L’uomo e la virtù: 4. La fortezza

fortezza
N. Gerini, La fortezza (part.), Volta con virtù, Sala capitolare di S. Felicita, Firenze, sec. XIV.

Oggi, la nostra società occidentale impone un modello umano che tende ad essere alquanto artefatto. Tutti, specialmente i giovani, sono trascinati verso degli standard proposti come modelli dai media: la bellezza esteriore, la forma fisica, la simpatia, il successo, la ricchezza, etc. L’idea di fondo è quella che tutti debbano camminare sulla “cresta dell’onda”: le persone forti, sono quelle che appaiono tali agli occhi degli altri, a prescindere dalla propria dimensione interiore, che spesso è segnata da profondissimi vuoti, assenze di riferimenti e grande fragilità. Richiamando l’immagine evangelica ben nota, quando arriva la tempesta, però, queste case costruite sulla sabbia sono destinate a crollare rovinosamente (cfr. Mt 7,24-29). In questo contesto, l’insegnamento della morale cristiana sulla virtù risulta molto attuale, offrendo un’alternativa, proponendo il rafforzamento dell’uomo interiore (cfr. 2Cor 4,16), incamminandolo sulla via del bene e facendo sì che la sua casa si costruisca sulla roccia. Spesso, però, questa forza interiore che appartiene alla natura stessa dell’uomo, quella che nel linguaggio classico si definisce come facoltà irascibile, di grande forza centripeta, viene lasciata a briglie sciolte, senza controllo (ad esempio scivolando nella paura, nell’angoscia e quindi nella disperazione), oppure viene orientata in modo negativo (nella violenza e nella sprovvedutezza). Quando questa forza interiore, invece, con la moderazione della ragione e l’apporto della luce spirituale della fede, viene equilibrata e ben orientata, diviene il vero motore per la crescita della vita umana e spirituale. Il riequilibrio di questa passione interiore, quindi, è ciò che si chiama fortezza (in greco andréia, in latino fortitudo). La paura è quella sensazione che blocca, di fronte all’ignoto, all’inesplorato e a ciò che è più grande delle proprie capacità, o meglio, che si pone al di là dei propri calcoli e della propria comprensione. L’uomo che possiede la virtù della fortezza è capace di affrontare la paura, persino quella della morte, che è il limite più grande della vita, il grande tabù. Già gli antichi filosofi, in particolare gli Stoici e gli Epicurei, sostenevano che non bisogna temere la morte, perché se essa c’è, non ci siamo noi, se noi ci siamo, essa non c’è. Continuando le loro argomentazioni, essi affermano che bisogna fugare le paure, allontanare i desideri con il loro fardello di travagli e turbamenti e fare in modo che l’uomo coltivi la virtù.

le-virtc3b9-e-i-viziLa fortezza, come sostiene un autore contemporaneo, si declina nel coraggio, quella virtù “richiesta dalla cura e dalla sollecitudine nei confronti di individui, comunità e cause. […] esso consiste nella capacità di rischiare il danno o il pericolo nel loro interesse” (A. MacIntyre, Dopo la virtù, 237). Rileggendola nella vita umana e spirituale, chi vive e pratica atti virtuosi di fortezza si determina in quella fermezza e costanza nella ricerca del bene (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1808) e può entrare nella lotta contro le tentazioni e contro il male con quella decisione necessaria a tendere verso il fine. Scrive San Basilio: “Come un soldato docile agli ordini del suo capitano è sempre pronto ad andare a soccorrere quelli che ne hanno bisogno, così la collera può aiutare la ragione a  combattere il peccato. L’indignazione fa da spinta all’anima, le ispira forza, coraggio, costanza nel portare a compimento un’impresa; essa dà vigore e fermezza ad uno spirito che si lascia infiacchire dal piacere. Non avremo mai verso il peccato l’orrore che dovremmo avere se non siamo animati dall’indignazione e dalla collera.; così, quando essa è sottomessa alla ragione, occorre amarla tanto quanto si è obbligati a odiarla quando è irrazionale” (Omelie, X, Sulla collera).

In conclusione, un esempio plastico di cosa sia la fortezza nella vita umana e cristiana ce lo offrono i martiri, i testimoni della fede, coloro che per amore a Cristo sono giunti a dare la loro vita. La fortezza è ciò che ha offerto loro il coraggio e la fermezza di rimanere saldi nella fede fino alla fine, anche di fronte ai loro persecutori e carnefici, testimoniando con la vita e fino al sangue le parole di Gesù: “chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà” (Lc 9,24).

 

Un pensiero riguardo “L’uomo e la virtù: 4. La fortezza

  1. Davvero un bellissimo articolo padre…
    Spero che questo blog venga seguito da molti giovani, perché pensando a ciò che lei ha scritto, mi viene in mente proprio la fragilità delle nuove generazioni. Forse in questi tempi di profonda crisi “la fortezza” è una delle virtù più preziose. Bisogna che tutti, e in particolar modo i giovani, imparino a vivere e resistere alle avversità che nella vita prima o poi tutti incontreremo, sapendo scegliere la strada giusta e seguirla coraggiosamente.
    La ringrazio per i pensieri che condivide…

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