Sant’Agostino: la bellezza dell’interiorità

sag.jpgLa memoria del grande Sant’Agostino, a cui si ispira il titolo del nostro blog, è occasione propizia per richiamare un aspetto centrale della nostra vita di fede: il primato della vita interiore. Papa Francesco nell’Esortazione apostolica Gaudete et Exsultate, ci ha ricordato: “Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita” (GE, 24). La parola e il messaggio che Sant’Agostino consegna ai cristiani di ogni epoca è, tra tanti altri, proprio il primato dell’interiorità, come luogo insostituibile del proprio incontro con Dio e con se stessi. Questo pellegrino della Verità ha saputo superare la sfida del manicheismo, dello scetticismo, del materialismo, per giungere alla scoperta più sensazionale: la Verità intima e insostituibile su se stesso e su Dio. Nelle Confessioni scrive: “tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te” (X, 27). Scavando in sé stesso, Agostino ha trovato una fiamma viva, un fuoco ardente, la bussola della sua burrascosa esistenza. Quanto è necessario, seguendo le orme di questo grande, riscoprire tale primato nella nostra vita. Troppo spesso siamo attratti da ciò che è sensazionale, grandioso, apprezzato dagli uomini, ciò che è semplicemente fumo negli occhi, ma finiamo per trascurare la bellezza del silenzio, dell’ascolto, della contemplazione. San Giovanni Paolo II, parlando del Santo di Ippona, dice: “[egli] invita ad amare la bellezza, egli che ne fu un grande innamorato. Non solo la bellezza dei corpi che potrebbe far dimenticare quella dello spirito, né solo quella dell’arte, ma la bellezza interiore della virtù e soprattutto la bellezza eterna di Dio, da cui la bellezza dei corpi, dell’arte e della virtù discende; di Dio che è «la bellezza di ogni bellezza», «fondamento, principio e ordinatore del bene e della bellezza di tutti gli esseri che sono buoni e belli»” (Augustinum Hipponensem, IV).

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