci ha offerto delle coordinate storiche molto precise, proprio come quelle che lo stesso evangelista Luca ci presenta nel brano evangelico, per nativitsottolineare che questo evento non è un mito, non è una “favola” per bambini, ma è storico. La nostra cultura ha trasformato ormai il Natale in un evento commerciale ed emotivo, svuotandolo di questo significato sconvolgente! Vivere il Natale in una prospettiva evangelica, invece, significa lasciarsi provocare sempre di nuovo dalla sua dolce crudezza: Dio, desidera coinvolgersi con la storia dell’uomo, non in generale, ma di ogni uomo! Il Papa, nella sua Esortazione Apostolica sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo, ci mette in guardia dalla tentazione dello gnosticismo. Che cos’è? Si tratta di una dottrina eretica antica che, tuttavia, è ancora radicata nel mondo di oggi e – ahimè – nella stessa comunità cristiana. Essa consiste nel ridurre Dio e la fede ad un’idea, una dottrina astratta che non ha alcun contatto con la realtà. Mettendoci in guardia da questi rischi, papa Francesco afferma: Dio “è misteriosamente presente nella vita di ogni persona, nella vita di ciascuno così come Egli desidera, e non possiamo negarlo con le nostre presunte certezze. Anche qualora l’esistenza di qualcuno sia stata un disastro, anche quando lo vediamo distrutto dai vizi o dalle dipendenze, Dio è presente nella sua vita. Se ci lasciamo guidare dallo Spirito più che dai nostri ragionamenti, possiamo e dobbiamo cercare il Signore in ogni vita umana. Questo fa parte del mistero che le mentalità gnostiche finiscono per rifiutare, perché non lo possono controllare” (Francesco, Gaudete et Exsultate, n. 42). Lasciarsi provocare da un Dio presente e operante nella storia, è il primo dono che il Signore ci fa in questo Natale. Chiediamoci, dunque, qual è la mia immagine di Dio? Lo sento presente, vicino, soprattutto nelle situazioni più complesse della mia vita e di quella di coloro che mi stanno accanto? Un secondo spunto di riflessione in questo Natale, ci viene offerto dal brano del profeta Isaia che viene proposto come prima lettura della Messa della Notte. Offrendo un messaggio di luce e di speranza, parlando della nascita del Messia, il profeta dice: “Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9). La nascita di Cristo è venuta a portare novità in questo mondo intriso di lacrime e di sangue. Quando le tinte fosche dell’attualità alimentano la nostra angoscia, dovremmo ricordarci di queste parole. Cristo, se lo accogliamo, può aprirci una strada anche in questo mondo tenebroso, ed è l’unica porta dalla quale entra la vera luce. La liturgia natalizia presenta il tema della luce quasi come un ritornello, ma anche nella nostra esperienza culturale, il Natale è sempre tempo di luci. In molti luoghi c’è la tradizione di accendere dei falò nelle piazze, proprio per sottolineare questo aspetto. Il fuoco ha un significato profondo: esso brucia, rinnova, purifica, distrugge, illumina e riscalda. Gesù stesso in un passo del Vangelo di Luca ha usato per sé stesso questa immagine: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso” (Lc 12,49). Da cristiani non possiamo vivere il Natale senza lasciarci bruciare da questo fuoco d’amore che Cristo vuole accendere in noi. Se ci lasceremo infiammare, anche noi diventeremo fonti di luce per i nostri fratelli e anche in noi ciò che sa di morte e di peccato, sarà bruciato e purificato dal Suo fuoco. È  sempre sconvolgente, infine, contemplare la povertà del Figlio di Dio nel presepio: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio” (Lc 2,7). Quanto stride questa immagine del Figlio di Dio, povero tra i poveri, con un mondo che fa dell’opulenza e della brama di ricchezze e comodità l’unico fine. L’augurio per questo Natale 2019 è che, stupendoci di fronte a tanta povertà, anche noi possiamo esaminare il nostro modo di fare, i nostri desideri, lasciandoci rinnovare interiormente e passando dalla logica del profitto e del possesso, a quella del dono gratuito. Concludo, riprendendo alcune espressioni di San Gregorio di Nazianzo: “Colui che dà ad altri la ricchezza si fa povero. Chiede in elemosina la mia natura umana perché io diventi ricco della sua natura divina. E colui che è la totalità, si spoglia di sé fino all’annullamento. Si priva, infatti, anche se per breve tempo, della sua gloria, perché io partecipi della sua pienezza. Oh sovrabbondante ricchezza della divina bontà!” (Gregorio Nazianzeno, disc. 45).


Bene-dire (a cura di don Francesco Diano)

La mangiatoia è il simbolo della povertà di tutti i tempi; vertice, insieme alla croce, della carriera rovesciata di Dio che non trova posto quaggiù. È inutile cercarlo nei prestigiosi palazzi del potere dove si decidono le sorti dell’umanità: non è lì. È vicino di tenda dei senza-casa, dei senza-patria, di tutti coloro che la nostra durezza di cuore classifica come intrusi, estranei, abusivi. La mangiatoia è però anche il simbolo del nostro rifiuto «È venuto nella sua casa, ma i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1, 11). È l’epigrafe della nostra non accoglienza.  La greppia di Betlemme interpella, in ultima analisi, la nostra libertà. Gesù non compie mai violazioni di domicilio: bussa e chiede ospitalità in punta di piedi. Possiamo chiudergli la porta in faccia. Possiamo, cioè, condannarlo alla mangiatoia: che è un atteggiamento gravissimo nei confronti di Dio. Sì, è molto meno grave condannare alla croce, che condannare alla mangiatoia. Se però gli apriremo con cordialità la nostra casa e non rifiuteremo la sua inquietante presenza ha da offrirci qualcosa di straordinario: il senso della vita, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la gioia del servizio, lo stupore della vera libertà, la voglia dell’impegno. Lui solo può restituire al nostro cuore, indurito dalle amarezze e dalle delusioni, rigogli di nuova speranza.

(Don Tonino Bello, Avvento. Natale. Oltre il futuro, Padova, Messaggero, 2007, 79-84).

O Gesù, con i tuoi santi magi t’adoriamo, con essi ti offriamo i tre doni della nostra fede riconoscendoti e adorandoti quale nostro Dio umiliato per nostro amore, quale uomo rivestito di fragile carne per patire e morire per noi. E nei tuoi meriti sperando, siamo sicuri di conseguire l’eterna gloria. Con la nostra carità ti riconosciamo sovrano di amore nei nostri cuori, pregandoti che, nella tua infinita bontà, ti degni gradire ciò che tu stesso ci hai donato. Degnati di trasformare i nostri cuori come trasformasti quelli dei santi magi e fa’ ancora che i nostri cuori, non potendo contenere gli ardori della tua carità ti manifestino alle anime dei nostri fratelli per conquistartele. Il tuo regno non è lontano e tu facci partecipare al tuo trionfo sulla terra, per poi partecipare al tuo regno nel cielo. Fa’ che non potendo contenere le comunicazioni della tua divina carità, predichiamo con l’esempio e con le opere la tua divina regalità. Prendi possesso dei nostri cuori nel tempo per possederli nell’eternità. Che mai ci togliamo da sotto il tuo scettro: né la vita né la morte valgano a separarci da te. La vita sia vita attinta da te a larghi sorsi d’amore per spandersi sull’umanità e ci faccia morire a ogni istante per vivere solo di te, per spandere solo te nei nostri cuori.
(San Pio da Pietrelcina)

2 pensieri su “Natale del Signore 2019/A

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