XXVII domenica del Tempo Ordinario: La misura alta dell’amore

Dal Vangelo di Marco (Mc 10,2-16)

1992, Koder, La creazione
Sieger Koder, La creazione, 1992

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione (Dio) li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Breve commento

Nel brano di questa domenica, i farisei tentano di mettere alla prova Gesù e cercano di coglierlo in fallo, toccando un argomento di grande interesse, quello dell’amore coniugale. La domanda risuona così: un marito può divorziare dalla moglie? La domanda stessa contiene una sua criticità, presentandosi in una forma maschilista e parziale, senza prendere minimamente in considerazione l’eventualità che possa essere anche la moglie a voler divorziare dal marito. Gesù, con il suo solito stile, li prende in contropiede, incalzandoli con una nuova domanda: Mosè che ha detto a tal riguardo? Qual è la posizione della Legge antica? I farisei rispondono con precisione: Mosè ha dato la possibilità di comporre il libello di divorzio e mandare via la propria moglie. Le loro parole offrono al Maestro l’assist necessario per sottolineare che è per il cuore duro dell’uomo, portato a soddisfare i propri capricci e privo di consistenza, che Mosè ha introdotto questa norma. Il disegno originario della Creazione, infatti, prima del peccato, era quello di una misura alta dell’amore, fondato sull’alterità dell’uomo e della donna, immagine e somiglianza di Dio, che nella loro unione casta e feconda, realizzano “una sola carne”. Gesù riporta alla bellezza delle origini e ricorda all’umanità che il vero amore è per sempre, non può prevedere compromessi, clausole e contratti a tempo determinato. Se si ama veramente, lo si deve fare per sempre e senza lasciar spazio ad alcun egoismo, altrimenti si scivola nella logica dell’utile e dell’«usa e getta». Gesù, però, non solo viene a restaurare l’ordine della creazione, ma dona all’uomo l’eccedenza della sua Grazia, permettendogli di vivere un amore redento, trasfigurato dal suo Amore divino, di cui il matrimonio cristiano è vero sacramento, ossia “segno” di quanto Egli ami la sua Chiesa, redenta dal Sangue prezioso sulla Croce.

, Maestro Bertram von Minden, La creazione della donna
Maestro Bertram von Minden, La creazione della donna, sex. XIV

L’altezza di questo progetto ci fa “tremar le vene e i polsi“, come dice il Poeta, perché oggi, meno che mai, siamo abituati agli impegni duraturi, perpetui e che richiedono anche una minima dose di sacrificio. Soltanto la semplicità dei bambini, che Gesù accoglie nonostante le resistenze dei discepoli, può indicare la strada per vivere questa misura alta dell’amore: come un bambino, con cuore leggero non si scompone dal suo desiderio di giocare e di essere felice, così anche noi potremo vivere l’altezza di questo amore, solo semplificando la nostra vita, donandoci senza calcoli e senza riserve, volendo sempre il bene dell’altro. Concludiamo con un pensiero pieno di speranza di San Giovanni Paolo II: “Non è cambiato infatti il disegno di Dio, che ha iscritto nell’uomo e nella donna la vocazione all’amore e alla famiglia. Non è meno forte oggi l’azione dello Spirito Santo, dono di Cristo morto e risorto. E nessun errore e nessun peccato, nessuna ideologia e nessun inganno umano possono sopprimere la struttura profonda del nostro essere, che ha bisogno di essere amato ed è a sua volta capace di amore autentico” (Discorso al clero di Roma, 2004).

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