III domenica di Avvento/C: Vincere l’indifferenza

Dal Vangelo di Luca (Lc 3,10-18) 

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Anonimo, San Giovanni il Battista (part.), Chiesa rupestre di Santa Lucia alle Malve, Matera, sec. VIII

In quel tempo le folle interrogavano il Battista, dicendo: “Che cosa dobbiamo fare?”. Rispondeva loro: “Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto”. Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: “Maestro, che cosa dobbiamo fare?”. Ed egli disse loro: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. Lo interrogavano anche alcuni soldati: “E noi, che cosa dobbiamo fare?”. Rispose loro: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe”. Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile”. Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Breve commento

Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino” (Fil 4,4.5). Gaudete-770x365 Le parole dell’Apostolo Paolo che introducono la liturgia di questa domenica, le danno la connotazione di gioia, che ne caratterizza l’intero messaggio. Il Signore e il suo Regno irrompono nella vita degli uomini, non c’è spazio per la tristezza. La gioia evangelica, però, non è semplice euforia, sfrenatezza, ma quel senso di serenità, di positività e di pienezza, che deriva dall’essere amati da Dio e dal sentirsi destinatari delle sue attenzioni e cure. L’irruzione del Regno nella storia inizia con la predicazione di Giovanni, che tocca i cuori di molti uomini. La domanda delle folle, dei pubblicani e dei soldati, citati nel brano evangelico di oggi, ci aiuta a comprendere come l’accoglienza della Parola non può lasciarci indifferenti, ma suscita il desiderio di “agire” in quella direzione. Non può esserci vero ascolto della Parola, senza un effetto nella nostra vita. La Parola non solo è informazione, ma ha sempre in sé una carica di trasformazione, quando incontra cuori aperti e disponibili ad accoglierla. Nessuna categoria sociale è esclusa dalla possibilità di entrare in questo dinamismo, l’importante è che il cuore sia disposto a lasciarsi trafiggere ed ardere per la forza dalla Parola, proprio come accadde ai due discepoli di Emmaus nel loro incontro con il Risorto (cfr. Lc 24, 32). La predicazione di Giovanni, tuttavia, come lui stesso ben sa, non è ancora quella del Cristo.  Dopo di Lui verrà il Forte, il Figlio di Dio. Giovanni lo conosce profondamente e sa che la pienezza del Regno giungerà solo con Lui. I toni della predicazione del Battista sono accesi, le linee evangeliche non sono ancora ben definite, ma nonostante ciò Egli è come un aratro che dissoda il terreno, perché si disponga ad accogliere il seme e produrre frutto. Dio continua nella storia a servirsi, nei modi che solo Lui conosce, di questa preparazione evangelica nel seno dell’umanità, assumendo differenti connotazioni. I Padri conciliari del Vaticano II lo hanno ben sottolineato nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa: “La divina Provvidenza [nonnega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che senza colpa non sono ancora arrivati ad una esplicita conoscenza di Dio, e si sforzano, non senza la grazia divina, di vivere una vita onesta. Poiché ciò che in essi si trova di buono e di vero è ritenuto dalla Chiesa come preparazione al Vangelo, e dato da colui che illumina ogni uomo perché abbia finalmente la vita” (LG 16). Questo dinamismo, però, non può portare ad alcuna apertura di fede, se non si è disposti a vincere l’indifferenza e la freddezza apatica, che spengono l’entusiasmo e la gioia di vivere. Queste malattie spirituali oggi affliggono molto gli uomini – e specialmente i giovani – che spesso si ritrovano senza alcuno slancio verso il Bene, il Vero e il Bello, che in Cristo trovano la loro massima realizzazione e presenza.

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