Celebrando Cristo Re…

di Rocco De Pietro

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Duccio di Buoninsegna, Cristo davanti a Pilato, Museo dell’Opera del duomo, Siena.

La Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo conclude l’anno liturgico aprendo l’ultima settimana di Tempo Ordinario prima dell’Avvento. Già questo ne suggerisce la rilevanza, costituendo un caposaldo “dell’anno della Chiesa e dei suoi fedeli”.  Gesù è Re per discendenza naturale, “nato dal seme di Davide” (Rm 1,3), e per la sua natura divina di Figlio di Dio, consustanziale al Padre, dunque Re del tempo e della Storia, principio e fine di ogni cosa, l’Alfa e l’Omega (Cfr. Ap 22,13).

In tutto il Nuovo Testamento l’annuncio del Regno di Dio è sostanziale nella predicazione di Gesù e della Regalità di Cristo rinveniamo indicazioni inequivocabili, già a partire dall’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele alla Vergine Maria: “Il Signore gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre (…) e il suo regno non avrà fine” (Lc 1, 31-33). I Magi, provenienti da Oriente, cercarono il “Re dei Giudei”, suscitando il “turbamento” di Erode. Giunti a Betlemme “adorarono” il bambino e gli “offrirono” oro, incenso e mirra (cfr. Mt. 2,1-11). “Questi doni hanno un significato profondo”, secondo la mentalità orientale dell’epoca “rappresentano il riconoscimento di una persona come Dio e come Re” e costituiscono un atto di sottomissione e di riconoscimento di autorità (Benedetto XVI, omelia del 6 gennaio 2010). Gesù parla di Regno, per metafore, in parabole, principalmente quelle di “chiamata e invito” (cfr. Mt 22,1-13, Lc 14,15-24, Mt 20,1-16, Mt 21, 28-32, Lc 14, 12-14, Mt 13,44-46, Lc 14, 28-33, Lc 10,29-37), dove “il Regno di Dio è festoso, prezioso, gioioso”, simile ad un banchetto, ad un tesoro, ad una perla. Per prendere parte al “banchetto” occorre l’invito, l’atto di grazia del padrone che chiama, del Re che invita. L’ingresso dunque non è libero, ma neanche riservato a pochi privilegiati, è invece rivolto a tutti: poveri, storpi, zoppi (Cfr. Carlo Maria Martini, Esercizi spirituali a religiosi missionari in Kenia, agosto 1985).

Quello di Regno, secondo l’insegnamento della Scrittura, è un concetto che capovolge l’accezione umana di potere, territorio, economia, ecc. Si tratta di un Regno che secondo le Beatitudini è destinato a “poveri in spirito” (cfr. Mt. 5,3), per “piccoli” (cfr. Mt 11,25) e Gesù (che ne è il Re) “condivide la vita dei poveri dalla mangiatoia alla croce (…) e fa dell’amore operante verso di loro la condizione per entrare nel suo Regno” (CCC n. 544).donci_cividale_toto Solo a Pilato, governatore romano, uomo di potere e di calcolo politico, personificazione del concetto umano di autorità, Gesù dirà “io sono Re”, ma il mio Regno non è di questo mondo (cfr. Gv 18,36). Ciò confessa una regalità non terrena, ma derivata dal Padre, su di un Regno che non ha legioni, dove la forza più potente è il comandamento dell’amore e la cui natura è la “testimonianza della verità” ovvero “mettere in risalto Dio rispetto agli interessi del mondo” (cfr. Benedetto XVI, Gesù di Nazaret: Dall’ingresso a Gerusalemme fino alla Risurrezione, cap. 7: il processo a Gesù). E sarà Pilato, respingendo ogni appello, con il suo “quod scripsi, scripsi” (Gv 19,22), ad attestare la Regalità di Cristo, nel titulus crucis, che per il diritto romano era una sorta di motivazione della condanna: “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum”. Proprio la Croce, dunque, diviene il trono più alto del Re, sul quale – nonostante l’apparenza di una sconfitta – Egli è esaltato nell’ora della donazione totale al Padre e all’umanità per la nostra salvezza.

La Solennità di Cristo Re fu istituita da Pio XI con l’enciclica Quas Primas dell11 dicembre 1925, in un particolare periodo storico caratterizzato dall’incedere di regimi totalitari. Si affermava così la necessità che la regalità di Cristo venisse pubblicamente venerata, perché Egli regnasse nella mente, nella volontà e nel cuore dell’uomo per riconoscerne le verità rivelate e la dottrina e per porsi sotto la sua signoria. La sua regalità doveva essere “d’ammonimento per le nazioni” e per i governanti, richiamandoli “al pensiero del giudizio finale”, contro uno Stato ateo e secolarizzato e contro “la peste” del “laicismo coi suoi errori”. Motivazioni sociali attuali e vieppiù urgenti, in un’epoca dove ai “regimi totalitari” si sono sostituiti più subdole forme di dominio da parte di certe gestioni finanziarie e di mercato speculative e artificiose, prive di regole etiche e morali, che condizionano i processi politici, il cui fine è il “mero intento di guadagno da parte di pochi”, che “non si cura di influenzare negativamente o di aggravare la situazione economica di interi Paesi”, determinando il crescente influsso dei mercati sul benessere materiale di buona parte dell’umanità (Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Oeconomicae et pecuniariae quaestiones, Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario, 6 gennaio 2018, n. 17).

Il Regno di Dio ha sicuramente una dimensione escatologica, ossia legata al ritorno glorioso di Cristo alla fine dei tempi, compimento della storia del mondo e dell’umanità, ma “qui sulla terra il Regno è già presente, in mistero” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 39), esso inizia già nel vivere quotidiano di ognuno e, quando giungerà a perfezione, vi entreranno solo i giusti, gli altri andranno al supplizio eterno (cfr. Mt 25,31).

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