II domenica di Avvento/C: La storia dei “piccoli” in quella dei “grandi”

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Anonimo, San Giovanni Battista (part.), Chiesa di San Giovanni Battista, Lauria (PZ), sec. XVII.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3,1-6) 

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesa­re, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». 

Breve commento

Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2,4). Questa espressione dell’Apostolo Paolo rappresenta la sintesi più perfetta del messaggio del Vangelo di questa domenica di Avvento. Questo desiderio di Dio di condurre l’umanità alla terra promessa dell’eternità, è il motivo per cui Egli ha deciso di “intromettersi” nella storia dell’uomo, facendola diventare una storia di salvezza. L’evangelista Luca, da buon teologo della storia della salvezza, per essere testimone di questo desiderio di Dio, offre le coordinate spazio-temporali degli eventi, sottolineando una verità immutabile della fede cristiana: la sua storicità. Indicare i nomi dell’Imperatore romano, dei re di quelle regioni e dei sommi sacerdoti, serve proprio a sottolineare questo aspetto: il nostro Dio non è un’entità filosofica e astratta, come forse noi stessi qualche volta siamo portati a pensare. Egli, al contrario, anche se a molti di noi farebbe più comodo che fosse solo un “Dio dei filosofi”, ha scelto la carne umana per rivelarsi nello spazio e nel tempo. Proprio in queste coordinate Egli chiama ciascuno di noi ad accogliere la sua proposta di salvezza, con decisione, gioia e libertà. Le coordinate della grande storia offerte da Luca, tuttavia, sono soltanto la cornice per quelle di una “storia dei piccoli”, prediletta dal Signore. In mezzo ai grandi del tempo, infatti, senza fare troppo rumore, la Parola di Dio scende su un uomo nascosto nel deserto, Giovanni il Battista. Un uomo sconosciuto alle cronache del tempo, ma prescelto da Dio ad essere il Precursore, colui che mediante il segno penitenziale del battesimo, doveva preparare il popolo all’incontro con il Messia. Ogni volta che ci si prepara ad accogliere una visita, si cerca di fare il meglio perché l’ospite trovi un ambiente ordinato, degno e confortevole. Così è per l’incontro con il Signore: Giovanni vuole preparare il popolo di Dio a questo momento decisivo. L’espressione presa dal profeta Isaia che dipinge il profilo spirituale di Giovanni dice la sua missione: egli è Voce che grida nel deserto. Come afferma Sant’Agostino, “Giovanni è la voce che passa, Cristo è il Verbo eterno che era in principio” (Discorso 293,3): uno è lo strumento, l’altro è il fine. In più, questa voce flebile, ma decisa, grida nel deserto, ossia in mezzo ai cuori duri e aridi, come l’ambiente desertico. Deserto-di-Giuda.jpgL’annuncio del Regno, infatti, non si affida alla forza umana, ma a quella divina, scegliendo sempre strade umili e discrete per realizzare la trasformazione del mondo. Il risultato, però, è assicurato nel tempo e nel modo che solo Dio conosce: ciò che è vuoto sarà riempito, ciò che è troppo alto sarà abbassato, le vie tortuose saranno drizzate. L’Avvento, tempo di fede e di speranza, viene a ricordarci proprio questo: il Regno di Dio cresce, discretamente, umilmente, ma in un continuo e inarrestabile progresso.

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