Meditazione sul Sabato Santo

Si fece silenzio nel cielo per circa mezz’ora” (Ap 8,1)

Dopo il rumore, le grida e gli schiamazzi della folla e dei soldati, il pianto della Madre, delle donne e dei discepoli del Venerdì Santo, ora tutto tace. Quella pietra pesantissima posata sul sepolcro nuovo diventa emblema della barriera insormontabile della morte: di fronte a questo mistero, in cui anche il Figlio di Dio è entrato, umanamente ogni parola risuona vana. Terribili le espressioni del Qoélet: “Tutti sono diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere” (Qo 3, 20). La pesante pietra posta sul sepolcro riporta alla nostra mente un’altra immagine biblica, quella dell’Apocalisse, nella quale il veggente piange di fronte al libro sigillato nelle mani di Dio seduto sul trono. Esso rappresenta il libro della vita, del senso della storia, della volontà e dei disegni imperscrutabili della Provvidenza, cui l’uomo non può accedere. Qual è il senso della vita e della morte? Dio lo sa, ma all’uomo piangente non è dato VSJ-5965e45d27daf-1000-3000saperlo, finché non arrivano quelle parole consolanti: “Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli” (Ap 5,5). Cristo, il Leone di Giuda e il Germoglio di Davide con la sua vita e ancor più con la sua Passione, Morte e Risurrezione possiede la chiave per aprire questi sette sigilli. L’Apocalisse ci ricorda ancora: “Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezz’ora” (Ap 8,1). Ciò che si vede è un sepolcro chiuso, in realtà con la potenza del suo Amore, Cristo sta aprendo il senso della vita e della storia. Tutto tace, “grande silenzio perché – come ci ricorda un’antica Omelia per il Sabato Santo – “il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato”. Il cielo e la terra, il mare e gli abissi, sembrano aver inghiottito per sempre il Rabbi di Nazareth, il cui ideale di amore, salvezza e liberazione, si è miseramente infranto sull’empio legno della croce. Quel volto di Gesù umiliato dagli insulti e dagli sputi il Venerdì, sparisce dalla vista dei suoi. È un silenzio assordante. Eppure, questo silenzio non è vuoto, non è perenne, né è definitivo. Da quando Cristo ha scelto di “compromettersi” con la nostra umanità, assumendola pienamente, né la vita, né la morte sono più le stesse. Il Salmista ci ricorda: “Se salgo in cielo là tu sei, se scendo negli inferi, eccoti!” (Sal 138, 8).  Cristo è venuto ad aprire il VII sigillo, per dischiudere anche il mistero più spaventoso e tremendo dell’umano, la morte. Il vortice oscuro e tenebroso in cui l’uomo entra solo, Lui è venuto a riempirlo della sua presenza! Le antiche icone orientali, rappresentano il mistero del Sabato Santo, con Cristo che prende per mano i progenitori, Adamo ed Eva, simboli dell’umanità che, a causa del peccato, giace nelle tenebre e nell’ombra di morte. Egli li rende partecipi del frutto rinnovato della sua offerta. Il silenzio del Sabato Santo, dunque, non è né vuoto, né eterno. È colmo della icona-russa-gesu-adespresenza di Cristo, che avvelenato dalla morte, apparentemente sconfitto, entrando profondamente in essa, l’“avvelena di vita”, sconfiggendo il nemico dell’umanità, il signore delle tenebre! Per questo San Paolo canta solennemente “La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?” (1Cor 15,55) e l’Apocalisse ci ricorda “la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco” (Ap 20,14). L’apparente vittoria della morte, dunque, proprio come il silenzio del VII sigillo dell’Apocalisse, ha un tempo limitato. Anche quando facciamo esperienza di questo dolore nella nostra vita, distaccandoci dai nostri cari, sperimentando l’assenza di chi ci ha amato e di chi abbiamo amato, o anche asciugando le lacrime dei nostri amici, dovremmo sempre ricordare che il tempo del Sabato Santo è limitato. In esso il Re eterno prepara la sua vittoria definitiva e eterna del giorno senza tramonto, quando “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,4).


Bene-dire (a cura di don Francesco Diano)

Speranza

Un istante,
penso alla vita.
Il giorno:
la carezza della lieve brezza mattutina,
i volti di tanti,
l’ascolto confortante di una parola,
riflessi di sole.
Poi la notte:
le onde del mare,
il fluttuare del vento tra i rami,
l’ululato dei lupi nel bosco,
il chiarore di luna.
(F. DIANO, Il Volto della vita, Gruppo Albatros-Il filo, Roma, 2008).
Preghiera

Rit.: Apri i nostri cuori alla speranza, Signore.

1. Per il papa e i vescovi: annuncino con coraggio la lieta notizia della risurrezione con una predicazione efficace e una vita coerente. Preghiamo.

2. Per le nostre famiglie: la luce del Risorto faccia sì che genitori e figli si donino sempre reciprocamente sostegno e ascolto, amore e perdono. Preghiamo.

3. Per quanti in questa santa notte ricevono i sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia: la loro vita sia sempre illuminata dalla grazia del Signore. Preghiamo.

4. Per ognuno di noi: la gioia della Pasqua divenga rinnovato cammino incontro a Cristo, con scelte coraggiose di fedeltà e conversione. Preghiamo.

 

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