Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,24-30)
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?. Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo!. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a raccoglierla?. No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio».

Breve commento
Prosegue in questa domenica la lettura del discorso di Gesù in parabole. Il contenuto di questi racconti, che vogliono provocare il lettore a trovare la sua collocazione in essi, è il concetto di regno dei cieli. Si tratta di uno dei temi principali della predicazione di Gesù, dal momento che esprime il senso della signoria di Dio sul mondo, sull’uomo e sulla storia e ne fa intendere i tratti salienti. Attraverso queste parabole, Gesù vuole farci comprendere il modo di agire di Dio. L’immagine propostaci nel brano odierno ci presenta la fotografia della realtà del nostro mondo, della nostra Chiesa e anche del nostro cuore. In essi sussistono il bene e il male. Dio, evidentemente, ha creato tutto per il bene. La libertà delle sue creature, che come è noto, è appannaggio anche del maligno, ha portato questa negatività a confondersi con la bontà del creato e delle altre creature. Il vero principio, infatti, è il Bene. Il male, come ci ricorda Sant’Agostino, non è un principio di pari valore a quello buono, ma è soltanto una sua “privazione”. Tra di essi non sussiste una lotta alla pari: non sono, come volevano i manichei, due principi opposti e di pari valore, ma mentre il bene è una vera qualità dell’essere, quindi di Dio stesso, il male ne è soltanto l’assenza o la degenerazione. A Dio naturalmente sta a cuore tutelare il bene ad ogni costo e lo fa a sempre e comunque, anche accettando le conseguenze di sembrare immobile e silenzioso. In altri termini, Dio è paziente, indulgente e misericordioso. Volendo salvare quanto più grano possibile, ossia la maggior parte di bene che puó, accetta di attendere il momento della mietitura per operare la selezione definitiva. Nella logica del Regno, infatti, fino all’ultimo istante c’è la possibilità che la zizzania, questa pianta infestante e malsana, si trasformi in buon grano. La tentazione – per chi non ragiona come Lui – è quella di voler risolvere tutto e subito, estirpando immediatamente il male, non riconoscendo la possibilità che esso possa cambiarsi in bene e finendo, per giunta, per tirar via anche molto grano. Gesù, attraverso questa immagine, ci invita oggi ad assumere un atteggiamento di grande apertura di mente e di cuore: nulla è perduto per lui fino all’ultimo istante in cui è possibile esercitare la libertà. Anche la zizzania più infestante, capace di soffocare e fare tanto male al grano, fino alla fine potrebbe diventare buon grano. I giudizi temerari e apodittici, quindi, non dovrebbero mai abitare nel cuore di un discepolo del Regno. Quelle espressioni tanto inflazionate come “lo conosco bene quello!”, oppure “chi nasce tondo non può morir quadrato”, sono logiche che non appartengono al Signore e dovrebbero essere lontane anni luce da chi vuole seguirne le orme! Portando la riflessione a noi stessi vediamo come leggendoci dentro con onestà, ciascuno di noi trovi in sè stesso pensieri e propositi buoni e santi che convivono tristemente mescolati a propositi di male e di peccato. Tutta la nostra vita è una lotta per purificare il nostro cuore e la nostra mente da questa zizzania che vi si annida. Se Dio non ci desse il tempo della sua misericordia, allora, noi stessi saremmo facilmente estirpati perdendo anche quella parte buona di noi, della quale tanto andiamo fieri!

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