Il Rosario: scudo contro gli assalti del male

di Rocco De Pietro

papa rosarioIl Santo Padre ha esortato i fedeli della Chiesa Universale alla recita quotidiana del Santo Rosario per il mese di ottobre, che insieme a quello di maggio (mese mariano per eccellenza) costituisce l’apice del fervore mariano, ricorrendo in questo mese la memoria della Beata Maria Vergine del Rosario. Per parlare di Rosario è opportuno un fugace accenno alla storia di questa preghiera, detta anche  Salterio alla Beata Vergine Maria, che ha origini molto antiche e solo dal 1569 con S. Pio V, viene formulato in modo più o meno corrispondente all’attuale. Originariamente (sin dai primi secoli della Chiesa) con la recita del Rosario i religiosi e, in genere, i fedeli illetterati, supplivano alla recita del Salterio dei 150 Salmi (peraltro in lingua latina). Esso  era composto da 150 invocazioni a Maria, costituite dal solo saluto angelico “Ave Maria gratia plena, Dominus tecum… ect” (Lc 1,26), mentre la seconda parte si limitava a “Sancta Maria, ora pro nobis”. Tra le preghiere dei primi secoli vi era anche il Salterio del Pater Noster (recitato 150 volte) e tutto era numericamente riferito ai 150 salmi biblici. Per contare le preghiere recitate si utilizzava una cordicella a cui erano legati 150 sassolini.

Trattandosi di una preghiera non liturgica, il Rosario ha subito nel tempo numerosi adattamenti. Esso è preghiera e la preghiera è meditazione,  “espressione del desiderio che l’uomo ha di Dio” (San Tommaso d’Aquino). Pregare non è una recita mnemonica e distratta di formule più o meno poetiche o suggestive , ma “è il luogo della tensione verso l’Invisibile, l’Inatteso, l’Ineffabile” per invocare “Colui  al quale ci rivolgiamo” (Benedetto XVI). Pregare significa interiorizzare la Parola pregata, assorbirla in noi stessi, farla diventare parte della nostra vita quotidiana. Sant’Agostino e San Bonaventura parlano di “ruminare” la parola, assimilandola al cibo. Pregava Abramo, nostro padre nella fede, pregavano i profeti, ha pregato Gesù al Getzemani, rivolgendosi al Padre con un confidenziale “Abbà, Padre! A te tutto è possibile…” (Mc 14,36).

Ed a pregare chiama Papa Francesco: pregare per la Chiesa nella quale si è insinuato il Maligno mediante la “calunnia”, le “divisioni”, gli “scandali”. Il Grande Accusatore, il demonio, “è ancora vivo e operante e va in giro a cercare chi divorare”, afferma Francesco. Il Santo Padre nell’Udienza del 1 ottobre 2018 ai sacerdoti di una diocesi francese, avverte che “viviamo un momento in cui la Chiesa  è investita da venti contrari e violenti”, ricorda che la “fedeltà alla sede di Pietro esprime l’unità nella diversità e la comunione ecclesiale”, e lancia l’appello alla preghiera per l’unità. I riferimenti ai fatti di cronaca recenti sono evidenti.

Già Benedetto XVI, sempre con riferimento ad alcuni scandali del tempo del suo pontificato, aveva parlato di “vento che scuote casa di Dio, ma essa non cede perché è fondata sulla roccia” (Udienza del 26.5.2012). Francesco affida la gravità  del momento attuale a due preghiere particolari.

alejo-fernandez-1536-the-virgin-of-the-navigatorsLa prima è l’invocazione “Sub Tuum Praesidium”, molto antica, di probabile origine Copta risalente al III – IV secolo e che precede di molti secoli la formula attuale dell’Ave Maria (il cui testo come lo conosciamo è del XIV – XV secolo), e recita:

“Sub tuum praesidium confugimus Sancta Dei Genitrix. Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo Gloriosa et Benedicta”.

[Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine Gloriosa e Benedetta].

La seconda è la preghiera a San Michele Arcangelo, scritta da Leone XIII, con la quale si concludeva la Santa Massa non cantata (o bassa) preconciliare, abrogata dopo il Concilio Vaticano II e ormai davvero poco conosciuta:

“Sancte Michael Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute, in infernum detrude. Amen”.

[San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo domini e Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen].

La scelta del Santo Padre non pare casuale. E’ agevole notare infatti  come entrambe le preghiere contengano vocaboli di chiara radice militare, quali “praesidum” e “princeps militiae” (presidio e principe delle milizie), proprio a significazione della necessità di “presidiare” e “lottare”, quasi militarmente, contro Satana, come in un vero momento “bellico” – da non sottovalutare – contro le forze del male.

Ogni cristiano appartiene alla Chiesa come membro di un unico corpo, pertanto accogliere l’invito del Papa deve significare meditare, con rinnovato spirito di appartenenza, sul momento di particolare prova che essa attraversa, affidando Lei insieme al Successore di Pietro alla protezione di Maria, invocando San Michele Arcangelo e ricordando la promessa di Gesù alla sua Chiesa: “… e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18).

Un pensiero riguardo “Il Rosario: scudo contro gli assalti del male

  1. C’è una citazione molto bella sulla preghiera, che mi piace ricordare nei momenti difficili.
    “Quando di notte non riesci a dormire, parla con il Pastore e smetti di contare le pecore”.
    In questa giornata particolare però mi vengono in mente anche altri destinatari con cui parlare in momenti difficili o meno, i nonni. Essendo oggi la loro giornata li volevo ricordare come guide in vita e angeli custodi dopo…

    "Mi piace"

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