La verità vi farà liberi… se non distruggete l’altro

IMG_20160903_190855Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). Quanto spesso si sente citare questa espressione di Gesù, che leggiamo nel Vangelo di Giovanni! Soprattutto quando presumiamo di poter dire a tutti, tutto su tutti, ritenendoci persone libere, fustigatori sociali, conoscitori delle persone, dei luoghi e della storia, dei tempi del nascere e del morire. Dimentichiamo, però, che spesso quello che presumiamo di conoscere e padroneggiare è soltanto la nostra verità, o meglio, parte di una verità più grande di noi. Nessun uomo può avere la presunzione di sapere tutto, soprattutto quando si tratta di esprimere giudizi sugli altri, su quanto gli altri custodiscono nel loro cuore e nella loro coscienza. Nel nostro tempo, in cui le notizie viaggiano alla velocità di un click o di un like, urge una nuova e seria riflessione sul nostro rapporto con la verità e quindi con la realtà. Perchè la Verità possa farci liberi, dobbiamo anzitutto ricordare che noi non siamo i signori di questa verità, ma come affermava lucidamente qualche anno fa il Papa Emerito Benedetto XVI: “Nessuno può dire: ho la verità – questa è l’obiezione che si muove – e, giustamente, nessuno può avere la verità. È la verità che ci possiede, è qualcosa di vivente! Noi non siamo suoi possessori, bensì siamo afferrati da lei. Solo se ci lasciamo guidare e muovere da lei, rimaniamo in lei, solo se siamo, con lei e in lei, pellegrini della verità, allora è in noi e per noi” (Omelia con gli ex-allievi, 2 settembre 2012).

E’ evidente, dunque, che la verità ci chiede di essere suoi custodi, perché essa ha a che vedere con il volto di Dio: Dio è Verità! A maggior ragione, quando siamo chiamati ad essere custodi della verità del nostro fratello, una verità che spesso è dolorosa, tagliente, che ha a che vedere con ferite del passato, con fatti del cuore e della coscienza, dovremmo ricordare – come ci ha insegnato Papa Francesco nella Evangelii Gaudium – che La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento”, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cfr. Es 3,5). Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana” (EG 169). Allora ricordiamo sempre quanto male possiamo fare con le nostre parole, parole spesso vere, che raccontano fatti reali, concreti, accaduti. Il celebre V comandamento, “non uccidere”, non è solo per l’atto di togliere la vita materiale al fratello, ma ancora di più – data la frequenza del fatto – per l’uccisione morale: la calunnia, quando il parlare si fonda su fatti infondati; il giudizio temerario, quando – anche solo tacitamente –  si ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale del prossimo; la maldicenza, la detrazione e la diffamazione, quando – con diversa gravità – senza un motivo oggettivamente valido e nelle sedi opportune, si rivelano i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n.  2477). Tutto questo è maggiormente amplificato e aggravato, poi, quando qualcuno in ragione dell’ufficio – si pensi ai confessori, a coloro che sono vincolati da segreto d’ufficio, da segreto professionale – conosce fatti personali e intimi di altri e li rivela, arrecando danno alle persone violate nella loro intimità e buona fama (cfr. Can. 220 del Codice di diritto canonico) e anche alla comunità, che si trova spesso ad essere sovrastata come da un enorme macigno, di cui purtroppo non sempre è capaci di portare il peso.

Qual è dunque il sottile confine fra servizio alla verità e tutela del bene dell’altro? La sfida consiste sempre nel tenere insieme la carità e la verità: “E’ proprio dall’unione, vorrei dire dalla sinfonia, dalla perfetta armonia di verità e carità, che emana l’autentica bellezza, capace di suscitare ammirazione, meraviglia e gioia vera nel cuore degli uomini. Il mondo in cui viviamo ha bisogno che la verità risplenda e non sia offuscata dalla menzogna o dalla banalità; ha bisogno che la carità infiammi e non sia sopraffatta dall’orgoglio e dall’egoismo” (Benedetto XVI, Discorso agli artisti, 4 luglio 2011).

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