Paolo VI: l’umile traghettatore della Chiesa nella post-modernità

di don Andrea Giovita

img_8972Alla vigilia del giorno in cui Papa Francesco iscriverà Paolo VI nell’albo dei Santi, sembra significativo tracciare un breve e sintetico profilo di questa figura straordinaria, per aiutare i nostri lettori ad averne una maggiore conoscenza.

Giovanni Battista Montini nasce il 26 settembre 1897 a Concesio (Brescia). Figlio di Giuditta Alghisi e di Giorgio Montini, direttore di un giornale cattolico e deputato del Partito Popolare italiano di Don Sturzo. Ha due fratelli, Francesco e Ludovico. Nel 1907 Pio X gli impartisce la prima comunione e la cresima. Ordinato sacerdote, è inviato a Roma, dove inizia il servizio presso la Segreteria di Stato Vaticana e dove intraprende gli studi presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica. Si laurea in filosofia, diritto civile e diritto canonico. In questo periodo è anche assistente ecclesiastico della FUCI. Eletto arcivescovo di Milano nel 1954, avvia una politica di dialogo con le componenti sociali e, attraverso la creazione delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, riesce a riprendere il dialogo anche con questa particolare categoria sociale.

Nel 1958 papa Giovanni XXIII lo crea cardinale. In quella veste, partecipa ai lavori img_8973del Concilio Vaticano II interrotto nel 1963 a causa della morte del papa. Montini viene eletto Papa con grandi consensi il 21 giugno 1963 e assume il nome di Paolo VI. Uomo di indole molto mite, Paolo VI, un anno dopo la sua elezione compie il viaggio in Terra Santa, mostrando una grande apertura nei confronti del Patriarcato di Costantinopoli, testimoniato  dal celebre abbraccio tra lui e il patriarca Atenagora.

Il 14 settembre 1965 convoca il Sinodo dei vescovi per cercare di smorzare la tensione circa il tema della collegialità episcopale. Celebra la messa di Natale nelle acciaierie dell’Italsider, a Taranto, con l’obiettivo di continuare il dialogo con le forze lavoratrici italiane. Tra le sue encicliche si ricordano la Populorum progressio“,Ecclesiam Suam”, “Evangelii Nuntiandi e la criticata “Humanae vitae“. Nel corso del suo pontificato svolge numerosi viaggi. Nel 1975 inaugura l’Anno Santo e durante l’apertura della porta santa dei calcinacci gli finiscono addosso. L’episodio viene trasmesso in diretta televisiva. Nel marzo 1978 viene rapito Aldo Moro e in quell’occasione Paolo VI fa pubblicare sui quotidiani italiani una lettera, in cui chiede, con grande umiltàla liberazione dello statista. La sua partecipazione ai funerali di Stato di Aldo Moro suscitò non poche critiche. Papa Paolo VI muore il 6 agosto 1978 a Castel Gandolfo, colpito da un’edema polmonare.

Papa Montini è stato dapprima fortemente criticato, poi contestato ed infine semplicemente dimenticato, bollato con definizioni particolarmente graffianti:  “Papa del dubbio”, “Paolo Mesto”Rileggendo oggi la sua figura, se ne coglie tutta la portata. Fu il primo Pontefice a volare, a recarsi in Terra Santa, a tenere un discorso alle Nazioni Unite, con quel «Mai più la guerra». Montini fu anche il primo Papa vittima di un attentato, in diretta Tv, a Manila, nel 1970: scampò alla coltellata, che però lo ferì. Paolo VI ha “traghettato nel mondo” la Chiesa uscita dal Concilio. Ha dialogato con la modernità senza fuggirla o condannarla a priori. Di lui dirà J. Guitton: “mi sembrò emanasse qualcosa di aperto, di diretto, di spontaneo senza unzione clericale, senza nulla di ecclesiastico, di prudente, un uomo vivo e fresco non evasivo

concilio-vaticano-ii.jpgPaolo VI è sicuramente una delle figure di riferimento del Pontificato di Papa Francesco: la Chiesa in uscita, la Chiesa sinodale, cioè quella del camminare insieme, la Chiesa che scruta i segni dei tempi senza falsi ottimismi, ma senza arroccarsi, più compagna di viaggio che fredda precettrice. Ricordiamo il discorso con cui Papa Montini concluse il Concilio Vaticano II, dove parlò di una Chiesa samaritana, ancella dell’umanità, più incline  a incoraggianti rimedi che a deprimenti diagnosi, a messaggi di fiducia che a funesti presagi. «Nei confronti di questo grande Papa», ha detto papa Francesco, «davanti a Dio non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed importante: grazie! Grazie per la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa! Nelle sue annotazioni personali, Paolo VI scrisse: “Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva”». In questa umiltà risplende la grandezza di Paolo VI, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, egli ha saputo condurre con saggezza lungimirante, e talvolta in solitudine, il timone della barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore. 

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