Solennità di Maria Santissima Madre di Dio 2023 – Il valore del nostro tempo

Dal vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Commento

Il primo gennaio, solennità di Maria Santissima Madre di Dio, che cade nell’ottava di Natale, coincidendo con il primo giorno dell’anno solare, è sempre un’occasione per riflettere sul nostro rapporto con il tempo e la storia. Il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio, avvenuto nella “pienezza del tempo” (Gal 4,4), è l’evento che ha cambiato il corso della storia, in quanto per mezzo di Lui noi siamo stati costituiti in una relazione nuova con l’Assoluto e con l’Eterno, quella della figliolanza. La venuta di Cristo coincide con la pienezza del tempo, in quanto tutti gli annunci profetici trovano il loro compimento in Lui e questa unione tra l’eterno e il temporaneo, l’infinito e il finito, nel grembo di Maria, da’ un senso nuovo allo scorrere del tempo e alla vita di ciascuno. Il nostro concetto di tempo non può essere ormai più soltanto di natura cronologica, ovvero considerato semplicemente come istanti che si succedono senza senso, ma – come figli ed amici di Cristo – siamo immersi in una dimensione orientata e salvifica del tempo, in cui riceviamo la salvezza e la grazia nell’oggi del nostro spazio e della nostra storia. La fede cristiana, proprio alla luce del mistero dell’Incarnazione, è sempre ben radicata nello spazio e nel tempo, ed è proprio lì che si gioca la nostra salvezza. È sempre significativa l’espressione usata da Gesù nei confronti di Zaccheo, quando, vedendolo sull’albero, intento a guardarlo dall’alto, lo invita a scendere perché in quell’oggi, voleva fermarsi da lui (Cf. Lc 19,5). Anche noi, come il discepolo Zaccheo, siamo in quest’oggi dell’incontro con il Signore che viene. Alla fine di un anno solare e sul punto di accogliere il nuovo, siamo chiamati a rendere lode al Signore, facendone memoria, per le belle occasioni di grazia che ci ha dato, in cui si è fermato con noi, ma anche a chiedergli perdono per tutte le volte in cui siamo stati distratti e abbiamo vissuto senza di Lui, preferendo la solitudine del peccato e dell’egoismo. Questa occasione del nuovo anno ci è propizia per rafforzare la nostra memoria spirituale, che non è certamente lo spazio dei rimpianti e dei rimorsi, ma quella terra santa in cui custodiamo – come nel cuore di Maria – gli eventi meravigliosi della nostra salvezza e dove rinnoviamo la nostra fiducia infinita nella misericordia, che come un mare sconfinato seppellisce le nostre miserie. È anche un momento in cui affidarci alla Provvidenza, che guida la storia, e nei cui imperscrutabili disegni si ritrova il nostro futuro, a cui guardare con fiducia e speranza, senza angosce e paure del domani. In ogni caso, seppure il passato è memoria e misericordia e il futuro provvidenza e speranza, su di essi non abbiamo “potere”. È sempre il presente, invece, che siamo chiamati a vivere in pienezza, perché lì si gioca l’occasione per essere presenti a noi stessi, far tesoro delle conquiste e degli errori del passato e costruire pazientemente il futuro, lasciandoci illuminare dalla sua Presenza.

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