II domenica del T.O./A: Ecco l’agnello di Dio

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Commento

La pagina evangelica di questa domenica, tratta dal primo capitolo del Vangelo di Giovanni, si pone in continuità con l’episodio del Battesimo del Signore, sul quale abbiamo meditato nella festa di domenica scorsa. Il quarto evangelista non presenta il racconto del battesimo di Gesù come i sinottici, ma attraverso la prospettiva del testimone dell’evento, Giovanni il Battista. Vedendo passare il Figlio di Dio, lo proclama “Agnello di Dio”, richiamando tutto un filone dell’Antico Testamento che era chiarissimo ai suoi ascoltatori. Cristo, il Verbo-Agnello, viene a compiere le prefigurazioni dell’Antico Testamento, in particolare dell’Esodo, operando la vera liberazione dalla schiavitù: non quella dall’Egitto e dal faraone, ma quella dal peccato e dal maligno. In ogni epoca e latitudine si è sempre riflettuto sui problemi del mondo, esorcizzando la sofferenza e la morte, in tanti modi e con tante tecniche. Questo annuncio del Battista va alla radice: il vero problema e la vera malattia del mondo è il peccato, il rifiuto di Dio. L’Agnello innocente e mansueto è venuto nel mondo per assumere questo peccato su di sé ed eliminarlo completamene! Questa è l’unicità del mistero di Cristo, che realizza l’opera di Dio. Nessuno può rimettere il peccato, se non Dio solo! Giovanni lo annuncia e lo testimonia, con umiltà e decisione. Egli si riconosce oggetto privilegiato di questa rivelazione, che proclama e diffonde con coraggio! Lui stesso lo ha conosciuto, facendo il proprio cammino di fede e di adesione personale, per poi diventarne il testimone. L’apertura di Giovanni nel cogliere i segni e le profezie gli concede di poter riconoscere in Cristo il Figlio di Dio, colui che riapre la comunicazione fra il cielo e la terra, donando lo Spirito in abbondanza. Come Giovanni, anche noi siamo chiamati a vivere questo cammino di incontro con il Signore, riconoscendolo come l’unico nostro Salvatore e il medico delle nostre anime, l’unico che può estirpare dal mondo e da noi stessi il veleno del peccato e donarci lo Spirito, che ci dona il potere di diventare figli di Dio.

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